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«Estorsione di 100mila euro a una donna»,
in due rinviati a giudizio

MONTECASSIANO - La vittima sarebbe stata minacciata e uno degli imputati avrebbe detto di essere in contatto con persone legate alla camorra e che poteva essere pericoloso non fare quanto veniva ordinato. La difesa: «Il tribunale del Riesame ha già ritenuto completamente inattendibile quello che dice la donna»

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Da sinistra gli avvocati Piergiovanni Cicconi Massi e Vanni Vecchioli

 

di Gianluca Ginella

Estorsione a una donna, che sarebbe stata costretta a pagare circa 100mila euro: due persone rinviate a giudizio oggi dal gup Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata. Gli imputati sono Michele Pranzetti, 46enne di Treia, e Gianluca Minale, 39, di San Giorgio a Cremano. Oggi la donna, una 46enne di Montecassiano, si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Piergiovanni Cicconi Massi. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Macerata e dalla Sezione operativa della Compagnia di Macerata.

Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Rita Barbieri, la donna lo scorso aprile sarebbe stata costretta con minacce che le sarebbero state fatte da Pranzetti, a versare 29.700 euro con un bonifico istantaneo. Questo perché Pranzetti le avrebbe detto che non le sarebbero stati restituiti gli 11mila euro che aveva prestato il 12 aprile 2021 al fratello per un’auto da lui comprata insieme a Pranzetti né i 18mila euro che il fratello della 46enne anticipato per comprare la vettura. I soldi sarebbero stati versati in favore di una società che le era stata indicata telefonicamente da Minale per lavori di edilizia mai svolti. Il 21 aprile, continua l’accusa, la donna sarebbe stata costretta ad emettere un assegno circolare di 11mila euro a favore di una concessionaria di Orvieto prospettando alla donna che «le persone di Napoli che lui contattava appartenevano alla camorra e che erano persone senza scrupoli e spietate e che poteva essere pericoloso non fare quello che veniva ordinato e che vi sarebbero state conseguenze spiacevoli nei confronti della stessa persona offesa e del figlio della signora», dice l’accusa. Inoltre, la donna sarebbe stata costretta, il 26 aprile, a versare 34mila euro, facendo un bonifico, per lavori mai svolti. Ancora, il 29 aprile sarebbe stata costretta ad effettuare un ulteriore bonifico a favore di una donna per 5mila euro, e il 10 maggio altri due bonifici di 13mila euro e di 100 euro a favore di un’altra società indicata da Minale. Infine il 14 maggio sarebbe stata costretta ad effettuare una ricarica Postepay di 997 euro. Lo scorso dicembre Minale e Pranzetti erano stati arrestati dai carabinieri e messi ai domiciliari (ora sono entrambi liberi). Gli imputati sono assistiti dall’avvocato Vanni Vecchioli (Pranzetti) e dall’avvocato Luigi Alaia (per Minale). Pranzetti, durante la convalida dell’arresto, aveva negato ci fosse stata una estorsione e aveva fornito un’altra versione dei fatti. L’avvocato del treiese dopo l’arresto ha fatto ricorso al tribunale del Riesame che ha revocato le misure cautelari per Pranzetti. «I giudici del riesame – dice l’avvocato Vecchioli – hanno ritenuto completamente inattendibile la persona offesa, affermando che quanto dichiarato era inverosimile e immediatamente liberato Pranzetti. Nonostante questo oggi il gup ha rinviato a giudizio». Il processo si aprirà nel dicembre 2023 per chiarire i fatti.


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