Massimo Russo battezza
i giardini Falcone-Borsellino:
«Uomini che hanno ridato dignità allo Stato»
CORRIDONIA - Oggi la cerimonia di intitolazione nell'area verde di via Carlo Alberto Dalla Chiesa con il magistrato siciliano: «A 31 anni dalla morte il tempo non cancella, questo è importantissimo»

Da sinistra: la sindaca Giuliana Giampaoli con il consigliere comunale Francesco Calia e il magistrato Massimo Russo
di Marco Pagliariccio
Fino a stamattina era un’area verde senza nome incastonata tra le palazzine della zona industriale. D’ora in avanti i giardini Falcone-Borsellino in via Carlo Alberto Dalla Chiesa assumono un significato simbolico importante per tutta la città. L’intitolazione del parco è avvenuta stamattina alla presenza di Massimo Russo, magistrato oggi al lavoro alla Procura del tribunale per i minori di Palermo ma che fu tra gli allievi di Paolo Borsellino.

La sindaca Giuliana Giampaoli
Ci è voluto più del dovuto ad arrivare a questo risultato, nato da un’idea del consigliere comunale, all’epoca all’opposizione oggi in maggioranza, Francesco Calia, originario di Mazara del Vallo. Fu lui per primo a proporre nel 2020 con una mozione l’intitolazione di una via, di una piazza o altro a Borsellino. La mozione venne approvata all’unanimità con un emendamento proposto dall’allora sindaco Paolo Cartechini, che chiese l’aggiunta anche di Giovanni Falcone. Passano due anni, cambia l’amministrazione e il già vicesindaco Manuele Pierantoni, al primo consiglio utile, quello di luglio 2022, rimette sul piatto la questione con una mozione per chiedere di intitolare a Falcone e Borsellino l’area verde attrezzata che la Rita Calcestruzzi dovrebbe realizzare nei pressi dell’ex Gialù nell’ambito di oneri di urbanizzazione a suo carico. La maggioranza dice no ma rilancia: a dicembre 2022 ecco materializzarsi la proposta per l’area alla zona industriale. In mezzo altri 10 mesi ma finalmente oggi l’intitolazione è diventata realtà. «Il luogo è il contesto, ciò che conta è ricordiamo due uomini che hanno dato la loro vita per difendere la legalità e tutelare lo Stato – ha sottolineato la sindaca Giuliana Giampaoli – per questo siamo orgogliosi di questa iniziativa. Quella delle stragi di mafia è stata una fase importantissima della nostra storia ma i più giovani non l’hanno vissuta, non la conoscono. È una ferita aperta, dolorosa, che ci ricorda quanto la mafia ha condizionato la vita dello Stato e dei cittadini. Una realtà che ha cambiato volto rispetto a quei tempi ma che esiste ancora oggi: per questo è importante ribadire certi valori e certi ricordi trasferendoli alle giovani generazioni. L’auspicio è che queste iniziative stimolino la loro conoscenza e il loro impegno. È importante che lo facciamo come amministrazione comunale, è importante che lo facciano le scuole».

Francesco Calia, consigliere comunale
Una mattinata che ha toccato da vicino Calia, che di Massimo Russo è amico di lunga data essendo entrambi cresciuti a Mazara del Vallo: è stato proprio lui, oltre a proporre la mozione, a fare da “ponte” per l’arrivo del magistrato in città per la cerimonia di questa mattina. «Mai avrei pensato, tanti anni fa, che un giorno avrei presentato un’iniziativa finalizzata alla lotta contro la mafia, un qualcosa che ha caratterizzato il mio impegno sin da quando ero un giovanissimo ragazzo siciliano – ha ricordato il consigliere comunale – con Massimo abbiamo condiviso momenti di presenza attiva nella nostra città e allora mai avrei pensato che un giorno, a 1.320 km da Mazara, avremmo inaugurato un spazio per le famiglie e i più giovani dedicato a due martiri, due eroi della nostra terra. Quando ho chiamato Massimo per chiedergli di venire oggi, non ha esitato un attimo: ha risposto subito “sì”. A una città che nemmeno conosceva».

Massimo Russo, oggi al lavoro alla Procura del Tribunale per i minori di Palermo
Città che non conosceva quella di Corridonia, ma che ha un sottile legame con Mazara del Vallo: nella splendida cittadina all’estremo sud-ovest dell’isola, come ha ricordato Russo, c’è infatti un polo culturale dedicato a Filippo Corridoni. «Nominare uno spazio a Falcone e Borsellino, a 31 anni dalla loro morte, è importantissimo perché il rischio è che il tempo progressivamente cancelli tante cose, attenui i sentimenti e metta una distanza con le emozioni – ha sottolineato il magistrato, che lavorò al fianco di Paolo Borsellino tra il 1991 e il 1992 e che ha ripercorso quegli anni vissuti in prima linea – quei giorni tremendi non li hanno vissuti solo i siciliani, ma gli italiani. Le stragi di Capaci e via D’Amelio segnarono una fortissima presa di coscienza da parte di tutti, affinché fatti di quel tipo non accadessero più. Questo è un “monumentum documentum”, ovvero un segno che serve a ricordare di alcuni momenti. Ringrazio il sindaco per aver parlato non di miti, ma di uomini: Falcone e Borsellino sono stati spesso mitizzati da coloro che ne hanno usato l’immagine per proprio tornaconto, ma il processo di eroizzazione li allontana dalla gente. La dimensione umana ce li rende più vicini e al contempo più grandi dei miti. Falcone e Borsellino sono stati dei grandissimi uomini, prima che grandissimi magistrati, l’emblema delle iniziative pionieristiche nate a inizio anni Ottanta all’Ufficio istruzione di Palermo sotto la guida di Rocco Chinnici, iniziative che iniziarono ad abbattere i muri delle resistenze e dell’arretratezza culturale che c’era all’epoca. La loro opera ha restituito credibilità a uno Stato che, in quegli anni, aveva il volto impresentabile di esponenti collusi, conniventi o nel migliore dei casi indifferente al fenomeno mafioso. Io stesso ne scappai da quella terra, a fine anni Settanta scappai per andare a Firenze a studiare e liberarmi di quell’aria che si respirava, per tornarci poi anni dopo. Falcone e Borsellino sono andati sempre avanti nonostante tutto. Hanno ucciso loro tutti i collaboratori, avevano una famiglia e sapevano che stava arrivando la loro ora. Ma il loro senso dello Stato li portava ad andare avanti. Ed è questo che dobbiamo ricordare: il “nonostante tutto”. Questo insegnamento consegniamo a più giovani con questa intitolazione».
Alla mattinata ha partecipato anche la giornalista fermana Sandra Amurri, oggi al Fatto Quotidiano e che negli anni Novanta seguì da vicino il fenomeno mafioso, oltre al resto della giunta comunale e a diversi esponenti del consiglio comunale, sia di maggioranza che di opposizione.






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Non ha senso, ovviamente parlare della dignità dello Stato, ha senso invece esprimersi circa la dignità delle PERSONE, politici e amministratori, che stanno nelle Istituzioni.