Auschwitz “vista” da due ventenni:
«Abbiamo la responsabilità
di raccogliere l’eredità dei sopravvissuti»
OLOCAUSTO - Due studenti maceratesi sono stati gli unici marchigiani della delegazione italiana del viaggio della memoria. Arianna Paolucci: «Siamo l’ultima generazione che può entrare in contatto con chi si è salvato dallo sterminio». David Vita: «L'utilizzo smodato dei social aumenta la disaffezione alla storia»

Il campo di concentramento di Auschwitz
di Giulia Sancricca
Il valore del ricordo. Nell’era del tutto subito, delle storie social che spariscono nel giro di 24 ore e dove la smania di divorare il presente per afferrare il futuro non lascia spazio al passato, stupisce che ci sia ancora chi riflette sull’importanza di ricordare. E lo stupore si fa più grande se si pensa che a imporsi il tempo per la conoscenza del passato sono giovani, poco più che ventenni, che hanno ben chiara l’idea di come il presente e il futuro possano essere migliori conoscendo la storia ed evitando di ripeterne gli errori. È il caso di Arianna Paolucci e David Vita. Lei è studentessa di Management e comunicazione, 24 anni, vive a Montecassiano ed è volontaria del Servizio civile; lui è di Macerata, 23 anni, e studia Filosofia. Cosa li accomuna? La sete di conoscenza, la consapevolezza di essere parte di una generazione che ha in mano le sfide del futuro e che per affrontarle è necessario far tesoro dei racconti di chi ha vissuto l’orrore della guerra, della fame, dell’Olocausto, di drammi che sembrano lontani ma il cui spauracchio è purtroppo sempre vivo, anche oggi.

Alcune foto scattate durante il viaggio
Li accomuna il rispetto per i ricordi, soprattutto di coloro che hanno l’argento tra i capelli e che sentono di lasciare un’eredità pesante nei loro racconti, ma anche fondamentale affinché l’uomo non continui a sbagliare ancora. È per questo che Arianna e David hanno deciso di partecipare al “Viaggio nella Memoria-Incontrare, conoscere e ricordare”, un’iniziativa promossa dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, in collaborazione con l’Agenzia Italiana per la Gioventù, il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale, l’Unione delle comunità ebraiche e la Comunità ebraica di Roma.

Arianna Paolucci
Un viaggio ad Auschwitz che si è svolto nei primi giorni di febbraio e che ha avuto un’importante valenza educativa e commemorativa, concentrandosi sulla memoria storica dell’Olocausto e offrendo ai partecipanti un’esperienza di crescita personale e collettiva.
I due maceratesi sono stati gli unici marchigiani a far parte della delegazione di 70 giovani partiti da tutta Italia che hanno potuto conoscere e approfondire una delle pagine più terribili della storia del Novecento. Ma cosa li ha spinti a far parte di questa esperienza? «I motivi sono diversi – dice Arianna Paolucci -. Innanzitutto per conoscere da vicino un avvenimento che sembra lontano, ma che invece non lo è. Soprattutto noi giovani abbiamo la responsabilità di cogliere l’eredità dei sopravvissuti e continuare a far vivere i loro ricordi. Parliamo di fatti avvenuti 80 anni fa e noi siamo l’ultima generazione che può ancora entrare in contatto con chi è sopravvissuto allo sterminio. Non possiamo lasciare che questa opportunità non venga colta».

David Vita
Una convinzione che purtroppo pochi suoi coetanei hanno: «Se mi guardo intorno capisco che non c’è la consapevolezza che la storia può ripetersi e che ognuno di noi deve impegnarsi, nel suo piccolo, affinché questo non accada. Basterebbe guardare cosa avviene nel mondo per capire che il pericolo è più concreto che mai. Dobbiamo sentirci uno strumento della storia e un tassello per costruire una comunità diversa, migliore. Ma possiamo farlo solo custodendo il passato come tesoro». Le fa eco David Vita che confida di aver avuto «un grande interesse per la storia sin da bambino». Un interesse che ora si è trasformato in azione: «Non si può restare indifferenti – dice -. Quella dell’Olocausto è una storia che smuove le coscienze, le anime». Eppure c’è ancora chi cerca di tenere le distanze: «C’è una grande disaffezione allo studio della storia a tutti i livelli – ammette -, non solo di quel periodo. Purtroppo è come se si fosse sempre concentrati sul presente. Credo che in questo, l’utilizzo smodato dei social stia peggiorando la situazione. C’è molta più attenzione a ciò che fa il singolo individuo in un determinato momento piuttosto che al contesto sociale in cui viviamo e da dove arriviamo».


…ogni tanto, magari, date un’occhiata anche ai gulag!!! gv
…e ti pareva che qualche ‘eroe?’ non si ‘indispettisse’!!! gv
È vero! La storia può ripetersi, non bisognerebbe dimenticare: infatti la storia si è ripetuta allo stesso livello di intensità gravità da parte delle vittime che sono diventati adesso carnefici, in Palestina