Energia, l’allarme di Cna:
«Costi e volatilità pesano
sulla competitività delle imprese»
ECONOMIA - Pelle-cuoio, metalmeccanica, agroalimentare e legno tra i comparti più esposti. Il presidente Simone Giglietti: «Non possiamo continuare a gestire l’energia come un’emergenza, servono condizioni stabili e strumenti accessibili anche alle piccole imprese»

Simone Giglietti, presidente Cna Macerata
Il costo dell’energia è ormai diventato una componente strutturale della competitività delle micro e piccole imprese.
A pesare non è soltanto il livello delle bollette, ma anche la continua volatilità dei prezzi, che rende difficile programmare l’attività, definire i preventivi e i contratti e destinare risorse agli investimenti. A confermare la portata del problema è l’indagine nazionale Cna “Energia e piccole imprese”.
Il 78,2% delle aziende intervistate considera preoccupanti per la propria attività le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici e per l’84% il costo dell’energia incide in maniera rilevante sulla gestione aziendale.
L’effetto principale dei rincari è, per il 56,8% delle imprese, la riduzione dei margini; soltanto un’impresa su cinque (20,4%) riesce a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti.
Una criticità che assume un peso particolare nelle Marche, regione caratterizzata da una forte presenza di piccole imprese manifatturiere e da filiere produttive nelle quali l’energia rappresenta una voce significativa dei costi. Secondo l’elaborazione del Centro Studi Cna Marche sugli Open data della Camera di commercio delle Marche, a giugno 2026 le imprese manifatturiere regionali sono 15.458. Cna Marche evidenzia come dalla calzatura al mobile, dalla metalmeccanica all’agroalimentare, una parte rilevante del sistema produttivo regionale sia quindi particolarmente sensibile all’andamento dei mercati energetici.
La provincia di Macerata conta 3.514 imprese manifatturiere, il secondo dato regionale, sostanzialmente identico a quello di Ancona, che ne conta 3.513. Davanti c’è Pesaro e Urbino con 3.728 imprese, mentre seguono Fermo con 2.884 e Ascoli Piceno con 1.813. Macerata rappresenta quindi da sola quasi il 23% della manifattura marchigiana considerata nell’analisi.
A caratterizzare in modo particolare il Maceratese è la filiera della pelle e del cuoio, con 821 imprese, pari al 23,4% delle manifatturiere provinciali. È un’incidenza nettamente superiore alla media regionale del 16,4% e seconda soltanto a Fermo, dove la specializzazione del distretto raggiunge il 53,5%. Rilevante anche la presenza della fabbricazione di prodotti in metallo, con 477 imprese e un peso del 13,6% sul manifatturiero provinciale; seguono la produzione alimentare, con 340 imprese e una quota del 9,7%, l’abbigliamento, con 242 imprese, e la filiera del legno, con 194 attività. Completano il quadro, tra i comparti più significativi, la produzione di macchinari con 115 imprese, gomma e materie plastiche con 100, tessile con 73 e carta con 42.
«Questi numeri ci dicono quanto il tema dell’energia sia importante per l’economia della nostra provincia – ha detto il presidente di Cna Macerata Simone Giglietti -. Pensiamo alla filiera della pelle e della calzatura, alla metalmeccanica, all’agroalimentare o al legno: sono settori nei quali anche variazioni significative dei costi energetici possono incidere direttamente sui margini dell’impresa. Per una piccola azienda è inoltre molto più difficile rispetto a una grande industria ottenere condizioni contrattuali favorevoli o trasferire gli aumenti sui propri clienti. Alla fine il maggior costo viene spesso assorbito dall’impresa e significa meno risorse per investimenti, innovazione e occupazione».
Il problema italiano è anche quello di un divario strutturale rispetto ai concorrenti europei. Secondo l’Osservatorio energia Cna, per le imprese italiane più piccole, quelle con consumi annui inferiori a 20 MWh, la bolletta elettrica nel 2025 è risultata superiore del 29,4% rispetto alla media dell’Unione europea. Nel periodo compreso tra il 2019 e il primo semestre 2025, inoltre, il prezzo medio dell’energia in Italia è risultato superiore del 28,3% rispetto alla Francia, del 30,9% rispetto alla Germania e del 56,3% rispetto alla Spagna. Un divario che arriva dopo anni di aumenti eccezionali: tra il 2020 e il 2025 il costo medio dell’energia si è attestato su livelli circa doppi rispetto al quinquennio precedente.
«È un differenziale che le nostre imprese si portano dietro ogni giorno quando devono competere sui mercati – prosegue Giglietti -. Non possiamo pensare di recuperare competitività soltanto chiedendo alle aziende di essere più efficienti e innovative se poi partono con uno svantaggio così rilevante su una voce fondamentale come l’energia. La stabilità dei prezzi è indispensabile, ma non può significare stabilizzarli sugli attuali livelli: dopo gli aumenti eccezionali degli ultimi anni, occorre riportare il costo dell’energia su valori sostenibili per le imprese. Un’impresa deve poter conoscere con ragionevole certezza i propri costi per formulare un preventivo, sottoscrivere un contratto e decidere un investimento».
Per Cna occorre quindi passare dagli interventi adottati nelle fasi di emergenza a una vera strategia energetica strutturale, capace però di produrre anche effetti immediati sui costi sostenuti dalle imprese. Tra le priorità indicate dalla Confederazione ci sono una maggiore trasparenza del mercato, strumenti in grado di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e condizioni di approvvigionamento più competitive e prevedibili. A queste si affianca la necessità di sostenere gli investimenti delle imprese in efficienza energetica, autoconsumo e fonti rinnovabili. Cna propone inoltre di rivedere quanto prima possibile la definizione di impresa energivora, ampliando la platea delle attività che possono accedere alle agevolazioni e introducendo tra i criteri anche l’incidenza effettiva della spesa energetica sul bilancio aziendale. L’obiettivo è consentire anche alle piccole e medie imprese del Made in Italy che sostengono costi energetici rilevanti di accedere a strumenti oggi più facilmente utilizzabili dalle realtà industriali di maggiori dimensioni.
«La transizione energetica deve essere anche una transizione economicamente sostenibile per le piccole imprese – conclude il presidente di Cna Macerata -. Incentivare l’autoproduzione, l’efficienza e le rinnovabili è fondamentale, ma occorre contemporaneamente intervenire sulle regole del mercato e rendere realmente accessibili alle Pmi gli strumenti di sostegno. Per un territorio manifatturiero come il nostro, energia a costi più sostenibili, stabili e competitivi significa difendere la capacità delle imprese di produrre, investire e mantenere occupazione sul territorio».