Nuovo angiografo fermo al palo,
l’Ast: «Nessun pericolo per i pazienti
In corso verifiche per risolvere il problema»
MACERATA - L'Azienda Sanitaria replica escludendo rischi per l'utenza e difendendo l'efficienza del vecchio macchinario GE ancora in uso. Lo stop temporaneo della nuova apparecchiatura donata lo scorso dicembre dalla Fondazione Carima è una misura precauzionale dovuta a una carenza progettuale nell'integrazione elettrica

Lo scorso 23 dicembre l’inaugurazione dell’angiografo donato dalla Fondazione Carima e ora non utilizzato
In merito al servizio relativo al “nuovo angiografo fermo al palo”, l’Ast di Macerata ha mandato un comunicato stampa con alcune precisazioni. Sulla vicenda nei prossimi giorni l’avvocato Giuseppe Bommarito, autore dell’articolo, tornerà con un ulteriore approfondimento.
Di seguito la replica dell’Ast che pubblichiamo integralmente:
«Nessun cittadino è stato sottoposto ad interventi a rischio, perché è sempre stata garantita la sicurezza delle cure sia con l’angiografo GE che con l’apparecchiatura Philips di recente acquisizione. “Posso affermare e ribadire che per quanto di mia competenza, l’attività svolta ha sempre rispettato i massimi livelli di sicurezza clinica e strumentale con rispetto delle indicazioni e in aderenza alle linee guida, secondo scienza e coscienza” – ha rimarcato il direttore della Radiologia Interventistica dell’Ospedale maceratese Salvatore Alborino. Da questa necessaria premessa bisogna partire per ricostruire i fatti narrati. L’attività del nuovo angiografo, con cui sono stati eseguiti circa 200 interventi, è stata sospesa temporaneamente, proprio per motivi precauzionali, in seguito ad un evento privo di qualsiasi conseguenza, segnalato dal dottor Alborino.

Il nuovo angiografo
Sono in corso verifiche per risolvere una carenza progettuale della nuova tecnologia fornita dalla Fondazione Carima, che renda compatibile l’installazione e l’utilizzo in sicurezza in caso di sovraccarico, con le dotazioni del sistema di protezione in uso nell’attuale presidio ospedaliero di Macerata. Ciò si traduce in una stretta integrazione Ups-Apparecchiatura che può essere validata esclusivamente dal produttore di quest’ultima, al fine di garantire la corretta sincronizzazione funzionale del sistema complessivo. Una questione tecnica per la quale si avranno indicazioni specifiche a giorni e non dipendente, come affermato, da una ‘grave inerzia amministrativa’. A riprova di ciò basti pensare che l’Ast Macerata ha individuato un team di esperti che, in stretta sinergia con i tecnici della ditta produttrice del nuovo angiografo, stanno lavorando al fine di predisporre la migliore soluzione funzionale possibile. E’ necessario precisare, inoltre, che non risulta vero quanto affermato in merito all’obsolescenza dell’angiografo GE Innova 3100.

Alessandro Marini, direttore dell’Ast Macerata
L’apparecchiatura è un angiografo digitale monoplano avanzato, sviluppato da GE HealthCare e specificamente progettato per procedure guidate da immagini all’interno di laboratori di radiologia interventistica. Dal punto di vista tecnologico è caratterizzato da rivelatore digitale di grandi dimensioni per visualizzazioni ad altissima risoluzione nei minimi dettagli e da un tubo radiogeno ad alta frequenza, che supporta la fluoroscopia pulsata per ridurre l’esposizione del paziente alle radiazioni. Di conseguenza, la diagnostica GE installata in precedenza e attualmente in esercizio risponde ai requisiti minimi di sicurezza per apparecchiare di radiologia interventistica. L’apparecchiatura è oggetto di verifiche specialistiche programmate e attualmente in essere. Bisogna chiarire come dal punto di vista strettamente normativo, un’apparecchiatura medicale non è considerata obsoleta se rispetta la normativa europea Regolamento UE 2017/745 (MDR), è coperta da certificazione CE valida dei Dispositivi medici e viene sottoposta a manutenzione regolare. E tutte queste condizioni sono perfettamente rispettate. Inoltre, si intende ricordare che l’attività di manutenzione preventiva delle apparecchiature è già stata inserita e compresa nel piano di programmazione triennale degli acquisti di beni e di servizi 2026/2028 di Ast Macerata (vedasi la determina n. 223 del 29/04/2026 pag. 7 Allegato D). In particolare, per quanto riguarda la