Sono le elezioni o il cinema?
Cronaca di un lunedì da film
MACERATA - La sicurezza del centrodestra, la prematura ammissione di sconfitta del centrosinistra, poi il ribaltone serale e il verdetto nel cuore della notte: lo spoglio per le Comunali non ha lesinato emozioni e colpi di scena. Abbiamo ripercorso le 24 ore ad alto tasso di adrenalina della politica cittadina

Sandro Parcaroli e Gianluca Tittarelli
di Marco Pagliariccio
Il precedente più “iconico”, per i veterani del voto, è quello del ballottaggio Carancini-Pistarelli nelle comunali di Macerata del 2010, con il candidato del centrosinistra a spuntarla per 126 voti. In epoche più recenti, guardando oltre i confini provinciali (ma non troppo), nel 2022 a Sant’Elpidio a Mare al primo turno l’allora candidato del centrodestra (oggi sindaco) Gionata Calcinari riuscì a battere di un solo voto quello del centrosinistra Fabiano Alessandrini e ad accedere al ballottaggio, poi perso, contro il civico Alessio Pignotti.

Fabio Pistarelli e Romano Carancini: avversari per la carica di sindaco nel 2010, entrambi ieri “dietro le quinte” durante lo spoglio
Ma, nel primo caso, 126 voti non sono i 10 che hanno diviso Sandro Parcaroli dal bis al primo turno e nel secondo, ovviamente, Sant’Elpidio a Mare non è Macerata. Il “film” andato in scena tra il pomeriggio e la sera di ieri è sostanzialmente un inedito per la città, con un’altalena di emozioni, di scatti in avanti e retromarce che non si ricordavano da tempo.

L’apertura degli scatoloni in una sezione
Eppure al suono del gong delle 15, per la chiusura dei seggi, nulla lasciava presagire il fluire degli eventi delle ore successive. Anche perché con Silvia Bernardini a mettere il sigillo sulla sua corsa solitaria in quel di Ussita (anche se i dati ufficiali, sulla piattaforma Eligendo, sono arrivati solo verso le 19,30) e uno scrutinio filato via senza intoppi a Montecassiano, dove già dopo un’ora e mezza, pur con quattro candidati in corsa, Barbara Vecchi era già con la fascia tricolore addosso, le premesse sembravano quelle di un viaggio abbastanza lineare verso il traguardo.

Luca Buldorini, Mauro Lucentini e Simone Livi già in posizione in corso Matteotti a inizio pomeriggio
A maggior ragione perché a Macerata i primi rumors, quelli in arrivo dalle frazioni poco prima delle 17, corroborano l’idea che Parcaroli possa farcela al primo colpo. Non sembra poter bastare la “tinta di rosso” del centro storico come argine per Tittarelli, già notevolmente staccato mentre segue il flusso dei dati insieme ai “suoi” nel quartier generale di via Garibaldi. Il trend non sembra cambiare, a Muccia e Petriolo intanto anche Stefano Antonelli e Matteo Santinelli iniziano la festa ma pure sui tavoli di corso Matteotti, dove il centrodestra sta seguendo lo scrutinio, inizia a comparire qualche bottiglia e i sorrisi si vanno allargando: anche se nei dati ufficiali Parcaroli non supera mai il 50%, in quelli “ufficiosi”, prelevati dai rappresentanti di lista direttamente ai seggi, il sindaco uscente sembra attestarsi serenamente sopra il 50% con in mano i numeri di 28 sezioni su 44.

Lo sguardo scuro di Gianluca Tittarelli che segue lo spoglio nel suo quartier generale
E sono proprio questi numeri a portare al primo momento di “rottura” dell’incredibile 25 maggio maceratese: verso le 19 Gianluca Tittarelli affida ai microfoni una dichiarazione che sa di resa, con il suo dato che non sale mai oltre il 43%: «Un risultato non all’altezza, anche se sapevamo che non è facile buttar giù da cavallo chi governa». A stretto giro gli fanno eco la segretaria comunale Pd Ninfa Contigiani («Non si vuole cambiare. Dalla parte di Parcaroli il Pnrr e le ultime inaugurazioni») e l’esponente 5 Stelle Alice Verdicchio, che parla senza mezzi termini di «sconfitta molto amara».
Alla sede di Parcaroli salta qualche tappo e le esultanze si fanno sempre più “calde”, ma Parcaroli non si fa vedere. Vuole certezze, tutti sembrano averle, ma lui resta nell’ombra. E pian piano, all’ora di cena, lo scenario ha iniziato a mutare. Le certezze granitiche del centrodestra si sgonfiano con il calare della percentuale del primo cittadino uscente, che prima scende sotto il 52 e poi sotto il 51%, arrivando pericolosamente ad accarezzare la soglia di allarme. Ma nonostante tutto, intorno alle 21, i carteggi nelle mani delle coalizioni parlando di un Parcaroli aggrappato a un paio di decimali con 2-3 sezioni da scrutinare.

