Una “Locandiera” maceratese
per la Festa della donna

CORRIDONIA - Domenica al teatro Velluti la versione "marchigianizzata" del classico di Carlo Goldoni, traslata negli anni Sessanta in una pensione della costa adriatica

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Locandiera_cast 2025

Il cast de “La locandiera” di Marconi

Il Comune di Corridonia celebra la Giornata internazionale della donna con un omaggio ad una grande figura femminile della tradizione italiana. Domenica alle 17 approda infatti al teatro Velluti “La locandiera”,  celebre commedia di Carlo Goldoni in un allestimento firmato dal maestro Saverio Marconi, con traduzione in vernacolo fermano-maceratese di Manu Latini, messo in scena dalla compagnia Progetto Musical. Non una semplice rappresentazione, ma un gesto culturale che sceglie il teatro come spazio di riflessione, condivisione e festa.

Al centro della scena c’è lei, Mirandolina, donna libera, intelligente, capace di gestire lavoro e relazioni con autonomia e acume. Mirandolina incarna un modo di pensare e di agire che supera stereotipi e convenzioni. In questa versione marchigiana, il suo ruolo viene ulteriormente esaltato: non solo protagonista della vicenda, ma simbolo di un’identità femminile consapevole e determinata. L’interpretazione è affidata a Cinzia Paoletti, che guida un cast corale composto da Thomas Tossici (Ing. Sciapigotto), Manu Latini (Conte Arbì), Simone Pompozzi (Marchese Filiberto), Simone Rossetti (Fabrizio), Rachele Morelli (Dejanira), Ombretta Ciucani (Ortenzia), Leonardo Scagnoli e Lucrezia Cruciani (camerieri). «Ho pensato a un allestimento sui generis – spiega Marconi – e infatti questa “Locandiera” si sposta nel tempo e nello spazio: non più una locanda del Settecento, ma una pensione degli anni ’60, la Maresole, affacciata su una cittadina di mare della costa marchigiana, a fine stagione turistica». La scenografia, in continuo movimento, richiama la commedia dell’arte ma con un’estetica anni Sessanta, in un dialogo creativo tra tradizione e modernità. Tra gli ospiti della pensione troviamo il Marchese Filiberto, il Conte Arbì e l’ingegnere Sciapigotto, affiancati dalle vivaci Ortenzia di Macerata e Dejanira di Sforzacosta. Unico forestiero è Fabrizio, nato nel quartiere romano della Garbatella: dettaglio che accentua, per contrasto, il forte radicamento territoriale dell’opera. «Evviva il dialetto marchigiano», sottolinea il regista, sottolineando la scelta linguistica come atto identitario oltre che teatrale.

Corridonia sceglie quindi di restituire al pubblico una storia universale in cui la riscrittura nel dialetto fermano-maceratese non è solo un vezzo folkloristico, ma un modo per far risuonare le parole e i significati più vicini e autentici. Tra ironia, ritmo, canzoni cantate live e colori anni Sessanta, la Mirandolina marchigiana diventa metafora di una donna che lavora, sceglie, guida e decide. Un personaggio che, dopo quasi tre secoli, continua a parlare al presente e che, in questo 8 marzo, trova nel teatro un palcoscenico privilegiato per riaffermare il proprio protagonismo.


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