Gps sull’auto di una dottoressa,
condannata 42enne “detective”
IN AULA - Tre anni per una 42enne che vive a Morrovalle, oggi la sentenza al tribunale di Macerata. La vittima è un medico di Montecosaro

di Gianluca Ginella
Dispositivo Gps nascosto nell’auto di una dottoressa di Montecosaro: condannata a 3 anni una 42enne che vive a Morrovalle. La sentenza oggi al tribunale di Macerata. La donna, che avrebbe agito, un po’ da detective secondo quanto emerso al processo, su mandato di un’altra persona, doveva rispondere di stalking e installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni.

Il pm Francesca D’Arienzo
Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, i fatti sono avvenuti tra il 2016 e il 2018. Una dottoressa di Montecosaro era stata messa in allarme quando sul cruscotto della sua auto ha notato accendersi delle spie e non ne capiva il motivo.
Così ha fatto la cosa più normale del mondo: è andata alla concessionaria dove aveva comprato l’auto. Una verifica in officina per capire il problema e poi la risposta, tutt’altro che ordinaria, del meccanico: qualcuno aveva installato un dispositivo Gps per la tracciatura dei movimenti della donna (parte civile, assistita dall’avvocato Sabrina Sartini).

L’avvocato Vanni Vecchioli
Secondo l’accusa la 42enne, avrebbe installato o fatto installare un apparecchio Gps all’interno della Fiat 500 X della professionista. Lo avrebbe fatto, secondo quanto sostenuto dalla parte civile nel corso della discussione di oggi, su richiesta di un’altra persona. Oltre al Gps, la 42enne è accusata di aver fatto appostamenti nei luoghi che la donna frequentava, tra cui uno stabilimento balneare e la sede di un congresso a Riccione. Avrebbe fatto anche chiamate e videochiamate alla donna. Le indagini erano state svolte dalla Dda. Oggi la sentenza del giudice Francesca Preziosi: 3 anni e 10mila euro di provvisionale alla parte civile. Il pm aveva chiesto 3 anni. Ad assistere l’imputata l’avvocato Vanni Vecchioli in sostituzione dell’avvocato Stefano Migliorelli.
*A tutela della vittima il nome dell’imputata non viene indicato