Bolletta dell’acqua da 47mila euro
«Assurdo, avevo venduto l’immobile
e vivevo persino all’estero»

MACERATA - L'avvocato Stefano Benedetti ha ricevuto un decreto ingiuntivo con condanna a coprire le spese. «Fino al 2017 ho pagato poche decine di euro l'anno, possibile che nessuno vigili su un aumento dei consumi così spropositato?»

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di Alessandra Pierini

Una bolletta dell’acqua da 47mila euro per due anni. Senza essere più il proprietario dell’immobile. E’ la “grana” che si trova ad affrontare l’avvocato Stefano Benedetti di Macerata, attualmente residente all’estero. «Io mi domando, come è possibile che un ente pubblico non vigili sul bene di cui è responsabile. Possibile che nessuno si sia accorto dell’esorbitante aumento dei consumi? E’ evidente che sia successo qualcosa, un guasto o chissà cos’altro. Io ho atti che dimostrano che l’immobile non era più di mia proprietà e che addirittura vivevo all’estero.
Assurdo sotto il profilo etico ed illegittimo, oltre che sotto quello giuridico che l’Apm che tutte queste cose ben sa in quanto documentalmente informata, esiga con atti giudiziari queste somme da me».

La maxi bolletta dell’Apm è relativa all’ufficio in cui aveva sede lo studio legale Benedetti-Pugnali di cui è stato un fondatore.

«Nel 2014 dichiarai di voler succedere al contratto che fu dello studio a causa della morte del mio socio e mi dichiarai proprietario. Il contratto si definisce come “Uso diverso piccolo 0 – 100 mc”. Nel contratto, si istituisce automaticamente, per dir così, un fondo di garanzia per perdite occulte ed io sottoscrissi anche questo».
Un necessario preambolo della vicenda. Poi la cessione dell’immobile. «L’impegno di comunicare per iscritto le variazioni di indirizzo – ammette Benedetti – non fu da me osservato, dal momento che, nel dicembre del 2017, ho venduto, insieme ai comproprietari Eredi Pugnali, l’immobile in questione (quindi anche l’utenza) ad una società locale, la quale però non è mai subentrata nel mio contratto, pur dovendo presumere che ne abbia fatto uso». Fino a quel momento lo studio aveva sempre ricevuto bollette irrisorie, di poche decine di euro.

«Non ho mai ricevuto né solleciti né bollette che presumo siano state ritirate dal nuovo proprietario. Dal 2017, tra l’altro, risiedo a Santa Cruz de La Palma». Agli atti, risulta una comunicazione di dicembre 2022, nella quale all’avvocato si chiedeva la somma di oltre 7mila euro «ma io non ho mai ricevuto questa comunicazione. Il 7 settembre 2022, invece, mi venne indirizzata, ad un indirizzo non contrattualmente previsto, una missiva via Pec, nella quale mi si diceva che l’utenza ancora intestata a mio nome mi era stata revocata d’ufficio. Si citavano nella missiva tre solleciti che io non avevo mai avuto. Si esigeva l’importo di 47.685,05 euro. Ho quindi ricevuto una diffida ad adempiere a cui ho risposto, d’intesa con un funzionario Apm, copia dell’atto di vendita. La risposta è stata un decreto ingiuntivo con la condanna alle spese. E’ mio diritto dovere opporre l’ingiunzione di pagamento e chiamare in causa il terzo acquirente dell’immobile».

 


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