Banca d’Italia dà torto a un istituto:
dovrà riaccreditare i soldi
a una cliente vittima di truffa

TOLENTINO - Un uomo si era spacciato per consulente di Intesa San Paolo riuscendo a portare via 1.800 euro a una cinquantenne. Dopo il rifiuto della banca a riaccreditarle i soldi il suo legale ha fatto ricorso all’Arbitro Bancario finanziario

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L’avvocato Leonardo Teodori

di Gianluca Ginella

Banca dovrà riaccreditare a una cliente i soldi che le erano stati truffati da un falso consulente. Lo ha disposto la Banca d’Italia a cui ha fatto ricorso il legale di una 50enne di Tolentino, l’avvocato Leonardo Teodori. Una mossa nata dopo che la banca, Intesa San Paolo, aveva risposto no alla richiesta di riaccreditare alla donna la somma perduta: 1.800 euro.

La truffa subita dalla donna risale all’agosto dello scorso anno. Prima aveva ricevuto un sms con intestazione Banca Intesa in cui veniva avvisata che la sua app del conto corrente bancario veniva usata da altro dispositivo in Polonia. La donna, convinta che il messaggio venisse dalla propria banca, aveva seguito quanto le era stato indicato. Il giorno dopo era stata contattata da un uomo che le diceva erano in partenza dei bonifici dal suo conto. L’uomo, sempre un truffatore, le ha consigliato di accedere all’app. In questo modo la donna ha visto che in effetti c’erano dei bonifici non ordinati in partenza. Il finto consulente le ha detto che potevano essere annullati e successivamente un finto operatore l’aveva avvisata che era stato annullato il bonifico. Ma tutto questo altro non era che un abile raggiro. La donna aveva poi scoperto che qualcuno aveva fatto due bonifici, per un importo di circa 1.800 euro.

banca-ditalia«La banca in un primo momento le ha riaccreditato i soldi, poi a distanza di una settimana glieli ha ripresi – dice l’avvocato Teodori -. A quel punto ho scritto all’istituto. Ha risposto dicendo di non avere responsabilità sul presupposto che il sistema informatico della banca non sarebbe stato violato, lasciando intendere che vi fosse stata una negligenza da parte della correntista, che sarebbe stata vittima di una truffa atta a rubarle i codici personali tramite la tecnica denominata “spoofing”, cioè facendo risultare i messaggi e le chiamate come se fossero state effettuate dalla banca».

Così il legale ha fatto ricorso all’Arbitro Bancario finanziario della Banca D’Italia, l’organismo che regola le controversie tra correntisti e istituti di credito. «Lo scorso 18 maggio – riprende il legale – la Banca d’Italia ha avviato un procedimento che è terminato con la decisione, notificata nei giorni scorsi. Si dice che l’istituto di credito dovrà corrispondere alla mia assistita circa 1.800 euro, la somma che le era stata truffata».


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