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Covid, il presidente del Porto Potenza:
«Acquaroli sciolga il nodo delle quarantene»

CALCIO - Fabio Sacconi chiama in causa direttamente il concittadino, nuovo governatore delle Marche: «Spero che possa convocare tutti gli organismi preposti per risolvere quanto prima i dubbi sulla prosecuzione dell'attività che riguardano le società dilettantistiche»

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Il governatore Francesco Acquaroli

 

Il presidente del Porto Potenza, Fabio Sacconi, chiede l’intervento del neo presidente della regione, e concittadino, Francesco Acquaroli per risolvere i tanti dubbi che attanagliano i dirigenti e i calciatori del calcio dilettantistico. Al momento sono più di quaranta le società maceratesi che dalla Promozione alla Terza categoria hanno interrotto precauzionalmente l’attività sportiva. Il numero uno del club portopotentino, militante nel campionato di Seconda categoria, auspica che «il nuovo governatore possa convocare quanto prima tutti gli organismi preposti e sciogliere questo nodo». Anche il Porto Potenza, nel frattempo, ha deciso di sospendere gli allenamenti. «In questi giorni si sono fatte, da parte di molte società, riflessioni riguardo a proseguire la propria attività oppure no. Si sono aperti due fronti: quello di chi dice “rispetto l’attuale protocollo e vado avanti in attesa che la FIGC decida” e chi dice “mi fermo perché ci sono rischi per i nostri atleti troppo elevati” – esordisce Fabio Sacconi -. Il punto cruciale, a mio avviso, non è tanto il rispetto del protocollo dal punto di vista di mettere in atto tutte le procedure preventive volte a contrastare il Covid 19. Tutte le società sanificano, misurano temperatura, hanno percorsi diversi di entrata e di uscita, hanno il registro presenze e hanno l’autocertificazione valida per 14 giorni. Tutti i vertici societari si sono adoperati a porre in essere il protocollo per la salvaguardia dei propri atleti e tesserati, assumendo su di loro tutte le responsabilità e questo deve essere riconosciuto dalla Federazione – entra nel dettaglio il numero uno del Porto Potenza -.

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Fabio Sacconi, presidente del Porto Potenza

Da presidente credo però che il punto cruciale sia un altro e cioè quello della messa in quarantena nel caso in cui risultasse positivo un proprio tesserato. La nostra regione è relativamente piccola e quindi credo che la prima cosa da fare sia quella di unificare e uniformare, attraverso una comunicazione ufficiale degli organi competenti, come la società dovrà contenersi nel caso di un giocatore positivo. In tutte le Marche la modalità deve essere la stessa, perché da quello che emerge in questi giorni sembra che ci siano realtà che trattano gli stessi casi in maniera diversa e questo non solo genera confusione, ma comporterebbe anche una sorta di “falsificazione” dei campionati – prosegue la nota -. Secondo me, la paura degli atleti e dei loro allenatori, oltre a quella del contagio, che potrebbe avvenire in qualsiasi luogo, è quella della messa in quarantena. Molti atleti di squadre di Prima, Seconda e Terza categoria sono formate da giovani che lavorano e studiano. Se ogni volta che giocano si presentasse la situazione di essere stato a contatto con un positivo e dovessero fare una quarantena di 14 giorni a prescindere, significa che molti loro resterebbero a casa per decine e decine di giorni mettendo a repentaglio il loro posto di lavoro o il loro percorso studi. Se invece, una volta entrati in contatto con un atleta positiva, ci fosse la possibilità di far effettuare i tamponi agli altri giocatori e in caso di negatività ognuno può far ritorno a lavoro o a scuola e continuare anche gli allenamenti, allora le cose cambiano e molti preoccupazioni verrebbero meno. Credo anche che ci sia maggior serenità da parte degli atleti – conclude il presidente Fabio Sacconi -.

Porto-Potenza

La rosa del Porto Potenza, edizione 2019/2020

Quindi mi auspico che qualcuno, anche il nuovo governatore neo eletto Francesco Acquaroli, dato che non sono stati nominati ancora gli assessori competenti, possa convocare tutti gli organismi preposti e sciogliere questo nodo quanto prima. Anche perché, oltre agli interessi economici, il valore sociale del calcio dilettantistico nella nostra comunità risulta essere fondamentale come agenzia educativa per i nostri ragazzi. La priorità è la salute dei nostri atleti, delle loro famiglie e il rispetto verso le proprie comunità di apparenza. Se non ci sono le condizioni per tutelare questi aspetti credo che il miglior esempio da dare sia quello di far iniziare i campionati quando le cose saranno migliori».

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