Maxi inchiesta ricostruzione,
Fede (M5S) alla Camera:
«Chiesta informativa urgente alla Meloni»
DDA - Il deputato pentastellato è intervenuto oggi: «Le ombre sono troppo inquietanti e la giustizia non può subire rallentamenti». Irene Manzi (Pd): «I marchigiani hanno già pagato un prezzo altissimo a causa del sisma». Pierpaolo Borroni (Fdi): «Il doppiopesismo della sinistra funziona come le targhe alterne, a seconda di chi è coinvolto». Giacomo Rossi (Civici Marche): «Parole assurde dalla minoranza che invoca la presunzione di innocenza per Matteo Ricci e lo candida a presidente e vorrebbe invece le dimissioni di un governatore eletto democraticamente»

Giorgio Fede, deputato del Movimento 5 Stelle
«Ci sono oltre 400 cantieri avviati e migliaia di famiglie che rischiano di veder bloccate le proprie case, per un’inchiesta nella quale è forte anche il sospetto che ci sia dietro la mano di ‘ndrangheta e camorra. Per questo pretendiamo che il presidente del Consiglio o le sue strutture commissariali vengano a riferire in aula: le ombre sono troppo inquietanti e la giustizia non può subire rallentamenti». Giorgio Fede, deputato del Movimento 5 Stelle, è intervenuto oggi alla Camera chiedendo un’informativa urgente a Palazzo Chigi sulla maxi inchiesta sulla ricostruzione post sisma.
«A dieci anni dal sisma che ha devastato le Marche, in un territorio che ancora attende la fine dell’emergenza e la ricostruzione del cantiere più grande d’Italia, si allunga l’ombra della malavita e del malaffare – continua il pentastellato -. L’indagine impone una risposta immediata da parte delle istituzioni. Il cuore della questione tocca vertici istituzionali e politici di primissimo piano: Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente Acquaroli che, a sua volta, è vicepresidente della struttura commissariale che gestisce la ricostruzione. Le spiegazioni fornite dal governatore delle Marche sono state a dir poco imbarazzanti, specie se si pensa che in Regione si sapeva o si sospettava di notizie di reato senza che la procura venisse informata tempestivamente nelle sedi opportune. Il Movimento 5 Stelle non tollera che si tratti la legalità in maniera strumentale» ha concluso Fede.

Irene Manzi, deputata del Partito democratico
La stessa richiesta arriva anche dalla deputata del Pd Irene Manzi che ha parlato di un «quadro preoccupante e fosco rispetto a possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel sistema della ricostruzione post sisma. La magistratura e le indagini dovranno fare il loro corso, ma è necessario che il Governo, come ribadito dal collega Augusto Curti e dalle altre forze di opposizione in aula, venga in Parlamento a riferire su una vicenda che desta forte preoccupazione e che non può essere affrontata con superficialità. Una vicenda che riguarda direttamente il controllo e la gestione della ricostruzione post sisma da parte della filiera di governo – nazionale e regionale – di centro destra. La richiesta di informativa urgente avanzata dalle opposizioni va nella direzione di fare chiarezza. Parliamo di territori e comunità che da anni attendono di tornare alla normalità dopo il terremoto del 2016. La ricostruzione è una priorità per migliaia di cittadini e famiglie, ma anche per le imprese e i lavoratori impegnati nei cantieri».
La dem chiede «massima chiarezza» sulla vicenda che «deve andare di pari passo con la necessità di tutelare il lavoro di chi opera correttamente e dei cittadini che attendono con preoccupazione il proseguimento dei lavori. Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e della presunzione di innocenza, chiediamo al Governo di chiarire quali controlli siano stati messi in campo e quali iniziative intenda assumere per garantire trasparenza, legalità e continuità degli interventi. I cittadini delle Marche hanno già pagato un prezzo altissimo a causa del sisma: non possono subire anche le conseguenze di eventuali illeciti nella gestione della ricostruzione. Su questo il Parlamento ha il dovere di vigilare e il Governo ha la responsabilità di fornire risposte puntuali» ha concluso Manzi.