Ora di festeggiare non ha più voglia nessuno, perché le incertezze hanno minato le sicurezze della prima ora. Ora tutti vogliono attendere i dati ufficiali del sito del Ministero dell’Interno. Tittarelli e il centrosinistra fanno retromarcia e si spostano in Comune per seguire lo spoglio. Sono passate abbondantemente le 22, le ufficialità tardano ad arrivare con lo scrutinio bloccato a sette sezioni dal termine mentre praticamente in tutta Italia gli scenari sono definiti. Tittarelli ora sente aria di ballottaggio e verso le 23 corregge il tiro della sua dichiarazione di quattro ore prima: «Alle 19 ho ammesso la sconfitta, perché i dati erano in forte vantaggio per il centrodestra, ora siamo alle 23 passate e la forbice si è accorciata molto. Non sappiamo se si andrà al ballottaggio con il centrodestra che scende sotto il 50% di pochi decimali, oppure se confermerà la sua vittoria».

Andrea Perticarari e Gianluca Tittarelli
L’ansia è alle stelle in casa centrodestra. Passata la mezzanotte si spengono pure le luci della pizzeria che con i suoi tavoli ha offerto un ufficio all’aperto ai “generali” della coalizione di Parcaroli. La notte corre e con essa all’improvviso arrivano ufficialità: una sezione dopo l’altra, il centrodestra perde progressivamente tutto il vantaggio che sembrava aver accumulato: con un solo seggio da scrutinare, Parcaroli è aggrappato con le unghie al 50,03%. «Ce la facciamo per 6 voti». «Ce ne mancano 9». Ognuno ha la sua versione, ognuno ha un suo «si dice», mentre Tittarelli, a passo spedito, passa sotto i portici e corre via per seguire il rush finale tra le mura domestiche. Intorno all’1, anche il blocco del centrodestra opta per trasferirsi in municipio. E nel giro di pochi minuti il numero “magico” appare sui monitor: Parcaroli ha raccolto il 49,96% dei voti, si va al ballottaggio fra due settimane per 10 voti.

Il sorriso tirato di Sandro Parcaroli all’arrivo in Comune accompagnato dalla moglie
Il candidato del centrodestra appare in un amen, scortato dallo stato generale leghista: evidentemente non era molto lontano. Lo assalgono flash, microfoni e registratori: «C’è un po’ di delusione ma anche tanto entusiasmo perché mi sono trovato tutti contro nel sostenere che non avrei mai vinto al primo turno. Ci sono andato vicinissimo».

A parole l’orgoglio c’è tutto, ma nei fatti l’amarezza è palpabile. Meglio rifletterci su, magari davanti a un cocktail sui tavoli di piazza della Libertà, e iniziare a studiare le mosse successive. La prima, come prevedibile, è il ricorso al Tar per le 350 schede nulle emerse dal voto. Salvo ribaltoni, però, la poltrona di sindaco bisognerà giocarsela di nuovo il 7 e 8 giugno. Ma viste le ultime 24 ore, mai dire mai.


Francesco Luciani e Salvatore Piscitelli sorridenti: ma era ancora pomeriggio…

Da sinistra: Alberto Cicarè, Carlo Migliorelli, Andrea Tonnarelli e Gianluca Tittarelli


La vicesindaca uscente e “campionessa di preferenze” Francesco D’Alessandro

La sala consiliare brulicante di giornalisti, candidati e curiosi durante lo spoglio

Foto da “scampato pericolo” per una nutrita rappresentanza dei candidati del centrosinistra
per cronache maceratesi:
cambiate istantaneamente la didascalia nella foto di questo articolo dell’ex vicesindaca D’Alessandro chiamandola Francesco, anche perchè è una bellissima Signora.
Correttore bozze?!?
È teatro shakespeariano: Molti rumors per nulla.