«Ale è finito in un girone infernale,
con l’eroina s’illudeva di governare un disagio
ma ignorava dove l’avrebbe portato»

CIVITANOVA - La moglie separata di Alessio Galatolo, Sara, racconta l'odissea del 45enne diventato tossicodipendente all'avvocato Bommarito. Il lavoro perso, gli arresti, l'aggressione subita per una partita di droga non pagata, la fine del matrimonio: «Non era solo un bel ragazzo, era soprattutto una persona in gamba. Si era laureato in Giurisprudenza, aveva una bella famiglia con due splendide bambine, un buon impiego, tanti amici. Ma ad un certo punto è diventato schiavo della droga, capace di intendere ma non di volere»
- caricamento letture
giuseppe-bommarito-e1668863556515

L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito*

Perché parlare ancora di Alessio Galatolo, ucciso dall’eroina a 45 anni il 18 ottobre scorso a Civitanova? Perché la sua vicenda umana e di tossicomane riassume in maniera paradigmatica le varie tappe del calvario e dell’inesorabile autodistruzione indotta dall’eroina, la droga che più cattura, la droga che più uccide (tanto che, volendo fare un esempio che ci riguarda, tutti i tredici decessi per overdose sinora avvenuti nella Marche nel corso del 2022 sono imputabili all’eroina, il dieci per cento del totale dei decessi avvenuti in Italia secondo il sito Geoverdose.it, primato assoluto nazionale della nostra regione quanto al tasso di mortalità). 

La sua storia la racconta Sara, moglie separata, sofferente come non mai per l’improvvisa perdita del padre delle sue figlie.

Quando ha iniziato Alessio ad usare sostanze?

Ale, io l’ho sempre chiamato così, come tanti ragazzi che vogliono sperimentare sensazioni nuove, ha cominciato poco più che adolescente con le canne e soprattutto con l’alcol, ma poi, dopo qualche anno, quando già era sposato con me – il matrimonio risale al 2011 – e avevamo due figlie, quando già lavorava e avrebbe avuto tutto per tirare avanti serenamente, iniziò ad assumere eroina. Gli piaceva perché, come è noto, il “farsi” di eroina funziona come una sorta di inconscio automedicamento, attenua e addormenta, ovattandoli, i malesseri esistenziali che da tempo gli covavano dentro e che non riusciva più a nascondere a se stesso: la morte precoce della madre, quando lui aveva solo diciassette anni; la grande responsabilità di un matrimonio con figli, che non è mai una passeggiata; il peso di un lavoro che per qualche anno lo obbligò al pendolarismo con Roma e alla vita con noi, i suoi cari, solo nei risicati fine settimana.

galatolo-2-e1666802359475-650x634

Alessio Galatolo

Era consapevole dei pericoli dell’eroina?

Evidentemente ignorava che l’eroina, assunta nell’illusione di poter governare un disagio, una sofferenza, non aiuta a maturare, a rafforzarsi, ma, anzi, alla lunga, pur essendo nell’immediato un fortissimo sedativo dei dolori dell’animo, aggrava quel disagio e lo circonda di altri problemi anche più pesanti di quelli di partenza. E soprattutto, per la sua potenza chimica, ti rende schiavo, cerca di non mollarti più, rendendo difficilissima la fuoriuscita, la risalita verso una vita normale.

Naturalmente Ale negava i suoi problemi, perché il meccanismo della negazione è tipico della tossicomania, e quindi prese ad andare avanti lungo quella strada, quella dell’eroina, il suo personale inferno, che ovviamente a poco a poco agguantò e schiacciò anche noi in famiglia, che pure cercavamo in ogni modo di stargli vicino e di volergli bene. Del resto, poteva ancora negare il disastro in cui si era infilato, perché qualche successo nella vita lo aveva in effetti conseguito.

A cosa si riferisce?

Ale non era solo un bel ragazzo, ma fondamentalmente era soprattutto un ragazzo in gamba. Penso alla laurea in Giurisprudenza, una bella famiglia con due splendide bambine, un buon impiego pubblico dopo altre esperienze meno soddisfacenti, l’avvicinamento lavorativo nel 2015 da Roma a Civitanova, lo sport in gioventù sino ad arrivare nella serie A della pallanuoto, tanti amici, perché lui, pur amando la solitudine, era socievole, brillante, buono con gli altri, amava leggere, adorava la natura. Successi veri, non effimeri, che però in Ale hanno in qualche modo ritardato la presa di coscienza del problema, che ogni giorno invece silenziosamente si aggravava, sino a diventare evidente e ingestibile. Ad un certo punto era ormai schiavo, schiacciato dalla droga, capace di intendere ma non più di volere, nella sua testa la sostanza la faceva da padrona, aveva il bisogno compulsivo di assumerla sempre più frequentemente e con dosi sempre maggiori, e continuava quindi a sprofondare nella sua malattia. Sì, perché a mio avviso la tossicodipendenza non è un vizio, come molti spregiativamente ritengono, ma una vera e propria malattia, difficilissima da curare e a volte, purtroppo, letale.