Pierpaolo Borroni, consigliere regionale FdI
Sulla maxi inchiesta, che vede 51 indagati di cui 8 destinatari di una misura di custodia cautelare in carcere tra cui Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto di Francesco Acquaroli, è intervenuto anche Pierpaolo Borroni, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. «Il doppiopesismo della sinistra funziona come le targhe alterne, a seconda di chi è coinvolto. Oggi nelle Marche non risultano indagati né il presidente Acquaroli, né consiglieri regionali, assessori o dirigenti dell’Usr. Eppure la sinistra ne chiede le dimissioni. Quando il Pd candidò Ricci a governatore, nessuno di noi ne chiese il ritiro o le dimissioni da eurodeputato. La sinistra invocò il garantismo e giustamente. Perché oggi quel principio non vale più? Che ne pensa il consigliere Catena? A parti inverse, Catena sa già come ci saremmo comportati, lo chiedesse proprio a Ricci e Mancinelli per i quali nessuna richiesta di dimissioni è arrivata da parte nostra. Quindi, si facesse una domanda e si dia una risposta. Non si può trasformare un’indagine in uno strumento per colpire un’intera amministrazione regionale, tanto meno un presidente che non risulta indagato» ha aggiunto il meloniano.
«Questo non sminuisce la gravità delle vicende che riguardano un ex collaboratore del presidente e nessun altro. Le istituzioni devono essere trasparenti, ispirate alla legalità e utilizzare correttamente le risorse pubbliche – ha continuato Borroni -. Sarà la magistratura a valutare le responsabilità individuali. Ringrazio i magistrati e la guardia di finanza per il lavoro svolto. Chi ha sbagliato pagherà. Ma le aule delle istituzioni non possono trasformarsi in tribunali che emettono sentenze sommarie per fini politici. I marchigiani chiedono risposte concrete sulla ricostruzione e, da quando la struttura commissariale è guidata dal centrodestra, il processo ha registrato un’accelerazione significativa. Speculare sui terremotati e su un cantiere ereditato fermo è un atteggiamento vergognoso, che si ritorcerà contro chi lo pratica. Così come lo è lanciare dubbi su eventuali finanziamenti pubblici per fini elettorali, che sono solo illazioni e per le quali è giusto che il nostro partito si tuteli nelle sedi opportune» ha concluso il consigliere FdI.

Giacomo Rossi (Civici Marche), vice presidente del Consiglio regionale
A intervenire c’è anche Giacomo Rossi (Civici Marche), vice presidente del Consiglio regionale. «Fin dal primo minuto abbiamo voluto esprimere di persona al presidente Acquaroli la nostra solidarietà per l’inchiesta giudiziaria emersa sul suo ex capo di gabinetto, nella quale il presidente è parte lesa ed estraneo completamente ai fatti come specificato anche dagli inquirenti. Riteniamo inoltre lesi anche i nostri cittadini delle aree terremotate, la cui ricostruzione rischia ora di subire in parte dei rallentamenti. Valutiamo altresì assurde le parole della minoranza che invoca la presunzione di innocenza per un indagato come Matteo Ricci e lo candida a presidente e vorrebbe invece le dimissioni di un presidente eletto democraticamente, estraneo ai fatti e parte lesa nella vicenda. Civici Marche ringrazia la guardia di finanza e la magistratura per il lavoro svolto, auspicando giustizia fino in fondo».







































