Omicidio di Pamela,
fissato il processo di appello

MACERATA - Innocent Oseghale tornerà in aula il 16 settembre dopo il ricorso presentato dai suoi legali che contestano la ricostruzione dell'accusa, per loro non ha ucciso la 18enne romana. Nel maggio del 2019 il nigeriano era stato condannato all'ergastolo

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Innocent Oseghale all’uscita dal tribunale

 

Omicidio di Pamela Mastropietro, fissato l’appello per il nigeriano Innocent Oseghale che era stato condannato all’ergastolo (con isolamento diurno per 18 mesi) il 29 maggio del 2019 dal tribunale di Macerata. A Oseghale veniva contestato di aver ucciso la 18enne romana dopo averla portata nella sua abitazione di via Spalato, a Macerata, il 30 gennaio del 2018. Secondo la ricostruzione fatta dai giudici nella sentenza di primo grado, «l’imputato, ragionevolmente per evitare che Pamela, dopo aver abbozzato una prima reazione denotante dissenso, una volta ripresasi completamente si allontanasse e lo potesse perfino denunciare, subito dopo il rapporto, le infliggeva le due coltellate mortali, a distanza di alcuni minuti l’una dall’altra, dopo aver constatato che la prima non aveva evidentemente sortito gli effetti definitivi sperati».

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Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, legali di Oseghale

La difesa (avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi) però contesta la ricostruzione e nel ricorso presentato lo scorso 21 novembre evidenzia principalmente un concetto: «l’insussistenza del reato di omicidio aggravato». I legali del nigeriano chiedono anche che vengano ripetuti alcuni accertamenti tecnici perché ritengono ci siano stati errori «che hanno caratterizzato il percorso motivazionale della sentenza di primo grado (indagini medico legali, tossicologiche, ricostruzione temporale dell’evento, erronea valutazione del materiale probatorio acquisito)». La difesa critica anche le analisi svolte per accertare se Pamela avesse avuto una overdose, e anche sulle ferite ritenute inferte mentre la ragazza era in vita. La versione di Oseghale è sempre stata che la ragazza si era sentita male dopo aver assunto droga, e sostiene di non averla accoltellata pur ammettendo di averne fatto a pezzi il corpo, che venne poi ritrovato dentro due trolley a Pollenza. Il processo di appello si aprirà il 16 settembre di fronte alla Corte d’assise d’appello del tribunale di Ancona.


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