La visita di Diabolik a Macerata,
i viaggi settimanali per la droga
e il clan “bicefalo” che gestisce lo spaccio
LA RICOSTRUZIONE di Giuseppe Bommarito - Nel 2015 Fabrizio Piscitelli (ucciso nel 2019 da un killer professionista a Roma) venne a Macerata per risolvere una grana finanziaria che bloccava l’apertura di una piccola struttura commerciale, conosceva personalmente i soci di quell’affare che probabilmente celava una delle sue tante attività di riciclaggio degli enormi profitti derivanti dal traffico di droga. La sua banda romana di albanesi, anche dopo la sua morte, rifornisce chiunque abbia bisogno di fare acquisti all’ingrosso, compreso un clan familiare che gestisce lo spaccio a Macerata e dintorni insieme ad un italiano

L’avvocato Giuseppe Bommarito
di Giuseppe Bommarito*
Quando venne nella nostra città mancavano ancora circa quattro anni alla sua morte, avvenuta a Roma il 7 agosto 2019 in un parco cittadino sito nella zona sudest della Capitale, quello detto degli Acquedotti. Si trattò di un omicidio, avvenuto per mano di un killer professionista di nazionalità argentina ma da anni stanziale a Roma, Carlos Esteban Calderon, che, correndo travestito da runner, lo freddò con un solo colpo di pistola alla testa sparato da dietro.
Morì all’istante Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik o anche Diablo, leader degli Irriducibili, la fazione più destrorsa e più violenta degli ultrà laziali. E anche uno dei personaggi di maggior rilievo nell’enorme giro di traffico di droga che a Roma faceva capo al potente boss camorrista Michele Senese detto “o’ Pazzo” o anche “zio” Michele. Il processo all’assassino è in fase di definizione presso la Corte di Assise di Roma, mentre si sta ancora indagando sui mandanti, che comunque sembrano essere stati individuati proprio nei vertici di altre bande di trafficanti anch’essi legati al cartello criminale di Michele Senese, infastiditi dal protagonismo e dal troppo spazio che Diabolik si stava prendendo nell’ambito del gruppo.

Fabrizio Piscitelli, Diabolik, (Non è l’Arena)
Proprio Diabolik nel 2015 venne a Macerata a bordo di una grande Aston Martin nera, con tanto di autista. Doveva risolvere, e lo fece in pochissimo tempo, una grana finanziaria che stava bloccando l’apertura di una piccola struttura commerciale, una questione di fideiussioni. Conosceva personalmente i soci di quell’affare che probabilmente celava una delle sue tante attività di riciclaggio degli enormi profitti derivanti dal traffico di droga. Ma sicuramente già all’epoca c’erano anche dei rapporti con un clan albanese locale per il traffico di droga. Poi quell’esercizio commerciale venne di fatto “affondato”, tanto che non arrivò nemmeno al primo anniversario dell’apertura, lasciando – come è prassi per iniziative fittizie del genere – un mare di debiti, dopo aver ripulito impunemente chissà quanti milioni di euro.
A Roma e dintorni Diabolik, in quegli anni, era un personaggio di rilievo nel mondo criminale, coordinava, all’interno del gruppo Senese, una schiera di pusher albanesi, che ormai stavano abbandonando il ruolo puramente esecutivo e di basso profilo della manovalanza, dei “soldati” che fornivano armi e autovetture con il doppio fondo, degli spacciatori da strada, dei criminali che rompevano le ossa per riscuotere i crediti e intimorire i componenti di bande avversarie e, se necessario, eliminavano fisicamente chi cercava di sbarrare loro la strada, senza fare tanti complimenti.
