Dal museo Zavatti a Villa Eugenia,
dalla Quadrilatero al vino:
anche Civitanova ha perso i suoi “treni”

IL COMMENTO - Terza puntata, dopo quelle su Macerata e la valle del Potenza, dedicata alle occasioni mancate. L'amarezza in una lettera di due professoresse
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

I due articoli, dedicati da Cronache Maceratesi ai “treni persi” dalla città di Macerata, con riferimento agli insuccessi di tante iniziative, alle umiliazioni, alla scomparsa di tanti enti, alle occasioni di cui non si è saputo approfittare, hanno stimolato i cittadini di altri Comuni della nostra provincia ad affrontare l’argomento in casa propria. E ci si è resi conto che “mal comune…” non è “mezzo gaudio” ma al contrario ci ha fatto rendere conto che questo nostro territorio avrebbe meritato molto di più se non ci fossero state tante circostanze avverse. Ma per questo non dobbiamo incolpare il “destino cinico e baro” bensì gli errori di quanti hanno preferito coltivare il “proprio orticello” anziché guardare più in alto e soprattutto più lontano.

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Villa Conti a Civitanova

Tra le segnalazioni pervenute riteniamo utile riferire quella di due professoresse di Civitanova, Fiorenza Paffetti Perugini e Laila Antinori Nicolai, le quali hanno scritto:. «Questa povera città non meritava tanto. Negli anni ha perduto l’ippodromo sul mare, con relativo arco di trionfo in fondo al viale Vittorio Veneto; poi le carrozze del conte Conti donate a Macerata e conservate oggi nel museo Buonaccorsi; quindi il museo Zavatti che era famoso in Italia, i villini Liberty di Maffei, di Ribichini e di Lombardi (demoliti) e quello di Conti (venduto); ma anche il trabaccolo della marineria civitanovese, il materiale di scena di Sesto Bruscantini, cantante civitanovese famoso nel mondo, gli ex voto molto antichi e numerosi della chiesa di S.Marone (venduti ad un privato), la collezione di Lino Brillarelli legata alla spedizione di Umberto Nobile, il museo di archeologia più volte promesso e mai realizzato, il museo Cecchetti mai realizzato; gli importanti edifici di archeologia industriale, pari a quelli Benelli di Pesaro, unici nelle Marche, non tutelati. Per non parlare della Scuola coreutica assegnata dalla Regione a Tolentino per mancata richiesta da parte di Civitanova, patria di Cecchetti uno dei più grandi maestri al mondo di danza del ‘900. Per villa Eugenia (!!!) non ci sono parole! La fototeca è come non ci fosse più. E…dulcis in fundo il sotterramento di resti archeologici (o di quello che rimane!). Povera città!»

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La spiaggia di Scossicci

Che dire di tutto ciò? Nella lettera c’è tanta amarezza, quella che sentiamo tutti quando vediamo le altre città ingrandirsi e progredire mentre la nostra che rimane ferma nel tempo rendendoci conto che tante nostre prerogative scompaiono. E questo succede spesso anche perché noi ci accontentiamo dell’”aurea mediocritas” (poco aurea e molto mediocre), che nei tempi andati poteva anche essere una strategia vincente. Oggi non è più così perché adesso c’è la più spietata competizione tra città e città, tra provincia e provincia, tra regione e regione. E questo non soltanto in Italia ma anche all’estero c’è lo stesso fenomeno. Fenomeno che chiamiamo campanilismo ma spesso il campanilismo ci fa fare scelte sbagliate. Così, se si annuncia che un ospedale chiude, le città “rivali”, anziché intervenire in difesa di quella “preziosa” realtà, ne sono felici pensando che in questo modo si avvantaggerà il proprio ospedale con la speranza di salvarlo. E invece anche esse, dopo qualche mese o anno cadranno vittime della stessa logica. Infatti, anche il loro ospedale sarà costretto a chiudere, perché prima si toglie una specialità, poi si fanno mancare gli infermieri, quindi non si fa il concorso per il primario andato in pensione e infine si decreta la chiusura. E la rivalità si evidenzia non solo nella sanità ma anche nel turismo. E qui parliamo della mancata protezione della costa contro le mareggiate. E’ noto a tutti che la spiaggia di Scossicci è ridotta a pochissimi metri tra il mare e la strada che collega Porto Recanati con Marcelli di Numana. Scossicci è un polo turistico importante con numerosi villaggi che ogni anno accolgono migliaia di villeggianti provenienti anche dall’estero. Ebbene ci fosse stata un’altra città della nostra provincia, ad esempio Macerata o Recanati, che, solidarizzando con Porto Recanati, sia intervenuta presso la Regione facendo pressioni per un sollecito intervento! Nessuno ha pensato che, se si perde un polo turistico, ci rimette tutta la provincia? D’altra parte non si poteva sperare che intervenissero Numana o Sirolo che, turisticamente, sono in competizione con Porto Recanati, anche se tutte e tre queste località fanno parte della prestigiosa Riviera del Conero e rappresentano una realtà turistica da potenziare con tre diverse caratteristiche di ospitalità..

