Bancarotta nel fallimento Green leaves,
assolto l’imprenditore Silvano Ascani
PORTO RECANATI - E' stato prosciolto questa mattina al tribunale di Macerata, a distanza di nove anni
A nove anni dal fallimento della discoteca Green leaves di Porto Recanati, è stato assolto dall’accusa di bancarotta preferenziale l’imprenditore del divertimento, Silvano Ascani. Tutto nasce dal fallimento della Green leaves srl, società, che gestiva la discoteca che tra gli anni Novanta e i primi del Duemila è stata una delle attrazioni nazionali della movida. Era stata dichiarata fallita il 21 gennaio del 2011. Secondo l’accusa (oggi il pm ha chiesto la condanna a 8 mesi per Ascani) l’imprenditore portorecanatese, avrebbe eseguito dei pagamenti, per quasi 1,5 milioni di euro circa, in modo da favorire alcuni dei creditori. In particolare, prosegue l’accusa, avrebbe versato circa 1,4 milioni di euro a due banche. Il grosso, 1,2 milioni di euro, sarebbe andato alla Carifac, e 255mila euro alla Banca Toscana. Oltre a questo, ulteriori 60mila euro sarebbero stati pagati a due fornitori. Ascani, presente oggi in udienza, al fianco del suo avvocato, il legale Gabriele Cofanelli, si è detto molto felice per l’assoluzione, arrivata con formula piena, dopo un processo che è andato avanti per nove anni.
Il difensore spiega: «Nella realtà Ascani era stato già assolto due anni fa dallo stesso Tribunale dall’accusa di bancarotta fraudolenta per aver asseritamente distratto diverse somme di denaro ed a seguito di questa pronuncia la procura aveva aperto un nuovo fascicolo ed indi una nuova accusa per bancarotta preferenziale» dice l’avvocato Cofanelli. Il legale ha sostenuto che «in effetti la vendita dell’immobile su cui insisteva la discoteca, veniva pattuita per circa un milione e quattrocentomila euro ma senza che in alcun modo la società Green Leaves fosse subentrata nell’operazione commerciale trattandosi di una porzione immobiliare di esclusiva proprietà dei fratelli Ascani e soprattutto che nell’anno 2008 lo stesso Silvano Ascani avesse riversato nelle casse sociali l’importo di 400mila euro quale conferimento personale a tutela della intera massa creditoria. Da qui l’assoluzione con formula ampia dalle imputazioni ascritte e la più completa soddisfazione dell’imprenditore che dopo nove anni ha visto finalmente riconosciuta la propria innocenza» conclude Cofanelli.
(Gian. Gin.)
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