Quirinale, l’analisi di Mangialardi:
«Il gioco di Salvini è fallito,
questo pantano figlio della sua forzatura»

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Dopo la quarta fumata nera, nonostante l'abbassamento del quorum, il grande elettore marchigiano (capogruppo del Pd in Regione) sottolinea l'importanza di eleggere qualcuno «davvero "super partes" e che sia in grado di essere un garante per tutti gli italiani». Sulle rivendicazioni del centrodestra: «I numeri erano già noti da domenica. Questo avrebbe dovuto spingere alla ragionevolezza fin dal primo minuto e quindi fin dal voto di lunedì»
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Maurizio Mangialardi


«La fermezza di questi giorni sta pagando e oggi potrebbe essere la giornata giusta in cui anche Salvini capisca che non c’è la possibilità di eleggere un Presidente della Repubblica a colpi di maggioranza». Maurizio Mangialardi, grande elettore e consigliere regionale delle Marche, fa il punto sulle quattro votazioni nulle per il Quirinale. Dopo l’ennesima fumata nera di oggi, con i 166 voti per il Mattarella bis ben lontani dal quorum (505), Mangialardi sottolinea come il centrodestra non abbia i numeri per decidere in modo univoco un nome capace di raccogliere le preferenze necessarie.

«Matteo Salvini – spiega l’ex candidato governatore -, negli ultimi mesi e fino a ieri sera, ha provato a raccontare a tutti una tesi e cioè che il centrodestra aveva i numeri per eleggere un Presidente che fosse espressione della sua parte politica. Rivendicando sostanzialmente il diritto del centrodestra ad eleggere da solo il Presidente della Repubblica. Questo nome fino a domenica era quello di Silvio Berlusconi, negli ultimi giorni ha visto invece un crescendo di ipotesi irricevibili (per motivi differenti), dalla famosa terna fino alla Presidente del Senato Casellati. Enrico Letta si è limitato a fare presente una cosa fin dall’inizio: è necessario eleggere un Presidente con l’intesa di tutto il Parlamento».

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Matteo Salvini

Per due motivi, secondo Mangialardi. Uno politico e uno numerico: «Quello politico è semplice: in questo momento, l’idea di far saltare il Governo forzando la mano ed eleggendo un Presidente della Repubblica a maggioranza vuol dire giocare allo sfascio. L’Italia ha bisogno di tutto tranne che di settimane e settimane di caos istituzionale. Proviamo a pensare che cosa vorrebbe dire far saltare il Governo, per esempio, nella messa a terra dei miliardi del Pnrr, sui quali ogni secondo è prezioso. Ma proviamo anche a pensare che cosa significherebbe, agli occhi dell’Europa e del mondo, passare per l’Italia irresponsabile che sacrifica Draghi non mandandolo al Quirinale oppure costringendolo sostanzialmente alle dimissioni da Palazzo Chigi eleggendo un Presidente della Repubblica che non consenta al Governo di proseguire il suo lavoro. Sarebbe semplicemente incomprensibile. Ma quello numerico è ancora più semplice: nessuno oggi ha un numero di grandi elettori sufficiente per eleggere il Presidente della Repubblica a maggioranza. Neanche alla quarta votazione. Perché banalmente Salvini sa che non può fidarsi totalmente dei suoi alleati e forse neanche di parte dei suoi e che quindi è sostanzialmente impossibile che un candidato “di centrodestra” abbia la maggioranza assoluta dei voti. Ma questi numeri erano già noti a partire da domenica».

Per Mangialardi l’elezione si poteva risolvere già nelle prime ore. «Questo avrebbe dovuto spingere alla ragionevolezza fin dal primo minuto e quindi fin dal voto di lunedì: in queste condizioni si poteva votare un Presidente della Repubblica super partes dal primo giorno, con l’intesa di tutti – sottolinea -. Salvini si è invece ostinato in un gioco molto pericoloso, provando a legittimare la sua leadership nel centrodestra forzando sul Quirinale. Un gioco che è con ogni evidenza fallito. Per cui l’evolversi incomprensibile della discussione di questi giorni, non solo per chi è a casa ma anche per chi sta qui come noi, è figlio di questa forzatura: l’idea di voler eleggere un Presidente a forza senza avere i numeri per farlo. Una forzatura che ha portato Salvini e la destra in un vicolo cieco, al punto tale da non aver mai messo al voto un candidato in questi giorni per la paura di contarsi».

Sul tema delle schede bianche: «In tanti in questi giorni mi avete scritto dicendo che era sbagliato votare scheda bianca. Invece credo sia stato un segnale giusto: portare al voto un candidato “nostro”, sapendo di non avere i numeri per eleggerlo o provando a forzare la mano, avrebbe avuto il significato di comportarsi come sta facendo Salvini. E cioè ragionare a colpi di maggioranza in un momento in cui non ha senso farlo. E senza avere i numeri per farlo. Non dimentichiamo mai che il Pd ha il 15% dei grandi elettori, per cui non è certo in grado di eleggere “da solo” un Presidente della Repubblica. Quello che può fare però, in rapporto con gli alleati, è fare in modo che sia un eletto un Presidente davvero “super partes” e che sia in grado di essere un garante per tutti gli italiani. Se andrà così – conclude -, sarà una figura che nessun cittadino potrà sentire come imposta da una parte e in grado di essere il garante previsto dalla Costituzione. E sarà già un buon risultato».

 

 

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