Camping “Il Quercione”, Leli in aula:
«Dopo il sisma ho saputo la verità,
vinsi il bando per un’area inedificabile»

USSITA - L'imprenditrice è parte civile al processo in cui sono imputati gli ex sindaci Marco Rinaldi e Sergio Morosi (attuale segretario comunale di Civitanova). In udienza ha ricostruito i fatti da quando prese la gestione nel 2013 fino alle scosse di terremoto del 2016. «Il responsabile della Protezione civile mi disse: "non posso lasciare persone dove possono morire per un'alluvione"»
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Emanuela Leli con l’avvocato Esildo Candria al termine dell’udienza di oggi

di Gianluca Ginella

Aveva partecipato e vinto un bando europeo per gestire il camping “Il Quercione” a Ussita, «dopo il terremoto dell’ottobre 2016 ho scoperto che era in una zona di inedificabilità assoluta. Avevo un bando a progetto, quindi oltre all’affitto c’erano anche gli investimenti per riqualificare e valorizzare l’area» ha spiegato, in certi momenti commuovendosi, Emanuela Leli, al processo in cui sono imputati, al tribunale di Macerata, due ex sindaci di Ussita: Sergio Morosi (attuale segretario comunale di Civitanova) e Marco Rinaldi.

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Il camping Il Quercione

Leli, assistita dall’avvocato Esildo Candria, è parte civile al processo e chiede un risarcimento di 20mila euro. Oggi ha ripercorso la storia del campeggio da quando l’ha preso in gestione nel 2013 fino alle terribili scosse del 26 e 30 ottobre.

«Il 30 ci diedero sei ore di tempo per spostare le persone che erano dentro al campeggio, più di 150 – ha riferito Leli in udienza -. Ricordo che il 28 ottobre il responsabile della Protezione civile, di fronte al sindaco Rinaldi, mi disse “dobbiamo mandarvi via: non posso far stare le persone che non sono morte di terremoto ma possono morire di alluvione”. Il sindaco Rinaldi mi disse “Mi vuoi dire che tu non lo sapevi?”. Io mi ero messa a piangere e gli ho detto che non lo sapevo e che lì ci stavo anch’io con la mia famiglia». Il riferimento è al fatto che il camping risultava essere costruito in una zona a rischio idrogeologico, in area di inedificabilità assoluta. Leli ha anche riferito che in seguito «quando ho chiesto la delocalizzazione anche dei dodici bungalow, mi venne risposto che per loro non esistevano».

Leli è riuscita a delocalizzare parte della sua attività, il ristorante e il bar del palazzetto. Secondo l’imprenditrice «ho avuto un danno di almeno 100mila euro, solo di spese fisse».

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Sergio Morosi

Il processo è in corso davanti al giudice Marika Vecchiarino.

Secondo l’accusa il camping si trova in un’area a rischio idrogeologico 4 (il massimo è 5). Proprietario del campeggio il comune di Ussita. L’ente, con diverse delibere comunali e mediante modifica del Regolamento per la conduzione del campeggio – dice l’accusa -, aveva autorizzato la ditta “Sib. Bellini turist service” di Emanuela Leli (a cui era stata concessa la gestione del campeggio) a fare degli interventi edilizi. Tra questi l’installazione di 5 mobil-house e di un gazebo in legno annesso al ristorante del campeggio, inoltre erano stati fatti degli scavi per la messa in opera degli allacci idrici e fognari. L’area però era sottoposta a vincoli paesaggistici e collocata in zona R4 e destinata a verde pubblico e a inedificabilità assoluta. I fatti contestati sarebbero avvenuti tra il 2004 e il 2014. Morosi era stato sindaco dal 2004 e fino al 2014 quando, il 26 maggio, gli era succeduto Rinaldi.  Il 12 maggio del 2017 il gip aveva disposto il sequestro del camping. Quello stesso giorno il sindaco Rinaldi aveva deciso di dimettersi da sindaco.

Morosi, segretario generale del comune di Civitanova, recentemente è finito al centro della cronaca per il video, diffuso dalla candidata sindaco Silvia Squadroni, in cui parla con il primo cittadino Fabrizio Ciarapica e con il presidente del consiglio comunale Claudio Morresi al termine di una seduta del Consiglio comunale risalente al 20 ottobre 2020. Un video che, dopo essere stato diffuso, è stato acquisito dai carabinieri e depositato in procura.

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