L’eroina, però, ad un certo punto ha cominciato a presentargli il conto. E sarà un conto molto pesante…

E’ verissimo. Nel 2017 sono stata costretta a chiedere la separazione, anche se per qualche tempo Ale è rimasto nella casa coniugale. La situazione era diventata insostenibile e pericolosa. Lui non riusciva più a controllarsi, si faceva sempre più spesso e io avevo paura per le bambine. Nel 2018 Ale – che due anni prima aveva perso pure il padre, suicidatosi dopo un periodo di depressione – subì la sospensione della patente e, poco prima o poco dopo, venne sorpreso in auto a Lido Tre Archi con oltre un chilo di droga nascosta nel veicolo, che evidentemente non era per uso personale: in attesa del processo, fu messo agli arresti domiciliari, tra l’altro nella nostra ex casa coniugale, perché non aveva mai spostato la sua residenza, nonostante la separazione.

Una situazione pesantissima…

Sì, certo, ma c’è molto di più. Il comune di Civitanova, per la faccenda della droga, fu costretto prima a sospenderlo dal lavoro con lo stipendio al 50 per cento e poi, l’anno dopo, a licenziarlo. Nel giugno 2020 Alessio è stato sorpreso dai carabinieri a rubare in un’auto: patteggiò sei mesi, con sospensione della pena e obbligo di lavori socialmente utili. Con le due figlie, dopo la revoca della patria potestà, ha iniziato a vedersi solo con l’atroce modalità degli incontri “protetti”, purtroppo una necessità, considerato il suo stato. Quasi ogni giorno, però, alla sera telefonava in videochiamata alle bambine e cercava in tutti i modi di mantenere il rapporto con loro, di non sparire dalle loro vite. Perché, nonostante tutto, Ale è stato un padre amorevole, amava profondamente le sue bambine, ma anche questo fortissimo sentimento non è bastato per aiutarlo.

In questi ultimi anni ha avuto anche delle overdosi?

Sì, diverse, tre solo negli ultimi mesi di vita, la più recente appena una settimana prima della morte, dalle quali ogni volta, fatta eccezione per l’ultima, è stato salvato grazie al tempestivo intervento del 118 e al farmaco salvavita Narcan. In verità aveva provato negli ultimi due, tre anni, senza alcuna reale convinzione, a disintossicarsi in un paio di comunità della zona, ma si era trattato semplicemente di un altro autoinganno. Se non sei convinto, se non ci metti la volontà, e ce ne vuole tantissima per liberarti dal mostro dell’eroina, nessuna comunità può salvarti. Ci vorrebbe, poi, un vero e convinto aiuto delle istituzioni, ma questo aiuto purtroppo non c’è stato, o non è riuscito ad essere efficace, nemmeno quando era evidente che Ale stava, passo dopo passo, scivolando verso un abisso.

Ci sono stati altri fatti rilevanti in questo lento e progressivo suicidio, avvenuto praticamente sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno riuscisse veramente ad aiutarlo? 

Nel novembre 2019, alla 21 circa, un altro episodio inquietante lo riguardò. Mentre era in giro in bicicletta a Civitanova, all’improvviso fu bloccato da un’auto, ne scesero quattro energumeni del Foggiano che per strada lo picchiarono selvaggiamente, a sangue, per una partita di droga non pagata. Se ripenso oggi a tutto quello che è successo, l’immagine che mi viene davanti agli occhi è quella di un girone infernale, nel quale Ale si è infilato sempre di più come un camion lanciato in una folle corsa in discesa con i freni rotti. Anche fisicamente negli ultimi tempi si vedeva che stava male, era costretto ad una vita pesante, era andato molto giù, dimagrito, incurvato, smarrito, rasato a zero nonostante avesse ancora dei bellissimi capelli. A Civitanova frequentava solo brutta gente, altri ragazzi che avevano il suo stesso problema e non potevano certo aiutarlo. Il suo male di vivere ce lo ha portato via a soli quarantacinque anni, quando aveva ancora una buona fetta di vita davanti, lasciando noi, la sua famiglia, nel dolore e nella disperazione.

Come vuole ricordare Ale?

Con il suo sorriso. La sua risata era contagiosa, piena di vita, anche se adesso sembra tutto così difficile da accettare e quello che ci ha lasciato è solo un grande silenzio. Il giorno che se ne è andato abbiamo trovato un quaderno dove Ale appuntava i suoi pensieri rivolgendosi amaramente a se stesso, senza cercare di ingannarsi e nascondersi la realtà, tra questi mi ha colpito questa frase che spero possa servire da monito a chi si trova nelle sue condizioni: “La verità è forse che un uomo deve essere uomo quando il gioco si fa duro e tu hai fallito, hai perso. Nessun destino, nessun Dio ha riempito di malinconia e tristezza ogni tua serata sul divano di fronte ad un caminetto acceso, nessun disertore, tu e tu solo hai tradito… ora che tutto è a posto illuditi che va bene così, che sei di nuovo forte… attraversa questo silenzio assordante quando arriva a farti esplodere, sanguina dentro e piangi di nascosto”.

*Presidente associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

Indagini sulle ultime ore di Alessio, prima che si sentisse male in casa c’erano altre persone

La droga continua ad uccidere nelle Marche e il problema è ancora troppo sottovalutato

Overdose fatale a 45 anni, la drammatica fine dell’ex dipendente comunale

Urla da una casa in costruzione: 44enne portato in ospedale, era entrato per consumare droga



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-

Vedi tutti gli eventi


Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X