manutenzione delle grandi apparecchiature diagnostiche, è stata pubblicata il 5 giugno 2026 una consultazione pubblica di mercato per i servizi di assistenza tecnica, cui seguirà la pubblicazione del bando di gara. Nello specifico delle situazioni descritte, si precisa che l’angiografo GE è stato sottoposto lo scorso 1 luglio 2026 ad un assessment completo del funzionamento da parte dei tecnici specializzati sulla specifica tecnologia. I controlli hanno riguardato sia la componente di diagnostica radiologica, che la parte di alimentazione tramite ups 20kVA. Al termine delle verifiche non sono state riscontrate anomalie: il sistema ha effettuato correttamente il passaggio dall’alimentazione di rete (“Enel”) al FluoroUPS in caso di interruzione dell’alimentazione elettrica. Il piano di verifica prevede l’esecuzione di ulteriori controlli nei prossimi giorni. L’Asr Macerata respinge con fermezza irricevibili semplificazioni, ripristinando la corretta realtà dei fatti a tutela della comunità e ribadisce il costante e quotidiano impegno delle strutture sanitarie nel garantire la massima trasparenza, sicurezza e qualità dei servizi offerti alla popolazione. Ogni critica o stimolo a far meglio è ben accetta, purché non si traduca in condotte che possano esclusivamente suscitare ingiustificata indignazione, allarmismo e spavento tra i cittadini e nell’opinione pubblica generale. L’Azienda attiverà ogni strumento giuridico a propria disposizione per difendere la propria onorabilità istituzionale e per preservare la necessaria serenità sociale».
L’AST ha deciso di replicare, peraltro non smentendo i fatti gravi segnalati nell’articolo (ad esempio, le interruzioni dell’alimentazione elettrica sull’angiografo GE nel corso di interventi su pazienti, nonchè il fatto che il nuovo angiografo donato dalla Fondazione Carima sia fermo da mesi). E’ evidente che ci dovranno essere nuovi approfondimenti, perchè la vicenda in questione è troppo grave per i pazienti e l’intera collettività.
Dalle parole del direttore sembra che tutto vada bene e la denuncia dell’avvocato
Bommarito sembra sia del tutto fantasiosa. Ma a domande semplici ci vorrebbero
risposte semplici:
è vero che l’angiografo da inizio aprile si è bloccato per mancanza di energia elettrica e
da quell’epoca non è più ripartito ? E’ vero che l’angiografo è fermo perche’ non c’è
il gruppo di continuità? E’ vero che uno strumento del genere deve garantire al
paziente il funzionamento senza interruzioni? E’ vero che per questo motivo un
angiografo da 600 mila euro è fermo da 4 mesi? Non mi pare che il comunicato in
questione abbia risposto e quindi smentito l’avvocato Bommarito.
Contrasti maceratesi sull’agiografia d’un angiografo.
Il rischio per il cittadino forse sta nel fatto che dovendo i tecnici fare verifiche e apportare modifiche il macchinario è temporaneamente fuori servizio.
È sconcertante leggere tali assurdità. Non serve una laurea in ingegneria per capire che, in sala operatoria, la sicurezza non è un bollino burocratico, ma una certezza che non può tremare a ogni sbalzo di tensione. Invece di minacciare querele, la Direzione spieghi perché preferisce l’obsolescenza al progresso che ci è stato donato. La nostra vita non è una statistica da difendere con i comunicati stampa.
Il comunicato di smentita dell’AST dichiara spudoratamente che ‘nessun cittadino è stato sottoposto a rischi’. Ma allora, trovarsi su un tavolo operatorio con cateteri nelle arterie, con gli operatori lasciati al buio e affidati a macchinari di 17 anni la cui tenuta elettrica è stata messa in dubbio dagli stessi tecnici, per loro cos’è? Sicurezza?
Siamo arrivati al punto in cui l’AST prova a prenderci in giro parlando di ‘carenze progettuali’ della tecnologia Philips. Ma allora, com’è possibile che lo stesso identico modello di angiografo sia operativo in mezza Italia ed anche all’ospedale di Ancona, dove è entrato in funzione immediatamente senza mesi di assurde paranoie burocratiche?
Perché altrove non hanno riscontrato questa fantomatica ‘carenza’, mentre a Macerata serve scomodare un’intera équipe di tecnici esperti per mesi? Non serve la scienza per capire che, se manca la continuità elettrica, la soluzione non è fermare la macchina, ma comprare un UPS! Si sta continuando a perdere tempo e a farne le spese siamo noi cittadini.