Cari amici, guardiamo insieme questa frase:
“Quindi, si facesse una domanda e si dia una risposta.”
Qui ci sono due piccoli inciampi che tolgono forza e bellezza alle nostre parole. Ma non vi preoccupate, basta pochissimo per rimettere le cose a posto.
Il primo inciampo è nascosto in quella virgola dopo la parola “Quindi”. Quando iniziamo un pensiero con Quindi o Dunque non dobbiamo avere fretta di fermarci. La virgola lì in mezzo è come un sasso sul sentiero: fa inciampare il ritmo della lettura senza un vero motivo. Togliamola e lasciamo che la frase scorra libera.
Il secondo inciampo, invece, riguarda i verbi. Pensate ai verbi come a due compagni di viaggio che devono camminare allo stesso passo. Nella frase originale abbiamo facesse (che guarda al passato, all’imperfetto) e dia (che guarda al presente). Così facendo i due compagni vanno ognuno per conto proprio! Dobbiamo farli camminare insieme.
Se vogliamo dare un consiglio per il presente, useremo il tempo presente per entrambi: si faccia e si dia.
Se cancelliamo i piccoli errori sulla nostra lavagna, la frase diventa pulita, limpida e accessibile a tutti:
“Quindi si faccia una domanda e si dia una risposta.”
Vedete? Non è difficile. Scrivere bene significa solo avere rispetto per chi ci legge e per la bellezza della nostra lingua. L’importante non è non sbagliare mai, ma capire dove si è inciampati per ripartire con più sicurezza.
Non è mai troppo tardi per imparare!
(Maestro Manzi AI)
«L’attuale maxi-inchiesta sulla ricostruzione post-sisma 2016 nelle Marche – con il suo carico di arresti, sequestri milionari e le conseguenti schermaglie politiche alla Camera e nei territori – offre un manuale perfetto per osservare all’opera il “liturgico ping-pong”(come lo chiama Massimo Giorgi) tra garantismo e giustizialismo.
Questo scontro non è che una coreografia rituale, una comoda scorciatoia cognitiva a cui politica, opinione pubblica e media ricorrono in modo speculare ogni volta che un’indagine giudiziaria penetra nei gangli del potere.
1. La simmetria consolatoria: i due dogmi contrapposti.
Quando esplode un terremoto giudiziario (metaforicamente o, come in questo caso, letteralmente legato alle macerie di un sisma), il cervello sociale ed elettorale avverte un trauma: la paura che il sistema sia marcio o, specularmente, che le istituzioni siano sotto attacco politico. Per disinnescare la complessità, si attivano due rifugi dogmatici:
• Il rifugio del “giustizialismo automatico” (usato “all’opposizione”): L’indagine diventa la prova provata della colpevolezza morale e politica dell’avversario. Si invocano dimissioni immediate, ghigliottine morali, si sventola l’avviso di garanzia come un verdetto già scritto. È un comodo rifugio perché semplifica la realtà in una narrazione manichea: noi siamo i puri, loro sono il sistema corrotto.
• Il rifugio del “garantismo di comodo” (usato da chi è “al potere”): La presunzione di innocenza – che è un pilastro costituzionale fondamentale – viene brandita non come tutela dei diritti dell’indagato, ma come uno scudo corporativo per evitare qualsiasi responsabilità politica, per delegittimare l’inchiesta (“è un teorema”, “tempismo sospetto”) e per ibernare ogni discussione sull’opportunità e sulla selezione della classe dirigente. È un rifugio altrettanto comodo perché permette di rimuovere il problema sotto il tappeto in attesa che i tempi biblici della giustizia prescrivano o sbiadiscano il fatto.
2. La strumentalizzazione a geometria variabile.
Il carattere liturgico di questo ping-pong sta anche nel fatto che le parti in campo invertono i ruoli a seconda di chi sia l’indagato di turno. Nelle dinamiche politiche regionali e nazionali – come emerge puntualmente attorno agli strascichi e alle richieste di informative parlamentari – si assiste al paradosso per cui chi oggi invoca il rigore e le dimissioni per gli avversari, ieri invocava il garantismo per i propri (e viceversa).
Questo scambio di battute preconfezionato trasforma la cronaca giudiziaria in una partita carica di tifo. Si tifa per l’ordinanza di custodia cautelare o per l’annullamento del Riesame non per amore della verità o dello Stato di diritto, ma per infliggere un colpo alla coalizione avversaria.
3. Perché il liturgico ping-pong tra garantismo e giustizialismo è, sempre come dice Massimo Giorgi, un “comodo rifugio cognitivo”?
La psicologia cognitiva spiega che di fronte all’incertezza (come quando ci sarebbe da capire se un’intera filiera della ricostruzione sia inquinata o se singoli individui abbiano tradito le istituzioni), la mente cerca sollievo negli schemi rigidi.
• Riduce la dissonanza cognitiva: Pensare che la realtà sia sfumata (ovvero che un’indagine debba fare il suo corso tecnico garantendo i diritti degli indagati, ma che al contempo esista una voragine spaventosa nella selezione della classe dirigente e nei controlli politici) è faticoso.
• Evita l’assunzione di responsabilità: Se la colpa è “della magistratura politicizzata” o se è “di tutto il marciume degli avversari”, nessuno è tenuto a interrogarsi sui veri nodi strutturali: i meccanismi di controllo dei cantieri, la fragilità dei tessuti economici locali di fronte alle infiltrazioni, e l’opacità della gestione commissariale e politica.
Conclusione: l’evacuazione della politica.
Il vero danno collaterale di questo ping-pong liturgico è la sostituzione della politica con la logica giudiziaria. La politica abdica al suo compito principale – che non è fare il giudice né il tifoso dell’indagato, ma valutare l’opportunità, l’efficacia dei controlli, la trasparenza e la decenza istituzionale – riducendosi a commentatrice di carte bollate.
Nel frattempo, su territori già martoriati dal sisma e sospesi nell’attesa infinita della ricostruzione, si consuma il cortocircuito: le famiglie e i lavoratori restano ostaggi di cantieri a rischio blocco, mentre il dibattito pubblico si arena comodamente nel palleggio sterile tra chi vuole giustiziare l’avversario politico e chi vuole immunizzarlo dietro il vocabolario dei diritti.»
(Gemini AI)
…Massimo…i manzi son già stati divisi, oppure…è lì che casca l’asin…ehm…il manzo, eh!!! m.g.
Giuseppe, forse si provvederà domani, che è un altro giorno, ora a nanna, buonanotte.
A spartir li manzi,
sono tutti buoni,
non saranno avanzi,
a cacciar coglioni,
che pur han creduto,
che per lor ce n’era,
ma col malcaduto
più or non si spera;
manzi congelati,
hanno messo ora,
e i malcapitati,
messo han dimora,
dove toga impone,
fino al giudizio,
e con libagione,
messo laterizio,
ma non quel che pone,
e opera il muratore,
che per far casone,
speriam ancor motore,
ma quel che sigilla,
se c’è malaffare,
anche se postilla,
sempre s’ha pur da fare… m.g.
Bisognerebbe chiedersi se in Italia fanno più danni, in termini economico-finanziari, certi immigrati (difesi a sinistra) o certi colletti bianchi (difesi a destra).