coda-traffico-autostrada-a14-uscita-civitanova-FDM-3-325x217La rivalità, il campanilismo e la competizione, comunque li si voglia chiamare, sarebbero molto positivi e benvenuti se facessero sì che, il progresso degli altri,  funzionasse da i stimolo a migliorare anche la nostra città. E invece c’è solo invidia. E questa appare ancora più evidente quando, per esempio, si scopre che un concittadino sta avviando una nuova attività economica. Chi ne viene a conoscenza subito istintivamente esclama: “Ma chi glie pare de esse!” (ma chi gli sembra di essere). Frase che sostanzialmente significa “cosa gli sembra di essere capace di fare”. Anziché compiacersi che nella propria città si apra una nuova impresa ci si rammarica. E questo è incomprensibile in quanto nella sostanza la nostra gente è istintivamente altruista e generosa. Il nuovo questore Vincenzo Trombadore ha definito i maceratesi come “bravissima gente e molto equilibrata”. Si pensi soltanto al numero di associazioni di volontariato che esistono un po’ in tutte le nostre città. Basterà ricordare i nostri giovani che si prodigarono a Firenze, quando ci fu la grande alluvione nel 1966 e, in anni più recenti, le iniziative in favore dei terremotati dell’alto Maceratese. Questo slancio però finisce quando si tratta di “combattere” (si fa per dire) contro la pubblica amministrazione o comunque un ente pubblico che “non fa gli interessi pubblici”. Sembra una contraddizione in termini ed invece è proprio così. Si pensi al rifacimento della pavimentazione della passeggiata delle “mura da sole”, alias viale Puccinotti. Possibile che nessuno dell’amministrazione si fosse accorto che il rifacimento era in eccessiva pendenza verso i giardini, tanto da mettere in difficoltà i pedoni? Si pensi alla Galleria delle Fonti. Nessuno aveva pensato che proseguendo il tracciato verso Villa Potenza la strada finiva contro la rete di recinzione di una villa privata? Si ricordi la sala di attesa del Pronto soccorso dell’ospedale di Macerata di qualche anno fa. Qualcuno la definì un “lazzaretto”. Sono trascorsi anni prima che fosse sistemata più razionalmente. E si pensi all’errore madornale di costruire l’autostrada A14 a ridosso della ferrovia adriatica e della spiaggia anziché lungo l’asse mediano delle Marche, partendo da Rimini (o da Pesaro) e quindi toccando Fossombrone, Jesi, Macerata, Fermo, Ascoli, Teramo ecc. L’economia delle Marche avrebbe avuto uno sviluppo enorme rilanciando tutti i settori industriali dell’entroterra anziché costringere tutti i centri urbani della costa ad allungarsi all’infinito fino quasi a toccarsi l’uno all’altro senza soluzione di continuità. Peraltro il tracciato della A14 a ridosso del mare e della ferrovia ora sta creando grossi problemi trovandosi nella necessità di costruire una terza corsia. Tanto è vero che si sta progettando addirittura di spostarla più all’interno. In quel caso c’era l’opportunità, anzi la necessità, di promuovere iniziative efficaci  per ribaltare le scelte fatte. E invece nulla.