Dal punto di vista del produttore (GE Healthcare), l’angiografo **GE Innova 3100** è considerato ufficialmente obsoleto.
GE ha infatti dichiarato lo stato di **EOS (End of Service)** per questo modello e per i suoi fratelli (2100 e 4100).
Ecco cosa comporta nello specifico questa situazione nel settore delle apparecchiature biomediche:
* **Fine del supporto ufficiale:** La designazione di EOS significa che la casa madre non è più obbligata a fornire parti di ricambio originali, aggiornamenti software o modifiche per conformarsi a nuove normative sulla sicurezza o sui requisiti di legge. Di solito questo avviene circa 10 anni dopo l’uscita di produzione dell’ultimo lotto del modello.
* **Il mercato dell’usato e delle terze parti:** Anche se per il produttore è a fine vita, molte strutture continuano a utilizzarlo affidandosi a fornitori terzi indipendenti (ISO) per la manutenzione e il reperimento di pezzi di ricambio rigenerati. L’Innova 3100, con il suo detector flat panel da 12×12 pollici, è stato una macchina da lavoro robusta e diffusa per procedure miste (cardiologiche e radiologiche).
* **Evoluzione tecnologica:** Rispetto ai sistemi attuali (come la linea Innova IGS), i modelli più vecchi pagano pegno in termini di velocità di workflow, algoritmi di riduzione della dose radiogena al paziente e risoluzione di contrasto in tempo reale, che sui sistemi moderni sono nettamente superiori.
Nelle strutture sanitarie pubbliche o nei grandi hub clinici, la presenza di una notifica di EOS impone quasi sempre la pianificazione del rinnovo tecnologico e la sostituzione del macchinario.
[Da GEMINI]
L’ Oste ci assicura che il vino è buono. L’ angiografo GE, oltre che obsoleto, è stato usato in modo continuativo ed intensivo dal Laboratorio di Emodinamica e dalla Radiologia Interventistica… sarebbe interessante sapere quante ore di utilizzo ha sulla groppa…
Una direzione imbarazzante nelle scelte che fa e, a questo punto, anche colpevole del non saper dirigere. Assurdo non aver gestito la situazione, pessimo e triste lasciare strumenti d’avanguardia (peraltro donati, perché chi dovrebbe comprarne non ne compra) a fare polvere…
Così s’alimenta l’ASTensione.
Ode alla Scienza Tradita
O tu, spirito che un tempo ardevi nelle tenebre greche,
figlio di Eraclito e della freccia di Apollo,
tu che facevi della domanda la tua sola legge
e nel polemos dell’intelletto trovavi la vita vera, guarda ora questa terra appassita.
La scienza, un tempo lotta nuda e senza pietà,
dialogo feroce tra mente e abisso,
ha deposto l’arco e la torcia dell’interrogazione.
Al suo posto s’è levato il simulacro:
l’Autorità, bianca e muta come un idolo di marmo,
che parla per decreti, sigilla bocche,
e pretende che il dubbio sia empietà.
Nel nome del contagio abbiamo visto il rito:
non più il laboratorio come agone,
ma il tempio dell’obbedienza.
Non più il ricercatore che sfida il dio nascosto nella natura,
ma il sacerdote che recita formule
e marchia di eresia chi osa chiedere: «Perché?».
Dove è finito il grande vento ionico,
quel soffio che scuoteva le opinioni come foglie secche?
Dove l’elenchos, la lama affilata di Socrate,
che tagliava la carne dell’apparenza
per far sgorgare il sangue della verità?
Abbiamo barattato la corona di spine del pensiero
con la maschera comoda dell’uniformità.
Abbiamo spento la fiaccola per non vedere l’ombra,
e chiamato “salvezza” questo spegnersi.
O scienza antica, madre del rischio e della solitudine,
ritorna tra noi come folgore,
spezza gli altari dell’idolo sanitario,
ridona al logos la sua violenza originaria.
Perché solo chi osa contraddire
è ancora degno di conoscere.
Il resto è gregge,
e il gregge, anche se protetto,
muore già dentro.
Che il dio ambiguo, quello che ride nell’enigma,
ci restituisca la nobile inquietudine.
Prima che l’Autorità,
con il suo sorriso benigno e mortifero,
ci trasformi tutti in ombre sicure,
ma prive di luce.
