La Zes, perchè ha favorito l’Abruzzo
e danneggiato le Marche
ECONOMIA - Con i benefici introdotti dal governo le nostre aziente si sono trovate, da un giorno all’altro, a competere con le imprese abruzzesi. Intanto continuano a sparire imprese artigiane e l'età dei lavoratori tra i 50 e i 64 anni raddoppia. Per le pensioni male le Marche: il 50% di quelle versate è inferiore ai 750 euro al mese

Ugo Bellesi
di Ugo Bellesi
L’economia delle Marche, come è noto, non sta attraversando un momento molto favorevole come dimostra anche il “rallentamento del settore moda”, a partire dalle calzature, e come appare chiaramente dalle vertenze in atto nel Fabrianese e in altri centri dell’entroterra.
Varie ne sono le cause come ci spiegano gli economisti, ma spesso ci dimentichiamo di ricordare che, proprio in questi anni in tutta l’Italia meridionale e in Sicilia come in Sardegna, è stata attivata la Zona economica speciale che consente “alle aziende già operative” e persino a “quelle che si insedieranno” eccezionali condizioni di favore come “il credito di imposta” per gli investimenti e gli interventi attivati dai titolari d’impresa.
E’ evidente che a seguito di ciò le aziende delle Marche si sono trovate, da un giorno all’altro, a competere con le imprese del vicino Abruzzo favorite dai benefici previsti dalla Zes. Tra l’altro esse sono spesso nostre concorrenti in vari settori merceologici. Da ciò una serie di conseguenze negative per le Marche. A partire dalle difficoltà dei nostri giovani a trovare lavoro proprio perché le imprese navigano attualmente in una congiuntura poco favorevole. E purtroppo ci sono, come vedremo, anche altre cause.
E’ noto che per inserirsi nel mondo del lavoro siano i giovani (maschi e femmine) le categorie più in crisi. Per quanto riguarda le Marche la Regione a suo tempo aveva affrontato questi problemi varando il Piano triennale (2024-2026) per le politiche attive del lavoro.
Nello stesso documento si riconosce che le donne hanno difficoltà soprattutto quando si trovano nella necessità di conciliare il lavoro con le responsabilità familiari. Queste ultime insorgono sia quando ci sono genitori troppo anziani ma soprattutto quando si progetta di metter su famiglia. E si aggravano quando arrivano i figli. Le donne possono beneficiare del “congedo familiare” ma, se troppo ripetuto, questo comporta l’interruzione della carriera e a volte è anche più difficile il rientro lavorativo. Ciò è confermato dal fatto che si è registrato un aumento del 4,8% nel numero delle lavoratrici costrette a chiedere il part time per esigenze familiari.
Invece per quanto riguarda i giovani c’è il problema che quando si presentano ai colloqui di lavoro, sia in enti pubblici che in aziende private, dimostrano (salvo eccezioni) inevitabilmente scarsa esperienza. Inoltre si scopre che non hanno “sicurezza digitale”. Infatti il solo uso quotidiano della rete non ne garantisce una conoscenza adeguata. Quindi è necessario che essi frequentino corsi di tirocinio potendo usufruire anche di “borse-lavoro”.
Il problema più grave per il mondo del lavoro è soprattutto rappresentato dal fatto che nelle Marche c’è il “boom della cassa integrazione” che nel 2024 ha toccato 10,3 milioni di ore.
Secondo l’Ufficio studi dell’Uil, rispetto al 2023, la cassa integrazione ha fatto registrare un aumento di 3,7 milioni di ore (+57,4%). Questo testimonia che le aziende si trovano in difficoltà e hanno bisogno di risorse “per affrontare – sostiene l’Uil – le sfide principali come innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione e transizione energetica”.
Comunque sia, a parte le imprese più strutturate, è in difficoltà anche il mondo dell’artigianato non solo nelle Marche ma in tutta Italia. Infatti in 12 anni sono scomparsi 400mila artigiani (-73mila nel 2023). Se questo fenomeno non verrà interrotto si prevede che tra dieci anni sarà difficile trovare un qualsiasi artigiano.
L’evento più grave però è che non solo spariscono gli artigiani ma chiudono anche le aziende artigiane. In Italia nel 2008 le imprese artigiane erano 1.486.559 mentre nel 2023 erano ridotte a 1.258.079. Questa flessione solo in parte è giustificata dalla aggregazione che è avvenuta tra aziende dello stesso settore. Nelle Marche la chiusura di imprese artigiane è stata pari a -26,3%. Questo fenomeno è connesso al fatto che non si trovano più giovani che vogliano fare i sarti, i pasticceri, i fornai, i parrucchieri, le estetiste, gli idraulici, gli elettricisti, i verniciatori, i carpentieri eccetera.
Tutto quanto sottolineato fino a questo punto dimostra chiaramente che la disoccupazione giovanile non è più soltanto una emergenza passeggera ma addirittura un problema costante. Vero è che se un giovane vuole raggiungere l’autosufficienza oggi deve compiere sforzi tre volte superiori a quelli di un giovane del 2006. Rispetto ad altri Paesi europei in Italia non sono stati attivati quei processi che facilitano le capacità dei giovani a focalizzare i loro interessi e a promuoverli.
