«Inrca, Calamita si chiama fuori
ora che non ha bisogno di voti»

APPIGNANO - Luca Buldorini, capogruppo di Su la Testa e coordinatore cittadino della Lega: «Il sindaco aveva promesso la consegna dell’opera per ottobre 2020, ora dichiara che non è mai stata di sua competenza»

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MARCHETTI-BULDORINI-CANTIERE-INRCA-APPIGNANO

Riccardo Augusto Marchetti e Luca Buldorini al cantiere dell’Inrca ad Appignano

 

«Che fine farà la costruzione della sede Inrca di Appignano? Il Comune dice di non essere tenuto a rispondere e lo mette nero su bianco dopo l’interrogazione di Luca Buldorini, capogruppo di Su la Testa e coordinatore cittadino della Lega. Dopo il silenzio assordante quando l’aggiudicataria, Montagna costruzioni di Pesaro, aveva depositato i libri in tribunale, il sindaco Calamita e i suoi si chiamano fuori dalla questione, guarda caso, ora che le altre imprese concorrenti rinunciano all’appalto». Ad affermarlo lo stesso Buldorini in una nota. «Non è un buon amministratore pubblico chi si comporta come Calamita e la sua giunta – spiega – . La risposta alla nostra interrogazione certifica che avevamo ragione fin dal primo momento. Perché era chiaro che il cantiere dell’Inrca ha visto la luce solo per tagliare un nastro. Perché per raccattare voti la nuova Inrca è stata presentata come un successo della giunta e del Pd e adesso che Appignano resta col cerino in mano giocano a scaricabarile?», si chiede Buldorini ricordando «il protagonismo non solo degli amministratori cittadini, ma anche del direttore dell’Inrca Genga. Hanno preso in giro gli appignanesi chiamando Genga in consiglio comunale per giustificare i ritardi con il lockdown e garantire la ripartenza veloce del cantiere bloccato per il fallimento dell’impresa aggiudicataria. Addirittura l’ex sindaco Messi, protagonista principale dell’operazione, in quel consiglio si sperticò in lodi per il direttore Genga volendo che tutti i cittadini lo riconoscessero come ‘la persona che si è impegnata e ha portato a questo risultato’ – cita testualmente Buldorini –-. Un risultato clamoroso, non c’è che dire: le giunte Messi-Calamita, hanno promesso la consegna dell’opera per ottobre 2020 mentre ora non c’è nemmeno chi la realizzi e bisogna ricominciare daccapo il percorso per l’assegnazione dei lavori. Per il bene della città abbiamo teso più volte la mano a quelli che ora scappano dalle responsabilità: chi di questi signori restituirà ad Appignano gli anni e la fiducia nelle istituzioni persi?».


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