Castelli: «Profondo sconcerto»
Cgil: «La politica dia risposte credibili»
Fede (M5S): «Acquaroli chiarisca»

DDA - Serie di reazioni dopo l'indagine della Guardia di Finanza. Il commissario: «La priorità è difendere le famiglie incolpevoli e garantire la continuità della ricostruzione». I vertici regionali e provinciali del sindacato: «Vigilanza, controllo, rafforzamento della cultura della legalità sono indispensabili per non infiltrare l'economia sana dei territori. I risvolti sociali e occupazionali possono essere pesantissimi». Il coordinatore regionale pentastellato: «Quali responsabilità aveva affidato il governatore a Pistarelli?». Augusto Curti e Irene Manzi, parlamentari dem: «Chiediamo ai vertici regionali e nazionali di fare urgentemente chiarezza, adottando peraltro ogni misura necessaria a garantire la continuità dei lavori»

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conferenza stampa operazione ricostruzione

Un momento della conferenza stampa della Dda di Ancona

L’operazione “Ricostruzione” della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda dorica, ha creato una serie di reazioni da parte di politica e sindacati. Un’operazione che ha evidenziato, secondo le indagini, una truffa per il conseguimento di contributi pubblici con subappalti anche a soggetti collegati a clan calabresi e campani. A intervenire c’è anche il commissario sisma Guido Castelli che parla di «profondo sconcerto per quanto emerso nell’ambito dell’operazione “Ricostruzione” che ha portato alla luce un quadro di estrema gravità. Vicende che, se confermate, rappresenterebbero un’offesa inaudita alle istituzioni e, soprattutto, alle comunità colpite dal terremoto e ai cittadini che attendono da anni di ricostruire le proprie case e ritrovare una piena normalità – ha detto -. La ricostruzione post sisma non deve essere terreno di conquista per interessi criminali né occasione di arricchimento illecito ai danni di territori già duramente provati. È un impegno pubblico che richiede trasparenza, responsabilità e un presidio costante della legalità».

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Il commissario alla ricostruzione Guido Castelli

«Fin dall’avvio della ricostruzione, il decreto-legge n. 189 del 2016, in particolare agli articoli dal 30 a 35, ha previsto strumenti rigorosi di legalità per prevenire le infiltrazioni criminali, tra cui la creazione di un’Anagrafe antimafia esecutori specifica, il Durc di congruità e il badge di cantiere – spiega Castelli -. A ciò si aggiunge l’alta vigilanza dell’Anac sulla ricostruzione pubblica e il controllo preventivo della Corte dei Conti sulle ordinanze commissariali. A rafforzare questo dispositivo, con ordinanza del 2024 a firma del sottoscritto, si è vietato il subappalto a cascata. Questi presidi hanno dimostrato una loro significativa efficacia operativa, come testimoniano le 102 interdittive antimafia e i 13 provvedimenti di vigilanza collaborativa emessi negli ultimi tre anni; questo vuol dire che 102 aziende sospette sono state bloccate e tenute lontane dai cantieri della ricostruzione».

«Dalle informazioni diffuse dalla Guardia di Finanza emergono tuttavia ipotesi di gravi condotte fraudolente, concretizzatesi in falsificazioni che avrebbero consentito di eludere i presidi preventivi di legalità alterando elementi essenziali per il funzionamento dell’Anagrafe antimafia – continua il commissario -. Si tratta di meccanismi particolarmente insidiosi, che solo grazie agli strumenti investigativi e repressivi propri dell’Autorità giudiziaria, possono essere individuati e rimossi. È proprio questa sinergia tra prevenzione, controllo e azione investigativa a rappresentare una garanzia fondamentale per la legalità e la trasparenza dell’intero processo di ricostruzione».