Secondo una recente ricerca “un numero consistente di studenti delle scuole superiori ambisce a lasciare il Paese per assicurarsi una propria vita autonoma “soprattutto alla ricerca della disponibilità di servizi primari, dell’efficienza delle scuole per i propri figli e di accessibilità alle strutture sanitarie”.
C’è anche un altro problema che riguarda le Marche ma anche tutta l’Italia. Infatti nel mondo del lavoro gli over 50 sono sempre più numerosi. Mentre nel gennaio 2005 i lavoratori italiani tra 50 e 64 anni erano 4 milioni e 612mila a gennaio 2025 ne risultano 8 milioni 165.000. Invece i lavoratori tra 35 e 49 anni che nel 2005 erano 9 milioni e 938mila nel 2025 risultano 8 milioni e 787mila.
E veniamo alle pensioni, il cui importo medio mensile nelle Marche è pari a 956 euro lordi. Le pensioni di vecchiaia salgono a 1.244 euro mentre le pensioni degli invalidi civili risultano di 489 euro. Sono 303mila le pensioni erogate nella nostra regione. Il 50,6% di queste sono inferiori a 750 euro al mese. Quindi 6 pensioni su 10 sono di importo inferiore alla soglia di povertà. Le pensioni di vecchiaia, sempre nelle Marche, hanno un importo medio mensile di 1.258 euro, e risulta inferiore di 210 euro rispetto alla media nazionale (1.468), e di 224 euro rispetto a quelle del centro Italia (1.482). Le pensioni dei lavoratori dipendenti nel maceratese sono pari a 1.538 euro, inferiori di 170 euro rispetto alla media nazionale (1.708) e di 264 euro in meno rispetto al centro Italia.
Nel confronto con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite le Marche in 12 anni hanno registrato miglioramenti nell’agricoltura biologica (cresciuta del 25%), nella raccolta differenziata e nella qualità dell’aria. Purtroppo è cresciuta la povertà assoluta (+7,5% nel 2022) ma anche quella abitativa (+1,3%). Si è ridotta l’efficienza idrica (-5,4%) mentre è aumentato il consumo del suolo del 2,7%.
Secondo gli ultimi dati statistici regionali sono poco più di 64.940 gli ettari di suolo sottratti all’ambiente per crescita urbana o trasformazione del paesaggio. Si tratta del 6,96% dell’intero territorio regionale. In un solo anno c’è stato un incremento di 218 ettari pari a 305 campi di calcio. Macerata è la più virtuosa con il 5,57% di suolo utilizzato. Tuttavia la nostra città tra il 2021 e il 2022 ha consumato 65 ettari, un terzo del totale regionale.
Secondo i dati Istat elaborati dal Sole 24 Ore a Macerata risultano accatastate 22.881 abitazioni con una percentuale di utilizzo solo del 79,8%. Pertanto il 20% delle case non è occupato. Sarebbe più positivo recuperare il patrimonio abitativo esistente anziché costruire sempre nuove abitazioni.
Dott. Bellesi la sua fotografia dello stato attuale è quasi perfetta, dico quasi perché ha tralasciato un settore che ritengo ancora fondamentale in Italia, e lo dico da tanto tempo, la SCUOLA.
E si perché finché non ci decidiamo a fare un cambiamento radicale credo faremo poca strada. Non é più possibile far studiare chi non è portato o non ne ha voglia e allora se, come una volta, non é possibile mandare a lavorare una volta terminata la terza media, e non capisco il perché dato che noi non siamo morti anche se il lavoro era molto più duro, facciamogli fare altri due anni con solo informatica e lingua inglese, oggi credo entrambi fondamentale, poi via a lavorare. Oggi non è più possibile avere in Università fuori corso da 30 anni e passa.
Sig. Ugo Bellesi, perché dovrei crederle? Il Governo capitanato da Meloni con l’ausilio della Santanchè protettrice delle verità assolute, amata dai ricchi e detestata dai poveri come l’aggrinzita recita in Parlamento afferma che con loro si è avviato un percorso che ha consentito all’Italia di acquisire una nuova centralità e un rinnovato protagonismo a livello internazionale, di rilanciare la crescita economica e l’occupazione, di avviare riforme attese da molto tempo, di proteggere il tessuto produttivo e industriale dall’impatto del caro energia e dalle conseguenze delle crisi geopolitiche in atto, di mettere in sicurezza i conti dello Stato e difendere il potere d’acquisto delle famiglie, in particolare quelle con figli e più fragili. Poi con lo Sguercio e Faccia da Gluteo che ripetono ossessivamente che hanno un consenso molto alto, unica e indecifrabile autenticità visto che nessuno sa dimostrare il contrario, bisogna prendere atto che il governo Meloni è il migliore che si possa desiderare e se continua a tenere Acquaroli, le Marche non potranno che gioirne che da quando c’è lui si sono trasformate nel Paradiso Terracqueo.