colfiorito-0-650x366-400x225Generosi e altruisti nell’aiutare quanti sono colpiti dalle calamità ma incapaci di condurre una giusta battaglia civile per tutelare i nostri interessi. Così allora tutto finì in una lunga quanto sterile polemica sui giornali. Ma quando si riduce tutto ad una stucchevole polemica è chiaro che gli uffici stampa degli Enti pubblici hanno la meglio perché possono portare avanti la “battaglia” all’infinito. E alla fine chi ha in mano il potere riesce quasi sempre ad avere la meglio. Eppure quelli erano anche gli anni giusti per rilanciare le Marche e farle competere, quanto meno alla pari, con l’Emilia-Romagna e la Toscana. Ormai quella situazione è irripetibile. Lo dimostra anche il fatto che la realizzazione della Quadrilatero, dopo decenni di attesa, è avvenuta quando ancora le Marche non avevano superato la crisi economica del 2008, e quindi non ha dato i risultati sperati. La superstrada Civitanova-Foligno è diventata soltanto un ponte tra le due località con scarsi benefici per tutti i territori attraversati. Per ora segnali di rilancio si vedono soltanto a Colfiorito che è diventato un grosso centro di attrazione, oltre che a Civitanova e Porto S.Elpidio con l’aumento (per ora solo estivo) dei villeggianti umbri. E tutto questo ha fatto sì che le Marche, più che vicine all’Emilia Romagna, oggi sono considerate dagli economisti molto più simili al sud d’Italia. E il futuro non è roseo dopo le ultime batoste del terremoto e della pandemia. E’ anche per questo che le famiglie fanno sempre meno figli a causa scarsa fiducia nel futuro e mancanza di servizi essenziali, mentre i giovani preferiscono andare a “cercare fortuna” all’estero.

vigneto1Riflettendo un attimo sulla vicina Romagna va riconosciuto che da sempre la forza principale di questa regione è rappresentata dalla facilità con cui si riesce ad organizzare le cooperative. Invece il carattere del marchigiano è addirittura recalcitrante contro l’idea stessa di cooperativa. E qui viene fuori il grave difetto di noi marchigiani: quello di essere troppo individualisti. Una volta se dicevi ad un produttore di mettere il suo vino insieme a quello del suo vicino (per competere meglio sui mercati) era come se gli avessi dato una coltellata e ti rispondeva: “Il mio vino eccellente vicino alla ciofeca di quel cafone? Mai!”. Questa mentalità retrograda non si arrende neppure all’evidenza dei fatti. Si pensi ad esempio al miracolo realizzato dalle Cantine Belisario a Matelica. Si tratta di una cooperativa di oltre 150 produttori attiva fin dal 1971, che è riuscita a portare il Verdicchio di Matelica ai massimi livelli qualitativi tanto da essere apprezzato non solo in Europa ma anche negli altri continenti. E questo proprio perché “l’unione fa la forza”, la forza di avere le attrezzature più moderne, di avere enologi e tecnici di alto livello, di fare le ricerche più approfondite e costose d’intesa con i laboratori delle Università, di andare in tutti i mercati del mondo. Si pensi anche all’Istituto tutela vini delle Marche che ha riunito tutti i produttori di vini marchigiani. E’ stata la carta vincente per affermare la nostra vitivinicoltura in tutte le fiere internazionali del vino.

Negli anni anche da noi il concetto di cooperativa è cresciuto molto (e si potrebbero citare tanti casi di successo) ma c’è ancora tanto da lavorare in questo campo. Si pensi ad esempio a quanti pastifici ci sono nelle Marche, e tutti producono una pasta di alta qualità. Ma l’idea di metterli insieme (per offrire un ricchissimo ventaglio di prodotti)è assolutamente impensabile. Eppure come dipendenti costituiscono una forza lavoro pari se non assolutamente superiore almeno a quella di un paio di grossi calzaturifici. Perché non creare, anche per i pastifici, un Istituto di tutela regionale?

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