«A dieci anni dal sisma è inaccettabile anche solo l’ipotesi che qualcuno abbia tentato di lucrare sulle difficoltà delle popolazioni terremotate, trasformando una tragedia collettiva in un’opportunità di profitto illecito. Sono costantemente in contatto con la Struttura di missione antimafia per valutare ogni iniziativa utile a tutelare i cittadini coinvolti – ha concluso Castelli -. La priorità è quella di difendere le famiglie incolpevoli, garantire la continuità della ricostruzione e assicurare che ogni responsabilità venga accertata nelle sedi competenti. Non consentiremo che le condotte di alcuni compromettano il lavoro di migliaia di imprese, professionisti e lavoratori onesti che stanno contribuendo alla rinascita dei territori colpiti. La legalità non è un ostacolo alla ricostruzione, ma un presupposto perché possa completarsi. Su questo principio non possono esserci arretramenti».

A intervenire, dopo la presa di posizione della minoranza in Consiglio regionale, c’è anche la Fillea Cgil e la Cgil Marche che sottolinea «come ancora una volta ci troviamo di fronte a fenomeni di opacità e corruzione che puntualmente trovano terreno fertile nelle ingenti risorse di investimenti, come quelli della ricostruzione che fanno gola alla criminalità e alle mafie. La Fillea Cgil e la Cgil Marche, come sindacato, hanno sempre denunciato i rischi che oggi, ma anche nel passato, si sono palesati grazie al lavoro incessante della polizia giudiziaria e della magistratura. Prevenire è necessario e doveroso per contrastare l’illegalità e le pratiche criminali. Gli accordi sindacali realizzati, i protocolli di legalità, dal Durc di congruità al badge di cantiere sono importanti e necessari ma da soli non possono bastare se non si rende tracciabile la spesa dei flussi finanziari».

«Vigilanza, controllo, rafforzamento della cultura della legalità sono indispensabili per non infiltrare l’economia sana dei territori e non fare pagare ai lavoratori prezzi che mettono a rischio la loro sicurezza e il loro futuro e promuovere le imprese sane e operose del territorio – prosegue la Cgil -. Desta ulteriore preoccupazione la fragilità del sistema imprenditoriale e istituzionale che in questo caso non avrebbe mostrato i necessari anticorpi a fenomeni degenerativi. C’è l’impressione che ci troviamo di fronte a fenomeni criminali con organizzazioni trasversali che evidentemente hanno trovato nuovi equilibri e nuove forme di infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni e nelle stazioni appaltanti, e di certo aver depenalizzato il reato di abuso d’ufficio non aiuta a fare azioni preventive contro le mafie e per la legalità» concludono.

Daniele Principi

Daniele Principi, segretario generale Cgil Macerata

Anche i vertici provinciali della Cgil intervengono sull’operazione della Dda di Ancona, «una notizia sconvolgente per tutto il territorio. Nel rispetto della presunzione di innocenza, non possiamo ignorare la gravità del quadro che emerge dalle indagini. Se tutte le accuse fossero confermate, saremmo di fronte a uno sfregio intollerabile nei confronti di un territorio già martoriato dal terremoto, dallo spopolamento e da attese, sacrifici e sofferenze, proprio nei giorni in cui si celebra il decennale dal sisma – spiegano Matteo Ferretti, segretario generale Fillea Cgil Macerata e Daniele Principi, segretario generale Cgil Macerata -. Un territorio nel quale migliaia di cittadini aspettano da dieci anni ancora di tornare nelle proprie case, mentre lavoratori e imprese oneste contribuiscono ogni giorno, con enormi difficoltà, alla ricostruzione.

