Braccio semi amputato dalla lavatrice,
condannati titolare d’hotel e società
LORO PICENO - Una dipendente era rimasta ferita in modo grave, dopo varie operazioni il braccio le venne riattaccato. Oggi la sentenza al tribunale di Macerata. Disposta una provvisionale di 10mila euro alla parte civile, tutelata dall'avvocato Pizzirusso (in foto)

L’avvocato Gerdardo Pizzirusso
Braccio semi amputato dalla lavatrice mentre lavava le lenzuola dell’hotel dove era impiegata, sotto accusa il legale rappresentante dell’albergo e la società titolare della struttura. Oggi si è chiuso il processo (che sarebbe stato prescritto tra una settimana) con la condanna a 100 euro di multa per il titolare (accusato di lesioni colpose) e 34mila euro di sanzione amministrativa per la società. Il giudice Marika Vecchiarino del tribunale di Macerata ha inoltre disposto una provvisionale di 10mila euro per la parte civile (si è costituito il marito della donna, assistito dall’avvocato Gerardo Pizzirusso).
I fatti risalgono al 12 marzo 2014. Quel giorno una dipendente dell’albergo ristorante Le Grazie di Loro Piceno era impegnata a fare il bucato e stava usando una lavatrice che secondo l’accusa era «priva di idoneo ed efficiente meccanismo di blocco dell’apertura collegato con gli organi della messa in moto e movimento».

L’avvocato Giuseppe Bommarito
La donna aveva aperto l’oblò, al termine del ciclo di lavaggio, dice l’accusa (la difesa ha sostenuto che la lavatrice fosse in una fase inerziale dopo aver finito il lavaggio) per prelevare alcune lenzuola. Mentre la donna inseriva il braccio si era messa in funzione la centrifuga. Il movimento della centrifuga aveva causato la semi amputazione del braccio destro della donna che poi, grazie a diverse operazioni, le era stato riattaccato. Sotto accusa per quella vicenda sono finiti il titolare, Sergio Forti, 87 anni, e la società proprietaria della struttura la “Albergo ristorante Le Grazie di Forti Sergio & C. sas”. Oggi la sentenza. Forti è assistito dall’avvocato Giuseppe Bommarito, la struttura dall’avvocato Vando Scheggia.
(Gian. Gin.)