Cas, il Tar decide tra un mese:
la scadenza però è il 15 gennaio

SISMA - Oggi l'udienza a Roma. Sui due ricorsi contro le ordinanze della Protezione civile deciderà il tribunale del Lazio ma il termine per l'autocertificazione è questa settimana
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Jacopo Severo Bartolomei, Ludvina Cinti e Diego Camillozzi oggi a Roma

 

di Monia Orazi

Bisogna attendere un mese per sapere se resteranno in vigore le ordinanze 614 e 670 della Protezione civile nazionale, che hanno rivisto i criteri per avere ancora diritto al contributo di autonoma sistemazione e per abitare nelle Sae e che prevedono che entro il 15 gennaio, i terremotati presentino l’autocertificazione al Comune di residenza.

Si è tenuta oggi a Roma, nel Tar del Lazio, l’udienza per discutere i ricorsi dell’associazione “La terra trema noi no” e di un privato di Macerata, per chiedere al tribunale amministrativo di annullare le due ordinanze, perché hanno creato disparità di trattamento. Un esempio su tutti: chi ha acquistato la casa prima del novembre 2019, data di entrata in vigore dell’ordinanza 614 non percepisce più il Cas, mentre chi l’ha acquistata dopo quella data ha diritto ad avere tre annualità di Cas, con cui verosimilmente può “risparmiare” sul costo dell’abitazione. Altro aspetto riguarda il dove si è acquistata la casa, paradossalmente chi l’avesse presa al di fuori del Comune di residenza o dei centri limitrofi, continua a percepire il contributo. Situazioni che hanno creato malumore e conseguenze sulla vita della gente e sono partiti i ricorsi. Se saranno accolti si potrebbe aprire uno scenario nuovo per chi si è visto revocare il contributo di autonoma sistemazione, con prevedibili ricorsi contro la Protezione civile ed i Comuni che applicando quanto previsto nelle ordinanze hanno revocato il Cas.

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Al centro l’avvocato Federico Valori

A fare ricorso contro l’ordinanza 614 era stata l’avvocato Tina Fusari, mentre per l’ordinanza 670 l’associazione “La terra trema noi no” si è affidata agli avvocati Jacopo Severo Bartolomei, Pietro Chiucchiuini, Marco Massei, Federico Valori ed a questo ricorso, presentato dal presidente dell’associazione Diego Camillozzi hanno aderito in 120.

Ha spiegato l’avvocato Bartolomei oggi pomeriggio dopo l’udienza: «Causa Covid l’udienza si è tenuta a trattazione scritta senza partecipazione diretta, sono state presentate le memorie delle parti. L’avvocatura dello Stato, in rappresentanza della Protezione civile nazionale ha insistito nel richiedere il rigetto del ricorso, senza aggiungere altre motivazioni, rispetto a quanto espresso ad agosto. Noi abbiamo richiesto l’annullamento dell’ordinanza, ribadendo l’irrazionalità normativa. Come ha affermato il capo nazionale di Protezione civile Angelo Borrelli in una recente intervista la revisione del Cas è avvenuta senza essere concertata con il ministero delle Finanze, per evitare di erogare il beneficio ad una così vasta platea di persone. Ma non è di certo colpa dei terremotati il mancato avvio della ricostruzione. Di certo non è per la patologia di alcuni che devono pagare tutti». Per entrambe le udienze il Tar Lazio si è riservato la decisione, sarà emessa una sentenza, che dovrebbe essere depositata e dunque resa pubblica entro un mese da oggi.

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Intanto sono giornate di passione per altre migliaia di cittadini, tra residenti nelle Sae e percettori del Cas, residenti nei cosiddetti appartamenti “invenduti” ed abitazioni sostitutive delle Sae, alle prese con la scadenza del 15 gennaio prossimo in cui dovranno presentare ai Comuni di residenza il modulo per dimostrare che hanno ancora diritto al Cas e ad abitare nella Sae.

Una serie di Comuni si sono limitati a pubblicare l’avviso sul sito istituzionale, c’è il rischio che specie alle persone più anziane sfugga la scadenza, o che vi siano problemi, visto che gli uffici comunali lavorano in modo contingentato e l’assistenza alla compilazione viene garantita in gran parte telefonicamente o via mail.

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Angelo Borrelli

Una situazione complessa di cui si è dimostrata consapevole la Regione Marche, nella nota inviata ai Comuni dal soggetto attuatore sisma, per ricordare la scadenza: «Il termine di cui sopra (15 gennaio, ndr) ha natura ordinatoria, pertanto qualora vi fossero istanze pervenute successivamente a tale data, il Comune può acquisirle e valutarne la presa in carico, verificando se vi siano stati effettivi impedimenti che possano aver determinato la presentazione in ritardo. Stante la precedente esperienza, sottolineo l’importanza di una efficace e capillare comunicazione ai beneficiari, specie quelli ricadenti nelle fasce maggiormente difficili da raggiungere (persone anziane, prive di dispositivi internet, residenti in zone isolate, ecc.). In relazione all’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, al momento non siamo a conoscenza di eventuali proroghe, ma in funzione di quanto sopra esposto, reputo possiate organizzare l’acquisizione delle dichiarazioni con le tempistiche e le modalità che riterrete più consone».

Per chi ha la casa inagibile con danni lievi, il mantenimento del Cas è legato all’aver presentato il progetto di recupero, anche in forma semplificata. Su questo si era espresso il commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini, che per approfondimenti su questa situazione aveva incontrato nel giugno scorso il capo nazionale di Protezione civile Angelo Borrelli, in modo da giungere ad un’intesa, legando il requisito dell’assistenza tramite Cas, all’aver presentato la richiesta per la riparazione della propria abitazione, dai danni del terremoto.

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