Matteo Ferretti, segretario provinciale Fillea Cgil - gru tolentino

Matteo Ferretti, segretario generale Fillea Cgil Macerata

Come Cgil e Fillea di Macerata, «da anni denunciamo le storture del sistema degli appalti e subappalti, lo sfruttamento della manodopera, il mancato pagamento degli stipendi, i rischi di infiltrazione criminale e la necessità di controlli rigorosi nei cantieri legati alla ricostruzione, dalle denunce presentate nel 2017 fino ad arrivare agli episodi di questi giorni tra Tolentino, Macerata e Colmurano – dicono Ferretti e Principi -. È necessario che la politica e le istituzioni siano in grado di dare risposte immediate e credibili rispetto alle domande e alla preoccupazione che cittadini e lavoratori si pongono leggendo la notizia degli arresti. I risvolti sociali e occupazionali possono essere infatti pesantissimi ed è fondamentale costruire da subito risposte efficaci da parte delle istituzioni. La legalità non può essere uno slogan da pronunciare nelle occasioni ufficiali. Deve essere una scelta quotidiana, che si misura nelle decisioni, nei controlli, nella trasparenza e nella capacità di impedire che il denaro pubblico destinato a risanare le ferite di una comunità diventi occasione di profitto illecito addirittura finendo nelle mani della criminalità organizzata. La Cgil di Macerata continuerà a battersi, come ha sempre fatto, per la legalità affinché ogni euro destinato alla ricostruzione serva davvero a restituire case, servizi, lavoro e futuro alle nostre comunità, nel pieno rispetto dei diritti di lavoratori e cittadini, perché chi ha perso tutto nel terremoto non può permettersi di perdere anche la fiducia nelle istituzioni» concludono i sindacalisti.

giorgio fede

L’onorevole del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede

A intervenire anche l’onorevole del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede. «L’arresto di Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente Francesco Acquaroli, nell’ambito dell’inchiesta sulla ricostruzione post sisma, apre interrogativi di enorme rilevanza politica e istituzionale. Parliamo di un uomo che ha ricoperto fino a pochi mesi fa uno degli incarichi di maggiore fiducia e vicinanza al presidente della Regione – dice Fede -. Acquaroli ha il dovere di spiegare ai marchigiani quali responsabilità gli fossero state affidate, quali controlli fossero stati esercitati e soprattutto quale ruolo abbia ancora Pistarelli all’interno del partito di FdI. Acquaroli dovrebbe anche spiegare se era a conoscenza della situazione, se le dimissioni di Pistarelli fossero dovute a questo, se ha fatto qualcosa per ripristinare la legalità, oppure se è stata solamente un’azione preventiva per rendere la circostanza meno imbarazzante».

Il pentastellato interviene anche sull’arresto di «Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata, circostanza che rende ancora più rilevante l’impatto dell’inchiesta sul sistema economico e imprenditoriale legato alla ricostruzione. Ma è soprattutto il coinvolgimento dell’ex capo di gabinetto di Acquaroli a imporre un chiarimento politico immediato. Stiamo parlando di risorse destinate a territori devastati dal terremoto, di famiglie che attendono da dieci anni di tornare nelle proprie case e di comunità che hanno diritto a una ricostruzione trasparente, libera da qualsiasi possibile condizionamento illecito. La presunzione di innocenza va rispettata e sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità penali. Ma questo non cancella le responsabilità politiche e istituzionali di chi ha scelto i propri più stretti collaboratori. Per questo chiediamo a Acquaroli di riferire pubblicamente quanto prima. Sulla ricostruzione post sisma non possono esserci zone d’ombra. Acquaroli chiarisca: i marchigiani hanno diritto alla trasparenza, non al silenzio».

A parlare anche Augusto Curti e Irene Manzi, parlamentari del Partito Democratico. «La gravità delle contestazioni emerse nell’operazione “Ricostruzione”, condotta dalla Guardia di Finanza sugli appalti del cratere sismico marchigiano, pur con presunzione d’innocenza impone di chiarire eventuali connivenze tra affari e potere politico. Il coinvolgimento di figure di Fratelli d’Italia che hanno rivestito incarichi apicali esige una riflessione circa l’azione amministrativa. A dieci anni dal sisma, con famiglie ancora nelle Sae e cantieri che procedono a rilento, l’eventuale utilizzo dei fondi per alimentare un sistema malavitoso costituirebbe un grave insulto per le comunità terremotate. Da inizio legislatura, abbiamo presentato emendamenti per rafforzare la trasparenza, alcuni anche sulla base delle indicazioni Anac. Occorre infatti difendere i cittadini e le imprese sane, rendendo più incisivi i controlli lungo la filiera degli appalti. Questa vicenda dimostra che è giunto il momento di tornare, con serietà, alle priorità della ricostruzione e dichiarare finalmente conclusa la stagione della propaganda. Chiediamo ai vertici regionali e nazionali di fare urgentemente chiarezza, adottando peraltro ogni misura necessaria a garantire la continuità dei lavori».

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