A poco a poco, cresciuti in maniera esponenziale, erano divenuti anch’essi abili narcotrafficanti, introdotti nei giri più importanti, in grado in qualche caso di trattare direttamente persino con i narcos colombiani e di curare tutta la logistica dell’uscita in sicurezza della droga dai porti (ivi compreso quello di Ancona), del successivo trasporto delle sostanze alle varie piazze di spaccio del ricco mercato italiano, dello stoccaggio in siti temporanei segnalati da mediatori immobiliari complici, senza però mai abbandonare del tutto la loro caratteristica di feroci picchiatori, sempre pronti all’uso più devastante e spregiudicato della violenza, specializzati nel reperimento di armi e nelle modifiche con doppi fondi di auto che da tempo fanno su e giù per l’Italia con carichi di stupefacenti abilmente celati e sempre più consistenti.
Ed anche dopo la morte di Fabrizio Piscitelli/Diabolik la sua banda romana di albanesi, ormai cresciuta anche nella “reputazione” criminale, è rimasta alla grande nel traffico di droga, rifornendo chiunque avesse bisogno di fare acquisti all’ingrosso, soprattutto i clan sparsi nell’Italia centrale formati da loro connazionali, ivi compreso il clan familiare che gestisce Macerata e dintorni, a direzione bicefala, perché alla testa di questa banda locale – come si è detto in un precedente articolo – c’è anche un italiano, peraltro noto nell’ambiente e alle forze dell’ordine per alcuni precedenti specifici. Uno che cerca di salvare la sua faccia con attività di copertura, che vanno dal settore edile a quello addirittura della formazione. Un gruppo conosciuto da anni dai consumatori e dalle forze dell’ordine, che non si capisce per quale motivo, dopo le opportune attività investigative, non venga finalmente fermato e reso innocuo. Sostanzialmente viene lasciato libero di operare e di macinare centinaia di migliaia di euro sulla pelle di tanti consumatori, soprattutto, nel caso della cannabis (quella potenziata con Thc al 50 percento), ragazzi e adolescenti sempre più giovani.
Questo clan locale, per quanto se ne sa, si rifornisce di droga, tra hashish e marijuana, proprio a Roma, principalmente nella zona di Tor Bella Monaca, proprio dai “fratelli” albanesi rimasti orfani di Diabolik, ma ormai in grado, eccome, di camminare con le loro gambe. Il giro è enorme.
I viaggi a Roma avvengono due o tre volte alla settimana, effettuati con auto prese a noleggio a lungo termine (opportunamente modificate) principalmente da un personaggio molto abile e capace di non mostrare il minimo nervosismo nel caso venga fermato per controlli casuali dalle forze dell’ordine, anche lui di nazionalità italiana e anche lui, secondo una rituale frase burocratica, “noto a questo comando”. Dietro e davanti a lui viaggiano di solito altre due auto del clan che fungono da staffetta e segnalano tempestivamente eventuali pedinamenti sospetti oppure la presenza lungo il percorso di pattuglie di poliziotti o carabinieri.
I borsoni e i trolley, arrivati poi in zona, vengono lasciati presso le abitazioni di personaggi insospettabili disposti a fare da depositari. Ma parliamo – si badi bene – di due o tre arrivi alla settimana, ogni volta per quantitativi di decine di chili. L’hashish viene poi prelevato da coloro che coordinano l’attività di spaccio nelle varie zone di Macerata e di altre città dell’interno. I depositari vengono scelti tra persone con debiti, persone ricattabili e minacciate, persone deboli, problematiche, che non si rendono conto del rischio che corrono per quattro soldi spicci di compenso.
Quando poi qualcuno di loro comincia a dare problemi, viene in qualche modo “mollato”, cioè velatamente segnalato dall’organizzazione malavitosa ora ai carabinieri, ora alla Finanza, ora alla polizia, giusto per non fare torto a nessuno. E così di tanto in tanto (ne abbiamo avuto alcuni esempi anche a Macerata città e in provincia nelle ultime settimane) arrivano sui giornali notizie di sequestri di decine di chili di sostanze, con tanto di arresto del depositario di turno, che poi si prenderà una condanna pesante perché nel suo caso non si potrà certo parlare di consumo personale e che magari nemmeno sospetta di essere stato tradito proprio da chi lo stava usando. Ma – attenzione – i sequestri di droga in Italia, secondo le stesse statistiche ministeriali, non arrivano al 10 per 100 del totale delle sostanze che girano e circolano liberamente, soprattutto tra i più giovani.
