Alloggi post sisma,
Luconi contro l’incarico a Urbinati:
«Distrazione o doppia morale?»
TOLENTINO - La consigliera regionale interviene sull'affidamento di quasi 10mila euro deciso dal Comune all'ex dirigente Erap in pensione per il futuro dei 188 appartamenti realizzati dopo il terremoto del 2016: «Si è fatto un girotondo intorno alla norma. Il Pd regionale sta in silenzio stavolta?»

Silvia Luconi, consigliera comunale e sottosegretario del presidente della Regione Francesco Acquaroli
L’incarico affidato dal Comune di Tolentino all’ingegnere anconetano in pensione Maurizio Urbinati per decidere il futuro dei 188 alloggi realizzati dopo il sisma, per quasi 10mila euro, finisce all’attenzione della consigliera comunale di Fdi e e sottosegretaria alla presidenza della giunta regionale.
«Quello che suscita più stupore è che non si sia chiesto se fosse opportuno accettare un incarico, visto che la legge vieta alle pubbliche amministrazioni di attribuire incarichi di studio e consulenza ai già lavoratori pubblici o privati collocati in quiescenza», evidenza Luconi. Diversi quelli che a suo avviso sono i coni d’ombra sull’incarico all’ex funzionario Erap per lo studio del patrimonio, l’analisi dei bisogni della città, la progettazione del piano di housing sociale e la predisposizione del futuro bando. «L’ingegnere risulta inoltre nominato, in quota Pd, componente del cda Erap Marche – aggiunge – organo avente durata quinquennale. E tale circostanza rende opportuno verificare eventuali profili di compatibilità, opportunità o conflitto di interessi, anche potenziale, considerata l’attinenza tra le funzioni di Erap e l’oggetto dell’incarico conferito dal Comune».
La consigliera regionale trova «curioso» che i suoi colleghi di minoranza in Regione, in particolare quelli del Pd, «non si siano accorti di nulla e non abbiano inteso indagare, come fanno costantemente per tutto il resto – evidenzia – magari il rigore e il rispetto delle regole vale solo e unicamente se a puntare il dito sono loro. Distrazione o doppia morale?» Altra criticità sollevata Luconi riguarda la natura dell’affidamento, effettuato con la disciplina degli appalti di servizi sotto soglia. «Si tratta, nella sostanza, di un incarico di prestazione d’opera intellettuale – sottolinea – nell’appalto di servizi invece l’elemento caratterizzante è quello della presenza di una specifica struttura organizzata, che può includere capitale, mezzi tecnici, macchinari e personale dipendente, a differenza dell’incarico professionale, in cui il prestatore utilizza prevalentemente il proprio lavoro. La legge stabilisce che l’amministrazione conferente deve avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno», in sostanza dipendenti comunali. «E’ come se si fosse voluto fare un girotondo intorno alla norma capendo che gli elementi utili per conferire l’incarico ad Urbinati fossero troppo deboli e quindi ci si è inventati l’appalto di servizi», aggiunge. Luconi. Infine, si dice «stupita» che le domande non le abbia fatte nemmeno l’assessore esterno Franco Ferri, ex dipendente Erap e quindi collega di Urbinati.
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Le considerazioni della consigliera regionale saranno pur valide, ma non sono chiare, in particolare non spiega quali norme siano, o sarebbero, state violate nell’affidare l’incarico all’ingegnere anconetano. Lo stupore non dà indicazioni in tal senso.