Vito Carlo Mancino in pensione:
una vita al servizio fra Fiamme gialle
e ricerca storica
CIVITANOVA - Dalla Guardia di finanza all’impegno civile e culturale, il brigadiere capo si congeda dopo 30 anni di servizio. A lui si deve il ritrovamento delle ossa della piccola Cameyi Mossamet all'Hotel House. Studioso di Olocausto e Resistenza è anche socio e collaboratore dell’Aned e di Progetto memoria Cdec di Roma

Vito Carlo Mancino nel 2018 all’hotel House, fu l’artefice del ritrovamento delle ossa della piccola Camey Mossamet
Allo scoccare dei 60 anni, si è congedato dalla Guardia di finanza il brigadiere capo Vito Carlo Mancino. Una carriera lunga e intensa, costellata dalla dedizione alla collettività e “divisa” con l’altra grande passione nascosta sotto le fiamme gialle, la storia e l’antifascismo. A lui si deve anche il ritrovamento delle ossa della piccola Cameyi Mosammet, scomparsa dall’hotel House nel 2010 e ritrovata nel 2018 proprio durante un sopralluogo di routine.

Vito Carlo Mancino alla cerimonia del 25 aprile per l’Anpi
Brigadiere capo della Guardia di Finanza, Mancino ha terminato la sua carriera alla sezione operativa volante della compagnia di Civitanova dove era in servizio da quasi trent’anni. Un punto di riferimento silenzioso ma concreto, conosciuto e stimato da colleghi e cittadini.
Prima della Guardia di Finanza, ha indossato un’altra divisa: quella dell’esercito Italiano. È stato in forza al distaccamento del 28° Reggimento “Pavia” a Fano, allora parte della divisione meccanizzata “Folgore”, e poi all’11° reggimento trasmissioni “Leonessa” di Civitavecchia, partecipando a diverse operazioni delicate. Congedato, ha proseguito gli studi universitari, ma la chiamata del servizio non era finita: nel 1990 si è arruolato nella Guardia di Finanza e viene inviato al III battaglione Allievi di Mondovì (CN). Da lì, una lunga serie di incarichi operativi, tra cui quelli alla compagnia di Olbia e a quella di Tarvisio, con compiti alla brigata di frontiera di Passo Predil, alla sezione operativa del valico autostradale Tarvisio-Coccau, al soccorso Alpino (SAGF) di Sella Nevea e infine alla compagnia stessa. Nell’agosto di 29 anni fa arriva a Civitanova dove rimarrà per il resto della carriera. Dal comando al nucleo mobile fino alla sezione operativa volante, diventa una presenza stabile e rassicurante sul territorio. Nel 1999 vince il terzo concorso per sottufficiali sovrintendenti, frequenta la scuola sottufficiali all’Aquila e ne esce con il grado di vice brigadiere, iniziando l’ultima parte del suo percorso che lo porterà al grado apicale.

Tantissimi i servizi svolti in questi 30 anni: ha partecipato all’ordine pubblico in occasione dei terremoti del 1997 e del 2016 durante il quale contribuì al ritrovamento di due campane del XIII secolo, ha preso parte al servizio d’ordine per la sicurezza in occasione della venuta nel territorio di tre Pontefici (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco), ma anche ad operazioni delicate come il ritrovamento della piccola Lisann Larocchia di soli 20 mesi scomparsa da Camerino nel 1998 o il rinvenimento dei resti di Cameyi Mosammet nel 2018 mentre stava svolgendo coi colleghi un sopralluogo di controllo nel casale di fianco all’Hotel House ritrovando il femore che avrebbe poi dato avvio alle ricerche e alla scoperta del “pozzo degli orrori”.
In mezzo, anche tante azioni meno note ma di grande valore sociale: un importante sequestro di pelli e specie protette nel 2020, lezioni nelle scuole sul ruolo della Guardia di Finanza nella Grande guerra, e moltissimi interventi quotidiani di polizia giudiziaria e tributaria, che Mancino con modestia definisce “di routine”. Nel 2020 ha affrontato un grave incidente stradale in servizio, ma ha saputo rialzarsi, ancora una volta con determinazione. Fuori dalla caserma, Vito Carlo Mancino non ha mai smesso di formarsi e dare il suo contributo alla società: è operatore di Diritto internazionale umanitario e istruttore federale Fipsas di pesca per bambini, un’attività che unisce natura, rispetto per l’ambiente e trasmissione di valori.
Ma è nella ricostruzione del passato, specie quello legato alla seconda guerra mondiale che Vito Carlo Mancino è considerato un’istituzione nel territorio: sue le ricerche storiche e la collaborazione con l’Anpi prima cittadina e attualmente nella sezione di Cingoli. È anche grazie al suo lavoro sulle testimonianze scritte e alla sconfinata conoscenza dei campi di concentramento che le sue ricerche sono state presentate nelle memorie difensive intentate dai superstiti delle deportazioni per fare causa alla Germania. Recentemente ha pubblicato la prefazione al libro “Prigioniero di guerra” che raccoglie le lettere autografe di Costantino Quattrini, un diario di guerra di un sopravvissuto allo Stalag XIII C. E’ anche socio e collaboratore dell’Aned e di Progetto memoria Cdec di Roma. Da molti anni è studioso della Shoah e divulgatore storico dell’Olocausto, della Resistenza e della guerra di liberazione.
A chi gli chiede cosa farà adesso, risponde con semplicità che si gode il momento. Ma chi lo conosce sa che continuerà a essere presente, in forme nuove ma con lo stesso spirito, motivato da dedizione, serietà ed umanità.