Accademia, inaugurazione col botto
«Compreremo l’ex Casa del fascio
L’accordo col venditore è fatto»

MACERATA - Aperto oggi l'anni accademico di Abamc. L'annuncio del presidente Scheggia: «Voglio finire il mio mandato con l'acquisto formale». Italo Lupi non ha potuto ritirare il premio Svoboda a causa di un infortunio. Presente il figlio Michele. La direttrice Rossella Ghezzi: «Un esempio da seguire sia per i docenti che per gli studenti verso i quali abbiamo grande responsabilità»
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Da sinistra Vando Scheggia, Rossella Ghezzi, Federica Facchini e Michele Lupi

di Giulia Sancricca (foto di Fabio Falcioni)

«Dichiaro ufficialmente inaugurato l’Anno Accademico 2021-2022 dell’Accademia di Belle Arti di Macerata». Non solo questa, però, la novità che il presidente di Abamc, Vando Scheggia, ha annunciato questa mattina nell’auditorium della Biblioteca Mozzi Borgetti.

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Il presidente Abamc Vando Scheggia

Al centro del suo discorso introduttivo «che faccio per la prima volta in presenza – ha detto – visto che negli ultimi due anni la pandemia ci ha fermato», anche l’acquisto della ex Casa del Fascio che diventerà la nuova sede dell’Accademia. «Cronache maceratesi lo aveva anticipato in parte – ha ammesso – , parlando anche di cifre. Aveva ipotizzato due milioni, ma noi spenderemo di meno. Questa mattina posso ufficializzare che l’accordo c’è. Ora sono in corso i vari passaggi burocratici, ma dal punto di vista commerciale, l’accordo con il venditore è fatto. Non ci trasferiremo per il cinquantenario dell’Accademia (sarà celebrato con l’inaugurazione del prossimo Anno, ndr), ma voglio finire il mio mandato con l’acquisto formale dello stabile e, sicuramente, sarà così. Si tratta del palazzo di piazza Mazzini – ha annunciato – più noto come ex Casa del Fascio.

La mia ambizione è quella di permettere agli studenti, ai docenti e al personale di rivivere i vecchi fasti. L’Accademia merita un immobile di prestigio che possa racchiudere tutto ciò di cui ha bisogno. Il palazzo di piazza Mazzini vanta seimila metri quadrati dove potrebbe tornare anche la sezione Restauro di Montecassiano. Purtroppo, però, non potremo attendere quel giorno: l’Accademia ha bisogno di nuovi locali per i prossimi anni e credo che, con la collaborazione dell’amministrazione comunale li troveremo».
Il presidente guarda poi al futuro anche dal punto di vista degli studi. «Siamo stati contattati dall’ambasciatore lituano che auspica un rapporto tra la nostra Accademia e la loro. Nelle prossime settimane una nostra delegazione lo incontrerà per valutare l’interscambio culturale che potrebbe nascere. Credo che sia una strada da percorrere».

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Il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli

Il sindaco Sandro Parcaroli ha garantito l’appoggio all’Accademia di Belle Arti. «Si è dimostrata capace e all’altezza della situazione – ha detto – affrontando con grande capacità le difficoltà che si sono presentate negli ultimi anni. È una realtà importante e voglio sottolineare la sinergia che abbiamo creato, dimostrando il nostro supporto per la sua crescita e il suo sviluppo».

Come da tradizione, l’inaugurazione dell’Anno Accademico è stata anche l’occasione per assegnare il premio Svoboda ad un talento artistico e creativo e il titolo di accademico onorario che quest’anno è rappresentato da Italo Lupi, uno dei più noti grafici italiani in tutto il mondo.
A ritirare il riconoscimento e a leggere la sua lectio magistralis è stato, però, il figlio Michele poiché il padre, a causa di un infortunio, non ha potuto essere presente ed ha seguito la cerimonia in streaming.

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Il direttore Rossella Ghezzi e la docente di Storia dell’arte Federica Facchini

«Desidero subito esprimere a Lupi, rivolgendomi a Michele, le più vive felicitazioni per l’attribuzione del premio – ha detto il direttore di Abamc, Rossella Ghezzi – che vediamo non solo quale riconoscimento al talento di Italo Lupi, ma anche come una sorta di ritorno alla normalità dopo due anni di pandemia. Mi è doveroso precisare che l’attribuzione del premio è stata rimandata tante volte e l’infortunio dell’ultimo momento ci ha fatto rischiare un nuovo rinvio, ma con fermezza e desiderio abbiamo lavorato affinché ci fosse lo svolgimento di questa giornata tanto attesa.

Lupi rappresenta un esempio da seguire sia per i docenti che per gli studenti verso i quali abbiamo grande responsabilità. È nostro compito progettare il futuro dei giovani e le potenzialità di questa Accademia, per farlo, sono molte. I numeri sono importanti, ma dietro le statistiche ci sono le persone, con i loro sogni, le ambizioni e le vite. È questo ciò che conta».

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La laudatio ad Italo Lupi è stata affidata a Federica Facchini, docente di Storia dell’arte. «Il conferimento del titolo di accademico onorario è un evento speciale – ha ricordato – perchè è l’individuazione di un professionista che, per ricchezza di competenze e coerenza della sua attività, mostra di esserci stato maestro. È un atto di responsabilità culturale. Esistono maestri riconoscibili, senza i quali la nostra conoscenza degli uomini e delle cose sarebbe più povera. Dal 2006, il premio Svoboda ha visto l’assegnazione a importanti protagonisti dei vari ambiti, un riconoscimento al Design non era stato ancora dato e dovevamo colmare questa mancanza». La presenza del figlio di Italo Lupi, Michele, ha permesso al pubblico di conoscere aneddoti familiari dell’artista. «Erano settimane – ha detto – che mio padre organizzava questo viaggio a cui teneva molto. Purtroppo l’infortunio non gli ha permesso di essere in questa terra dove, dal 2018, vengo spesso per via della mia collaborazione con Diego della Valle».

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Tra i ricordi del figlio sulla carriera di Lupi, un regalo di Natale. «Trovai sotto l’albero una carta da lettere disegnata da lui. Io, oltre che di architettura, ero appassionato di macchine da corsa ed il mio sogno era quello di fare il giornalista sportivo e scrivere di questo. Così decisi di usare quella carta da lettere per scrivere ad editori importanti. Mi telefonò l’allora direttore della Rizzoli che non era tanto interessato alla mia passione quanto a conoscere chi avesse realizzato quella carta. È stato l’elemento che mi ha permesso di entrare in contatto con loro ed un esempio di come sia importante l’attenzione alla forma e alla grafica». Tra le qualità del padre, è emersa «la curiosità che lo ha sempre distinto, ed il tentativo di incentivare quella dei giovani, degli studenti». Poi l’incontro con Steve Jobs. «Una delle vacanze più belle che ricordo è stata ad Aspen, in Colorado, dove ogni anno si tenevano conferenze importanti sul Design. Nel 1989 ero andato con mio padre perchè il convegno era dedicato al Design italiano. C’era anche Antonio Colombo, proprietario della Cinelli (azienda di biciclette, ndr) che, con Steve Jobs, improvvisò uno speech per spiegare le similitudini tra la bicicletta e il computer, valutando quanta libertà dessero».

L’Accademia di Belle arti punta all’acquisto dell’ex Catasto: sopralluogo di presidente e tecnici

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Da sinistra Federica Facchini, Rossella Ghezzi, Michele Lupi e Vando Scheggia



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