Verso le presidenziali,
Cavallaro: «Mi votarono in 5 per il Colle»
Manzi: «Capolavoro eleggere Mattarella»

MACERATA - I parlamentari che in passato hanno partecipato alle votazione per il Quirinale hanno raccontato la loro esperienza all'incontro con Alberto Orioli, autore del libro "Dodici presidenti", organizzato dal Pd. Presente anche Adriano Ciaffi che ha all'attivo tre votazioni
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L’intervento di Mario Cavallaro durante l’incontro di ieri

 

di Alessandra Pierini

«Alle presidenziali del 2006 mi votarono in cinque». A raccontare l’aneddoto è Mario Cavallaro, ex senatore e deputato del Pd. Mentre gli occhi della nazione sono puntati sul Quirinale dove si svolgerà la partita per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, ieri pomeriggio all’asilo Ricci a Macerata, Cavallaro ha raccontato la sua insolita esperienza. Pur essendo stato senatore e deputato per un totale di 10 anni, non ha mai avuto l’opportunità di essere tra gli elettori del presidente, ma allo stesso tempo è stato “nominato” ad uno degli scrutini.
Il suo racconto, a cui sono seguiti quelli di Irene Manzi e di Adriano Ciaffi,  a margine dell’incontro, organizzato dal Pd Macerata, con Alberto Orioli, vice direttore del Sole 24 ore e autore del libro “Dodici presidenti” in cui ha ripercorso la storia politica ed umana dei leader che hanno guidato l’Italia dal 1948 a oggi. Durante la conferenza, introdotta da Ninfa Contigiani, segretario cittadino dem, Orioli ha parlato del suo libro, incalzato da rappresentanti della stampa locale.
Poi la parola è passata all’onorevole Cavallaro che con ironia ha raccontato due episodi strettamente legati tra loro e alla elezione del presidente.

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Mario Cavallaro con “l’abito” da sottosegretario

«Io non ho mai votato per il presidente della Repubblica perché sono stato senatore dal 2001 al 2006 (presidente era Carlo Azeglio Ciampi ndr) e deputato dal 2008 al 2013. A maggio del 2006 quando fu fatto il governo Prodi io fui sottosegretario per una notte. Avrei dovuto essere nominato ma, non si è mai capito bene per quale motivo, forse un veto da parte del presidente Francesco Cossiga, il giorno dopo mi ritrovai fuori dal governo e con me un altro aspirante sottosegretario». Fu questo probabilmente il motivo che portò Cavallaro ad ottenere 5 voti. «La mia esclusione provocò una polemica accesa sulla formazione del governo. Poco dopo, alle elezioni presidenziali, al terzo scrutinio un gruppetto di senatori amici decise di votare per me. Era chiaramente un voto di protesta. Prese 10 voti Massimo D’Alema, 3 Giuliano Amato. Poi al quarto scrutinio fu eletto Giorgio Napolitano».

In quei giorni Cavallaro era comunque in Parlamento perché ricopriva un ruolo tecnico ma non sapeva nulla di cosa fosse accaduto. «Dopo il terzo scrutinio, in molti uscendo mi facevano i complimenti e io ero furioso perché pensavo mi prendessero in giro per l’esclusione da sottosegretario».

Di quei momenti l’ex parlamentare ricorda anche il discorso fatto da Giorgio Napolitano dopo la riconferma: «In sostanza disse al Parlamento che la sua conferma era necessaria perché i parlamentari non erano stati in grado di trovare una soluzione e nonostante questo quei parlamentari lo applaudirono con vigore. Allo stesso modo credo che se dovesse essere rieletto Mattarella, sarebbe una presa d’atto dell’incapacità delle Camere».
Cavallaro non nasconde una certa preoccupazione per i nomi dei candidati che circolano: «Al di là che lo faccia o no Silvio Berlusconi ma il fatto che si propongano questi nomi vuol dire che la classe dirigente è consumata e non ha personaggi che possano incarnare l’essenza della figura e la terzietà cardine della presidenza della Repubblica. Effettivamente tutti quelli che hanno ricoperto il ruolo di presidente sono figure che avevano un posizionamento, ma sempre defilate rispetto alla gestione del potere. E’ affidabile e prevedibile che siano in grado di essere imparziali. I nomi che vengono fatti sono al momento tutti improbabili».

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Irene Manzi all’inizio della legislatura nel 2013

Ha votato invece ben due volte per il presidente della Repubblica Irene Manzi, la prima volta nel 2013 quando fu confermato il presidente Giorgio Napolitano e poi nel 2015 quando al Colle salì Sergio Mattarella.
«Le ricordo come due elezioni completamente diverse. La prima era quella che richiedeva la massima urgenza e io, giovane parlamentare, sentivo forte la tensione. Ricordo ancora le piazze piene che, quando uscivamo dai lavori, ci facevano sentire la pressione e quella febbre popolare per l’elezione. L’elezione di Sergio Mattarella, forse proprio perché non c’era la fretta di nominare il presidente, fu invece un vero capolavoro. Mi auguro che anche alle prossime elezioni possa prevalere il buon senso nell’interesse comune».

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L’intervento di Adriano Ciaffi

Ha raccontato la sua esperienza anche Adriano Ciaffi deputato dal 1968 al 1975 (nel 1971 fu eletto presidente Giovanni Leone), poi dal 1983 al 1994 (nel 1985 fu eletto Francesco Cossiga e nel 1982 Oscar Luigi Scalfaro) il quale in particolare ha sottolineato l’importanza dell’entourage dei presidenti, sia in fase elettiva che poi durante il loro settennato.

 

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Da sinistra Irene Manzi, Alberto Orioli e Ninfa Contigiani

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La platea dell’incontro di ieri pomeriggio all’asilo Ricci

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L’elezione del presidente Mattarellla, Irene Manzi in primo piano

 

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