Occorre un salto di qualità nell’azione repressiva contro il traffico di droga (una settimana fa un uomo è morto di overdose a Civitanova a 50 metri dalla sede del Comune e la cocaina sta dilagando ovunque, uccidendo per infarto e ictus diversi assuntori, sia pure destinati a rimanere al di fuori delle statistiche). E contro l’attività dei vari clan di criminalità organizzata, che, ‘ndranghetisti in testa, stanno colonizzando la nostra provincia. Aspettiamo pertanto di vedere all’opera il nuovo Questore, in servizio a Macerata da qualche settimana.
*presidente Associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”
Cocaina e crack a Macerata, ecco come viene gestito lo spaccio
Occorre, ancora una volta, ringraziare l’avvocato Bomnmarito, della cui amicizia sono da diversi decenni onorato, per continuare questa lotta in nome di Nicola si, ma sicuramente nell’interesse di tutti noi; molti dei quali neanche si accorgono, forse perché non lo capiscono proprio, che questo pernicioso fenomeno esista e come nel male del secolo, non solo scorso, continui a diffondere metastasi. Personalmente sono stupito del fatto che essendo fatti e nomi a conoscenza di chi dovrebbe contrastarli, le cose, salvo lodevoli eccezioni, continuino ad accadere così impunemente, come si arguisco da questo, e dai precedenti articoli qui e sui quotidiani.
Come al solito, l’intervento dell’avv. Bommarito è circostanziato e puntuale. Ci coinvolge tutti e ci auguriamo che riesca a coinvolgere sempre di più le Forze dell’Ordine e chi ne è a capo, per contrastare le metastasi che la droga fa sviluppare nella società locale e nazionale.
In una terra omertosa e corrotta, grande e coraggioso come al solito Giuseppe Bommarito.
Caro Peppe, come sempre, sono da ammirare i tuoi coraggiosi, dettagliati e puntuali articoli di denuncia rispetto ad una situazione, quella dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti, che si aggrava giorno dopo giorno.
Sarebbe molto positivo se la tua “vox clamantis in deserto” venisse ascoltata da chi di dovere.
Bravo Peppe. Sconcerta che una così acuta e dettagliata analisi del fenomeno non venga, non dico scoperta poiché, da quanto leggo, tutti lo sanno e anche chi deve sapere. Sconcerta, invece, una legislazione da “libro cuore” relativa a tale scempio. Dunque, a mio avviso, il problema è politico e del legislatore che, se vuole, può.
Per il problema degli stupefacenti, così come per altri problemi, si dovrebbe far più ricorso alle intercettazioni telefoniche, le quali sole consentono di incastrare i protagonisti dello spaccio.
Quando ho visto la 500 Spiaggina ho pensato: non può costare più di 10.000 euro. In realtà ne costa quasi 100.000. In realtà noi vecchi non capiamo più nulla di questo mondo. Ripetere sempre le stesse cose, sapendo che è completamente inutile, serve solo a farci passare il tempo. La droga è percepita come un diritto civile perché la vita è troppo difficile, troppo invivibile senza un aiutino. Cosa vuoi reprimere se la domanda è universale? Tutt’al più si può fare informazione su un uso “scientifico”, che limiti i danni…
Aspettiamo quindi di vedere all’opera il nuovo Questore,in servizio a Macerata da qualche settimana..
“”La polizia ha le mani legate”” …qualcuno di noi ricorderà senza dubbio questo film del 1975…Alla fine se andate e leggervi la trama
del film..vi e ci daremo senza dubbio delle risposte…HAi voglia a dire Hai voglia a fare….a distanza di quasi 50 anni .sembra quasi che gli sceneggiatori di quel film siano gli stessi che oggi Bommarito per altri versi in qualche modo ci racconta….
Per Franco Pavoni
La sua posizione significa la resa all’avanzare della droga, sempre più dilagante grazie alla scarsa prevenzione, alla repressione che fa acqua da tutte le parti, all’informazione insufficiente e spesso distorta, alla disattenzione dell’opinione pubblico su un tema che è cruciale soprattutto per le giovani generazioni.
