Convitto Leopardi in lutto:
è morto lo storico rettore Mario Croce

MACERATA - Si è spento ieri a 79 anni. La rettrice Alessandra Gattari: «Una colonna portante della nostra istituzione, un uomo che ha saputo coniugare il rigore educativo con una straordinaria sensibilità umana»

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Mario-Croce

Mario Croce

Addio a Mario Croce, storico rettore del convitto Leopardi di Macerata. E’ morto ieri a 79 anni. L’annuncio del convitto nazionale: «Con lui non se ne va solo un ex rettore ma una figura che, per decenni, è stata l’essenza stessa dello storico istituto maceratese, un uomo la cui vita si è intrecciata indissolubilmente con le mura, i valori e la storia del Convitto».

Nato a Monteprandone nel 1947 ma da sempre profondamente legato a Caramanico Terme, Mario Croce aveva vissuto il convitto Leopardi di Macerata fin dalla giovinezza, prima come brillante studente convittore negli anni ’50, poi come istitutore dal 1966 e quindi come vice rettore al fianco di Saverio Giello. Dopo essere stato rettore del convitto nazionale “Tulliano” di Arpino, dal 1991 al 2007 ha ricoperto il lungo e autorevole mandato di rettore del “Leopardi”.
Il suo impegno si è esteso anche su scala nazionale come membro di diverse commissioni del ministero dell’Istruzione dedicate alla riforma e al rilancio dei convitti nazionali.

mario-croce-2-295x400«Avvocato, uomo di legge – proseguono dal convitto – ma soprattutto intellettuale poliedrico, artista, pittore, esperto di grafica, fine cultore di teatro e musica, scrittore di narrativa e saggi, Croce ha interpretato il ruolo di rettore con una visione rara e lungimirante. Sotto la sua guida, il “Leopardi” si è trasformato in un vero e proprio “college” d’eccellenza, capace di aprirsi al territorio e di dialogare con le più alte espressioni della cultura nazionale. A lui si deve, tra le tante intuizioni, il magistrale ripristino nel 1995 dello splendido teatrino interno risalente al 1905, tornato a nuova vita per ospitare eventi scolastici ma anche artisti del calibro di Katia Ricciarelli, Massimo Ranieri, Henning Brockhaus, divenendo un palcoscenico vibrante per tutta la cittadinanza».

Ma la sua impronta è andata ben oltre le strutture, dicono sempre dal Convitto. «È stato un pioniere nell’innovazione didattica, promuovendo sin dagli albori la collaborazione con il gruppo del docente Cesare Cornoldi per l’istituzione dell’Aidai Marche, che aveva la sua sede proprio nello storico edificio di piazza Marconi, ponendo il Convitto all’avanguardia nazionale nell’inclusione e nel supporto ai disturbi dell’apprendimento.
Anche dopo il pensionamento, il suo cuore è rimasto tra le aule del “Leopardi”. Ha sofferto profondamente per la chiusura della sede storica dopo il sisma del 2016 e, proprio agli inizi del 2026, era tornato a collaborare attivamente con l’istituto per il progetto “Un Convitto di memorie”. Questo percorso – premiato lo scorso giugno dall’Associazione Italiana di Public History come miglior progetto storico scolastico nazionale – nasce per ricostruire l’identità della comunità scolastica attraverso i ricordi di chi l’ha vissuta e restituire alla scuola la sua casa, sollecitandone il ripristino».

La rettrice e dirigente scolastica del convitto Leopardi, Alessandra Gattari, lo ricorda così: «Mario Croce è stato una colonna portante della nostra istituzione, un uomo che ha saputo coniugare il rigore educativo con una straordinaria sensibilità umana. La sua vicinanza al progetto “Un Convitto di memorie” in questo anno scolastico testimonia un amore che non si è mai spento. La scuola perde un punto di riferimento e un esempio di dedizione che resterà per sempre parte della nostra identità».

Anche la vicerettrice, Moira Marconi, che ha collaborato direttamente con lui, lo ricorda con commozione: «Ho avuto il privilegio di conoscere il rettore Croce e di toccare con mano quella capacità dirigenziale e quella “voce tonante” che non serviva a imporsi, ma a trasmettere passione e responsabilità. Era un uomo di cultura immensa, capace di dialogare con chiunque, dai grandi artisti agli studenti. Per me e per tanti colleghi non è stato solo un superiore, ma un punto di riferimento professionale. Ci mancherà la sua lungimiranza, ma soprattutto il suo spirito, che continuerà a guidare la nostra azione quotidiana».

 


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