
La “Macerata Granne” pensata da Augusto Pellegrini
Il dibattito politico verso il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di Macerata si arricchisce di una proposta che guarda oltre i confini amministrativi attuali. A lanciare la sfida è Augusto Pellegrini, attuale consigliere comunale di maggioranza a Treia, con alle spalle una laurea alla Bocconi, Mba alla Berkeley in California e una carriera internazionale nel management del lusso.
Secondo Pellegrini, la chiave per il rilancio del capoluogo e del suo hinterland risiede nella creazione di quella che da sempre viene definita “Macerata granne”, capace di superare la frammentazione dei piccoli Comuni per diventare un polo d’attrazione di livello nazionale.

Augusto Pellegrini
«Una “federazione” di Comuni con perno su Macerata costruita attraverso lo strumento della fusione prevista dalla legge Del Rio del 2014, oltre alla massa critica per attrarre talenti e risorse pubbliche e private, tra le altre cose avrebbe a disposizione 170 milioni di trasferimenti aggiuntivi dallo Stato senza vincolo di destinazione», spiega Pellegrini in una sua nota.
«Per essere chiari – dice – i 170 milioni di extra-trasferimenti sarebbero aggiuntivi rispetto ai molteplici canali di finanziamento a disposizione di una città di 100mila abitanti, spesso con quote importanti di fondo perduto anche grazie all’appartenenza al cratere del terremoto. In altre parole, sarebbero un sicuro volano per cofinanziare progetti per un ammontare probabilmente almeno doppio, anche grazie alla maggiore rilevanza politica che una città più grande assumerebbe nel panorama regionale e nazionale».
Ma come impiegare una simile mole di risorse? La proposta di Pellegrini mira a trasformare il tessuto socio-economico del territorio: «La mia proposta è di puntare prioritariamente sulla costituzione di un Polo tecnologico delle scienze medicali di rilievo almeno nazionale collegato al Cnr, ad una Unimc con una nuova Facoltà di medicina e ad un nuovo ospedale universitario – dice – perno di una Azienda ospedaliero-universitaria che sostituisca l’attuale Ast. I vantaggi sarebbero immensi. Porteremmo incrementalmente nella nostra area 3-5.000 studenti di alta qualità e magari 1.000-2.000 tecnici e ricercatori con le rispettive famiglie, potremmo attrarre medici di qualità e finanziamenti per tecnologie all’avanguardia sul nostro territorio, per assicurare un servizio sanitario finalmente adeguato e diffuso alle nostre comunità».
Un progetto che, secondo il consigliere treiese, avrebbe ricadute dirette anche sulle imprese locali e sul futuro dei giovani: «A livello economico – aggiunge Pellegrini -, ci sarebbero sicure e importanti ricadute sul tessuto imprenditoriale locale, grazie alla produzione di brevetti e start-up che la presenza del Cnr assicurerebbe, in un contesto già pronto ad accompagnare ed agevolare investimenti privati innovativi grazie all’inclusione nella Zes. E si tratterebbe di sviluppo economico green, con un forte impatto tecnologico e sociale e poco esposto alla concorrenza internazionale. Il declino demografico si arresterebbe e con esso quello socio-economico: da una parte avremmo più giovani di qualità con stipendi adeguati che contribuirebbero decisamente ad un recupero delle nascite, dall’altra malati ed anziani meglio curati ed assistiti che magari aumenterebbero grandemente la loro aspettativa di vita».
Allora ecco l’appello alla politica: «Il momento è ora». Pellegrini non nasconde le difficoltà, ma incalza la classe dirigente locale a non perdere il treno del Pnrr e della ricostruzione: «Inutile dire che le complessità affinché ciò si realizzi sono importanti – dice -, da far tremare i polsi anche al politico più lungimirante: la storia umana però ci insegna che per fare grandi cose bisogna puntare in alto, senza paura di cadere. Il momento però è ora perché ci sono già in canna circa 200 milioni per la costruzione del nuovo ospedale ma non c’è ancora il progetto esecutivo, perché la domanda di Sanità territoriale di qualità e di medici non è mai stata così alta, perché c’è il cratere ed il Pnrr e perché le nostre comunità chiedono di invertire il declino. L’auspicio è che la politica maceratese trovi in sé le energie e la lungimiranza necessaria per farci sognare, e che le prossime Comunali siano l’occasione per iniziare a farlo».
Mó perchè i studiàtu te páre de capì? Da ex Trejése me vergògno de quello che i scrittu,cacciàtilu via!
Make Magerada Great Again!
Cala jo da ssu patullu
Immagina i salti di gioia del civitanovese che da domani sarà chiamato GranMaceratese
Anche con Brooklyn?
Ce piace!!
Soldi?
E su un po' ....
Majerata Granne, per cosa? Simo jia belli e assurtiti, non basta?
Ancora!
L'idea è anche bella... Ma i problemi di campanilismo sarebbero enormi... Bisognerebbe iniziare ora per applicarla fra 20/30 anni
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Da Corso Cairoli a Corso Cairo il passo è breve
È sensato. Bisogna ragionare su questi aspetti e sull’attrattività non soltanto in termini di fusione. Devono esserci motivi di vivere il territorio e quindi opportunità e lavoro. Da medico che lavora in ambito universitario, sarebbe bello pensare a un futuro dove poter esserci e fare qualcosa di importante nel mio territorio. È pur vero che quel territorio, visto da fuori, è un qualcosa che ha grosso potenziale, ma non lo sa sfruttare…
Bella sfida da accettare!
Spunti interessanti da approfondire, al di là dello stretto merito delle proposte. Macerata tuttavia per confrontarsi e aggregare deve crescere in consapevolezza e ruolo effettivo di capoluogo, sennò ogni relazione è perdita o opportunismo. “Macerata granne”, comunque, ha poco a che vedere con una logica di collaborazione, semmai indica un’espansione; rimanda ad un sentimento identitario e di ricerca appunto di una qualche grandiosità sul quale si esercitò la affettuosa quando ficcante ironia del poeta laico Mario Affede.