Certo, la battaglia è impari, in termini di risorse sia umane che materiali, ma vale la pena, almeno per me che ho perso un figlio per droga, quanto meno di provarci.
Signori, se parliamo solo di scarsa repressione, prevenzione, informazione, disattenzione e soprattutto di nuove generazioni, credo proprio che si possa anche parlare di ‘resa’, nel senso che il problema è più a monte e innanzitutto negli anni, più o meno a partire dalla fine del secolo scorso, quando i ragazzi hanno iniziato a farsi non solo le canne, ma anche tutto il resto. Parte tutto da allora, il problema (sottovalutato negli anni in maniera ‘assassina’, oserei dire), dai ragazzi che oggi sono adulti, genitori e a volte anche nonni, i quali hanno poi continuato, come accade oggi, nei loro svaghi celestiali. I ragazzini, che si stanno devastando di droghe, ovviamente sono consapevoli di ciò (cosa credono i quarantenni, cinquantenni e a volte sessantenni, che i figli e i nipoti non lo capiscono!!? Poveri illusi…) e prendono, per così dire, esempio. Bisogna iniziare a educare i genitori e anche i nonni, a volte (che ha dell’incredibile), nonni che ho sentito candidamente affermare, di fronte anche a dei ragazzini che sarebbero potuti essere i nipoti, che erano fieri di farsi le canne e anche qualcos’altro. Signori, se non si parte da questo, è veramente una guerra persa, un voler asciugare il mare con un secchiello e chi parla addirittura di liberalizzare, probabilmente fa parte di quella schiera ‘matura’ di cui parlavo sopra. La droga fa schifo!!! gv
Ho lavorato una quindicina di anni in PS, un paio di anni in Emodinamica e di una cosa sono certo. Ho visto molti giovani con tachiaritmie in PS o con SCA sotto l’ angiografo. Ricordo solo un ragazzo che candidamente ammise di aver ” pippato”mentre lo trattavo in PS; un paio di quelli a cui facemmo la coronarografia, nel corso degli anni seppi che usavano cocaina, uno di questi è morto per un arresto cardiaco. Sarebbe interessante fare uno studio dove, oltre agli enzimi cardiaci, si andasse a dosare le sostanze stupefacenti negli accessi urgenti per problemi cardiaci nella popolazione più giovane.
Perchè i POLITICI non riflettono sulla “famosa legge” che regolamenta le pene dovute a spaccio di sostanze stupefacenti e tutto quello che gli gira intorno? Una volta tutti questi novizi tossici non ci sarebbero stati o per lo meno arrestati piuttosto velocemente.
Tutti i peccati sono tentativi di sfuggire al tempo. La virtù consiste nel subire il tempo, nel premere il tempo sul proprio cuore fino a stritolare il cuore. Allora si è nell’eterno.
I medici del 118, che per 50 minuti hanno fatto il possibile per rianimarlo, dopo aver constato il decesso hanno spiegato ai militari che il corpo di Di Marino presentava lesioni compatibili con una morte violenta, mentre la moglie aveva descritto gli ultimi momenti di vita del professore, che avrebbe “pogato” in pista durante la serata. Come è noto il “pogo” è un ballo scatenato con decine di persone che entrano anche in contatto fisico tra loro e a questo proposito la moglie avrebbe testimoniato di aver visto il marito incassare colpi al torace e al volto. Dopo il racconto reso dai sanitari era stato inizialmente ipotizzato che il docente avesse subito un’aggressione, ma ad oggi non sono stati trovati riscontri dagli accertamenti. Già poche ore dopo il decesso erano stati disposti i test tossicologici. L’esito di quest’ultimi sarà quindi allegato a quello dell’autopsia nella speranza di fare chiarezza sull’accaduto.
https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/24_giugno_19/rimini-docente-universitario-di-42-anni-muore-in-discoteca-davanti-alla-moglie-incinta-aperta-un-inchiesta-54b7acdf-581f-4acf-a09a-122600ebdxlk.shtml
Poi la realtà è irrazionale indipendentemente dalla droga…
Per Franco Pavoni
Certo, la realtà ha spesso più fantasia della droga, e si inventa talvolta delle morti assurde. Ma resta il fatto che la droga è sempre e comunque devastante per chiunque ci venga a contatto e a tutti i livelli.
