Travolto dal trattore, l’addio a Corridonia
Francesco la quarta vittima nel 2022:
il tragico bilancio dei morti sul lavoro

ALLARME - Domani alle 10,30 nella chiesa dei Santi Pietro, Paolo e Donato il funerale del 27enne morto ieri a Monte San Giusto. Lascia i genitori, la sorella e la fidanzata. Prima di lui avevano perso la vita Luciano Berruto, Grimaldo Palomino Loayza e Victor Peter. Un trend in crescita nel Maceratese, eppure in prevenzione si investe di meno
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Francesco Del Bianco

 

di Giovanni De Franceschi

Francesco è solo l’ultimo, aveva 27 anni. Luciano di anni ne aveva 56, Grimaldo 54, Victor 26. Tutti e quattro sono usciti di casa una mattina per andare a lavorare e non sono più tornati. E’ il tragico bilancio delle morti bianche nel Maceratese nel 2022. Un numero altissimo per un territorio come il nostro e un trend in crescita un po’ ovunque quello relativo a infortuni sul lavoro, come confermano gli esperti.

L’ultima vittima ieri. Francesco Del Bianco, 27enne di Corridonia titolare di un’azienda agricola, era andato a lavorare in un terreno di Monte San Giusto. Era arrivato alla guida di un trattore gommato che trainava un cassone su cui si trovava un secondo trattore, cingolato. Il 27enne ha parcheggiato il trattore, poi è salito sul cassone e sul trattore cingolato per scaricarlo. All’improvviso quest’ultimo si è ribaltato e ha travolto il giovane. Per lui non c’è stato scampo. A lanciare l’allarme è stata la madre, che non vedendolo rientrare si è preoccupata, ed è andato a cercarlo. Francesco lascia la mamma Laura, il papà Giovanni, la sorella Valeria, e la fidanzata Rachele. Il funerale domani alle 10,30 nella chiesa di santi Pietro, Paolo e Donato.

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Luciano Berruto

Luciano Berruto, invece, è morto a inizio anno. Era il 12 gennaio e Luciano, titolare di una ditta di manutenzione caldaie e condizionatori, la Mrci di Recanati, era a lavoro in un appartamento di Porto Recanati. Era in cima ad una scala in alluminio appoggiata al muro quando all’improvviso, ha perso l’equilibrio cadendo all’indietro. Fatale l’impatto con i gradini di accesso alla palazzina. Ha lasciato una moglie e due figli.

Il 22 giugno a perdere la vita un altro padre di famiglia: Grimaldo Palomino Loayza, 54 anni, peruviano residente da oltre 20 anni a Macerata. Padre di quattro figli era dipendente della Choncimer di San Severino. Stava effettuando la manutenzione dei pannelli fotovoltaici sul tetto dell’azienda, quando il lucernario in plexiglass ha ceduto e lui è precipitato all’interno del capannone. E’ morto sul colpo.

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Grimaldo Palomino Loayza

Due mesi esatti dopo Grimaldo è toccato a un altro ragazzo, Victor Peter, nigeriano residente a Macerata di 26 anni. Il ragazzo lavorava alla Nuova Staffolani di Tolentino, è rimasto schiacciato da alcuni infissi caduti da un muletto. 

Quattro morti in nove mesi è un dato su cui senza dubbio bisognerebbe riflettere. Anche perché va sommato a tutti gli altri infortuni sul lavoro di questo 2022, cresciuti un po’ ovunque. Quale sia la causa di questa “escalation” difficile dirlo. Molto probabilmente l’uscita dal periodo di pandemia, sommata alla crisi innescata dalla guerra in Ucraina e al caro energia, sono fattori che hanno inciso sulla qualità del lavoro. E potrebbero aver portato a un abbassamento del livello di guardia in termini di sicurezza. Detto in altri termini, si lavora di più e si lavora “peggio” per riuscire a far quadrare i conti.

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Gli infissi che hanno travolto Victor Peter

Un dato però è certo ed è quello degli investimenti sulla prevenzione, che sono calati sensibilmente, soprattutto nel periodo post Covid. Ed è difficile non correlare i minori investimenti in termini di prevenzione, di assistenza ai lavoratori e alle aziende e di controlli con l’aumento degli infortuni, mortali e non. Uffici pubblici chiave per garantire la salute e la sicurezza di lavoro, aziende e lavoratori sono dotati di organici insufficienti, un problema che nasce da mancanze di investimenti nel personale e dalla mancanza di una programmazione adeguata. Sono di conseguenza venuti a mancare i classici strumenti della prevenzione come la formazione e l’informazione e le attività di vigilanza si sono inevitabilmente rivelate insufficienti. Gli impegni restano solo sulla carta e così facendo si sono pagati e si pagano costi altissimi, a livello sia economico che sociale, in termini di vite e di disabilità a seguito di infortuni e di malattie professionali.

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