Camerino ha la sua casa della comunità:
«Non solo ospedale, realtà territoriale
capace di dare risposte»
SANITA' - Taglio del nastro per la nuova struttura che sorge di fianco al nosocomio cittadino. Alessandro Marini, direttore dell'Ast: «Quando sono arrivato qualche preoccupazione ce l'avevo. Ma abbiamo raggiunto risultati inimmaginabili». La sfida per l'assessore regionale Paolo Calcinaro: «Non dovrà mai accadere che ospiti soltanto servizi trasferiti da un altro immobile»

Il taglio del nastro della casa di comunità
di Monia Orazi
Una nuova porta di accesso alla sanità territoriale, pensata per integrare servizi sanitari e sociali e offrire risposte più vicine ai cittadini, soprattutto agli anziani, alle persone fragili e ai malati cronici. È stata inaugurata questa mattina la casa della comunità di Camerino, realizzata accanto all’ospedale e finanziata con 1,8 milioni di euro di fondi del Pnrr.

Alessandro Marini, direttore dell’Ast Macerata
«Quando sono arrivato – ha ricordato il direttore dell’Ast Alessandro Marini – la consegna dei lavori di questo e degli altri cantieri era avvenuta da appena 30 o 60 giorni e, in alcune situazioni, c’era soltanto una rete che delimitava un’area di cantiere e poco più. Ho firmato l’impegno a rispettare il budget e i target della Missione 6 e devo dire che qualche preoccupazione me la sono portata a casa. Non solo siamo riusciti a realizzare tutte le strutture e le stiamo inaugurando in rapida successione, ma siamo riusciti anche a fare sinergia e a dimostrare che insieme arrivano risultati che, in qualche momento, sembravano quasi inimmaginabili».

L’esterno della struttura
Il direttore ha quindi spiegato la funzione della casa della comunità. «Questa struttura rafforza l’offerta territoriale. Stiamo realizzando in termini concreti una trasformazione del sistema: il centro della risposta sanitaria non può più essere soltanto l’ospedale, perché non riuscirebbe a reggere tutto l’impatto. Accanto all’ospedale deve esserci una realtà territoriale capace di dare risposte». All’interno della struttura è già attivo il punto unico di accesso, attraverso il quale cittadini e famiglie potranno essere orientati verso i servizi sanitari e sociali. «Qui – ha aggiunto Marini – il cittadino può trovare una risposta immediata. Cambia non soltanto l’organizzazione, ma anche l’approccio. È attivo il punto unico di accesso e c’è un’integrazione con l’ambito sociale. È un modello diverso, che dovremo spiegare meglio perché non è ancora entrato naturalmente nella mentalità di tutti». Tra le figure centrali ci saranno gli infermieri di famiglia e di comunità. «È una figura nuova – ha ricordato il direttore – sulla quale questa azienda, in collaborazione con le università, sta investendo attraverso percorsi di formazione e master. In questo contesto abbiamo infermieri altamente specializzati, destinati a diventare un punto di riferimento per i cittadini».

Il pubblico della conferenza stampa, con in prima fila il rettore Unicam Graziano Leoni e il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci
Il sindaco Roberto Lucarelli ha posto l’accento sul rapporto tra nuovi servizi e ricostruzione post sisma. «Possiamo realizzare le strutture più belle del mondo – ha detto – ma la differenza la fanno sempre le persone che le vivono e che quotidianamente garantiscono le prestazioni. Grazie ai camici bianchi, agli infermieri, ai tecnici e al personale amministrativo per il lavoro che svolgono per la città e per tutto il territorio. Questa casa della comunità apre nuovi servizi in un territorio vastissimo, complesso e caratterizzato da una popolazione anziana. Dovremo lavorare non soltanto sui presidi centrali, ma anche per raggiungere le zone più lontane».

L’interno dell’edificio
Il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui ha ribadito il ruolo dell’ospedale di Camerino. «Quando parlo dell’ospedale di Camerino non parlo semplicemente di un ospedale di montagna – ha dichiarato – ma di una struttura importantissima per completare l’offerta sanitaria della regione, un’eccellenza per la professionalità dei suoi primari e degli operatori».

L’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro ha riconosciuto all’Ast di Macerata il rispetto dei tempi stabiliti. «Dal punto di vista realizzativo – ha detto – l’Ast di Macerata ha ottemperato a tutti gli adempimenti sulle case della comunità con le tempistiche previste. Non è una corsa tra aziende sanitarie, ma i meriti vanno riconosciuti e detti esplicitamente. Questa è una grande possibilità per cambiare paradigma, allentare l’assedio agli ospedali e costruire un’alternativa territoriale. Ma un cambiamento così importante non si realizza in poche settimane e non coincide con la scadenza materiale dei lavori». Da qui a ottobre o novembre, ha annunciato l’assessore, le strutture dovranno essere progressivamente riempite di servizi. «Per ogni casa della comunità dovremo lavorare con i medici di medicina generale, implementare gli specialisti territoriali e aumentare l’offerta. Non dovrà mai accadere che una casa della comunità ospiti soltanto servizi trasferiti da un altro immobile. Non possiamo pensare che sia un vestito nuovo per un contenuto già esistente. Non parliamo di sostituzioni o stabilizzazioni, ma di personale in più. Alcune procedure si stanno ancora perfezionando, soprattutto il concorso per infermieri gestito dall’Ast di Pesaro per tutte le Marche».

Anche il presidente Francesco Acquaroli ha definito l’inaugurazione «un punto di partenza». «Le case della comunità – ha dichiarato – fanno parte di una strategia complessiva che accompagnerà la ristrutturazione del sistema sanitario regionale e nazionale. Oggi non completiamo soltanto un aspetto materiale, ma inauguriamo una strategia che punta al potenziamento dei servizi e a una maggiore appropriatezza delle risposte».
Un passaggio raccolto anche dall’arcivescovo Francesco Massara, che ha messo a disposizione le parrocchie per spiegare ai cittadini il nuovo modello. «Come è stato fatto per sensibilizzare gli anziani contro le truffe – ha proposto – si potrebbero utilizzare anche gli incontri nelle parrocchie e al termine delle messe per illustrare l’importanza della casa della comunità e dell’ospedale di comunità. Se non facciamo capire alla gente il valore del servizio, rischiamo di non utilizzarlo pienamente».
Acquaroli ha accolto la proposta. «Credo molto nella possibilità di incontrare i cittadini nelle parrocchie e nei luoghi di aggregazione, insieme ai medici di medicina generale. L’informazione diretta crea consapevolezza. Una parte dei problemi del sistema nasce proprio dall’inconsapevolezza, dal non sapere a chi rivolgersi e come comportarsi».
Dopo la benedizione il taglio del nastro ha aperto ufficialmente la struttura. La fase edilizia è conclusa. Ora comincia quella più complessa: trasformare l’edificio in un presidio realmente operativo, capace di integrare sanità e sociale e di offrire ai cittadini un’alternativa concreta all’accesso improprio in ospedale.
Quale territorio andrà a coprire ??