La lotta contro la droga è impari, Gratteri lo ha dichiarato in innumerevoli interviste, inutile ‘sperare’. In particolare l’ONU, che tutti noi finanziamo a livello planetario pagando le imposte, non fa nulla cercando le alternative per coloro coltivano enormi estensioni di terreno (in Sud-America e nel sud-est asiatico) traendone benefici ai quali di per sé non rinunceranno mai. Calza la metafora riferibile a sant’Agostino che osserva un bambino che sulla spiaggia riempie un secchio per svuotare il mare.
“Resta il fatto che la droga è sempre e comunque devastante per chiunque ci venga a contatto e a tutti i livelli.”
Veramente tanti VIP hanno convissuto con la droga felicemente, per esempio Emilio Colombo, Gianni Agnelli, Giorgio Strehler, Keith Richards e chi più ne ha più ne metta. Il fatto stesso che la Legge consenta l’uso personale di droghe pesanti rende in qualche modo bislacca la battaglia per la loro abolizione. Come i miei innumerevoli simpatizzanti su CM sanno, il mio patetico, fallimentare tentativo è di trovare il negozietto della conoscenza del Bene e del Male, che tanto tempo fa in una terza liceuccia provinciale sembrava essere “da Emanuele”, vale a dire: il fondamento della morale è nella legge morale dentro di me, bella quanto il cielo stellato. Adesso nello Spirito del Tempo tutto è cambiato:
il fondamento della morale è la Scienza. La mia coscienza, essendo quella di un idiota terrapiattista paranoico è il nulla cosmico, non vale nulla ed è pure antipatica. Il Bene è quello che dicono i competenti, color che sanno, il Bene è la tecnologia. Essendo le droghe pesanti prodotti tecnologici, essendo venute al mondo come farmaci, esse sono figlie del mondo del Bene. Un atteggiamento totalmente negazionista verso di loro dovrebbe comportare anche una posizione critica verso le autorità morali e culturali della nostra società che è assente.
Per Franco Pavoni
Lei il negozietto del Bene e del Male lo ha già trovato, è su questo giornale (come su qualsiasi altro giornale).
Leggendo le notizie che quotidianamente si susseguono una persona attenta e colta come Lei può farsi un’idea sufficientemente esatta delle direzioni che può imprimere alle nostre vite (compresi i tanti VIP citati nel suo post) l’uso di qualsiasi sostanza che alteri il funzionamento del nostro sistema cerebrale.
Naturalmente ciò impone di andare alla sostanza dei fatti, e di non osservarli in maniera superficiale.
Quanto al giudizio critico “verso le autorità morali e culturali” della nostra società”, totalmente assenti se non complici, mi trova perfettamente consenziente.
Altrettanto dicasi per quanto concerne la contraddizione che Lei rileva tra l’uso personale consentito delle sostanze e la battaglia per contrastarne la diffusione.
Io personalmente sarei per vietarne del tutto l’uso (perchè tale uso non riguarda solo il singolo, ma può riflettersi anche su soggetti terzi, che vanno tutelati) e per un democratico obbligo di cura una volta accertato uno stato di tossicodipendenza (perchè il tossicodipendente, per definizione, è schiavo della sostanza che usa e non può quindi prendere, sotto questo pesantissimo giogo, le decisioni giuste relative alla sua salute e a quella dei terzi che possono essere coinvolti in comportamenti assunti in stato di alterazione).
sig.Bommarito, non sapevo della sua gravissima perdita familiare, mi dispiace davvero…la sua attività ‘divulgativa’ è meritoria, e magari aiuterà in qualche modo a salvare altri poveri ragazzi