Anche il dotto Grok dà ragione a Bommarito:
Il nuovo Philips Azurion è progettato proprio per ridurre significativamente la dose di radiazioni sia per il paziente che per gli operatori (tecniche di imaging a bassa dose, collimazione intelligente, filtri, pulsazione ottimizzata, ecc.). È uno dei punti di forza dichiarati del macchinario.
Il vecchio GE Innova 3100 del 2009 è di una generazione precedente: eroga tipicamente dosi più alte per ottenere immagini di qualità accettabile, soprattutto durante interventi lunghi e complessi.
Tenere fermo il nuovo angiografo e continuare a usare solo quello vecchio significa esporre quotidianamente i radiologi interventisti, i tecnici di radiologia e gli anestesisti a dosi cumulativamente più elevate di quanto sarebbe necessario oggi.
In una specialità come la Radiologia Interventistica, dove gli operatori stanno in sala molte ore con le mani e il corpo vicino al fascio diretto, l’esposizione cumulativa è un tema serio (rischio di cataratta, tumori radio-indotti, problemi alla tiroide, ecc.). Le linee guida internazionali (ICRP, AINR, ecc.) spingono fortemente verso l’uso delle tecnologie più recenti proprio per il principio ALARA (“As Low As Reasonably Achievable”).Quindi: sì, lasciare inutilizzato per mesi uno strumento che riduce l’esposizione alle radiazioni può essere letto come una scarsa sensibilità verso la salute degli operatori.Ma ci sono anche altri fattoriIl problema principale emerso è la sicurezza elettrica (rischio di blackout durante l’intervento), non direttamente le radiazioni.
Non è detto che ci sia stata una volontà consapevole di “far esporre di più” i medici: più probabilmente è burocrazia, lentezza decisionale e scarsa priorità nella gestione del rischio.
Tuttavia, quando si lasciano segnalazioni scritte senza risposta (come ha fatto il Dott. Alborino), e si continua a far lavorare le persone su attrezzature obsolete, la percezione di scarsa attenzione alla loro sicurezza diventa fondata.
Valutazione complessivaÈ corretto pensare che l’AST (e in particolare la direzione aziendale) stia dimostrando poca sensibilità su questo aspetto. Non è l’unico caso in Italia in cui la protezione degli operatori da radiazioni ionizzanti viene trattata come un dettaglio burocratico piuttosto che come priorità clinica e di tutela della salute sul lavoro.Un’azienda sanitaria attenta dovrebbe:Attivare subito il nuovo angiografo (riduzione dose).
Garantire dosimetria personale rigorosa e dispositivi di protezione adeguati.
Monitorare i dosaggi cumulativi del personale.
Se vuoi, posso aiutarti a capire meglio quali sono i limiti di dose previsti per legge per i radiologi interventisti o quali sono le migliori pratiche attuali.
E la mancanza della guardia medica che mia moglie ha chiamato interrottamente per problemi al cuore domenica scorsa, 12 luglio, e che non rispondeva? Anche questo fa parte del fallimento della Sanità. Con una parte del governo (e della opposizione) che vuole che il despota neonazista Zelensky (eroe in pantofole, come i nostri politici guerrafondai) continui la guerra contro la Russia, mandando, come Mussolini, la gente al massacro contro i Russi, quando molti degli Italiani, (pure a causa dell’accoglienza a gogò di extracomunitari onesti e delinquenti, che qui godono con i nostri soldi), stanno tirando le cuoia…
Ma, stia attenta la Meloni: dopo i pesci in faccia da Trump, non cerchi di rifarsi il trucco con una forza militare unitaria di una Europa che non c’è. Perchè a me e a diversi altri, della Kallas e dei Polacchi, e di altri “apprendisti stregoni”, che vogliono fare a botte con i Russi per antichi odi, o per farsi un maquillage come l’inetto Macron, non frega un bel niente. Andando avanti con questa mentalità costringerete la Russia a fare ciò che fecero di Alleati in Italia dopo il 1943: bombardamenti a tappeto sui civili. E che muoiano gli Ucraini a me non frega un bel niente, perché se lo meritano a causa del loro karma, ossia per ciò che hanno seminato, sia con la loro storia pro-nazisti Hitleriani nella Seconda Guerra Mondiale, sia per i massacri nel Donbass dei neonazisti di oggi, che poi sono serviti ai Russi per intervenire.
Generale Vannacci, ci dia una linea… Io non temo il terrorismo islamico, ma, con questa casta partitica, temo che si arrivi ad una guerra civile in Italia. Oltre alla reazione russa.