I cento anni di Adorina,
dall’incubo della guerra
agli otto pronipoti

SAN SEVERINO - Festa per il traguardo raggiunto dalla nonnina della città, con lei anche le tre figlie e i sei nipoti. L'omaggio del sindaco Rosa Piermattei a nome dell'amministrazione

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Adorina Paciaroni insieme a tutta la famiglia ed i parenti

 

di Monia Orazi

Un tocco delicato come il suo nome, oggi è festa a casa di Adorina Paciaroni, piccola e tenace nonnina che a San Severino dove è sempre nata e vissuta, festeggia il traguardo di un secolo di vita.

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Adorina Paciaroni insieme alle tre figlie

Era il 6 giugno del 1920 quando ha visto la luce nella zona della Pieve, a pochi passi di distanza dalle rovine dell’antica Septempeda romana. Un’infanzia tranquilla, poi a 18 anni sposa l’amore della sua vita Cesare Rumachella, che se la porta a vivere a Monticole, il piccolo borgo non lontano da Pitino, da cui lo sguardo spazia sino ad abbracciare tutta San Severino ai suoi piedi. Sono vissuti insieme 66 anni, sino alla morte di lui avvenuta nel 2004. Oggi a festeggiarla c’è anche la sorella minore, più giovane di dieci anni Giovanna, le figlie Maria, Clelia e Raffaella, i sei nipoti e gli otto pronipoti che l’hanno resa una felice bisnonna. Per tutta la sua vita Adorina ha fatto la casalinga, dedicandosi alla cura delle tre figlie e del marito, affrontando con tenacia anche momenti non facili. Dopo due anni di matrimonio il marito Cesare venne chiamato in guerra, tornando sette anni dopo, invalido civile, con una grave bronchite. Un grande dolore la perdita del primo figlio ancora in fasce, il marito lontano che quando lesse la lettera della moglie non ebbe la forza di alzarsi ed andare a combattere al fronte, il capitano gli puntò l’arma alle tempie per spingerlo. Come Penelope, Adorina è rimasta al suo posto, in attesa che tornasse il marito che aveva combattuto in Nordafrica, durante la seconda guerra mondiale fu fatto prigioniero dagli inglesi nella battaglia di El Alamein, fu deportato in India ed un anno nei campi di lavoro in Australia. Successivamente, durante la prigionia non gli permisero di scrivere alla sua famiglia e Adorina perdette completamente i contatti con lui, tanto che, non sapeva più se fosse ancora vivo.

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Adorina Paciaroni insieme a Rosa Piermattei

Finita la guerra, tutti i giorni il fratello di Adorina, Adorino ora defunto, si recava alla stazione per vedere se scendesse dal treno Cesare, e fortunatamente, arrivò quel giorno in cui il marito tornò, vedendo per la prima volta la figlia Maria mai conosciuta. Cesare ed Adorina con la famiglia, si trasferirono ad abitare da Pitino in via Aleandri, nel rione di Contro, dove incontrarono persone squisite come vicini di casa; tale trasferimento fu dettato dalla malattia contratta in guerra dal marito di Adorina. Il medico consigliava di abbandonare completamente bestiame ed agricoltura, fu allora che Cesare si dedicò alla sua nuova attività di tabaccheria in viale Mazzini, non lontano dalla stazione, oggi gestito dal nipote Giuseppe Petinari. La nonnina oggi a chi gli chiede quale sia il segreto della sua longevità risponde: «Ho penato molto». Elegante nel suo completo nero con foulard, Adorina ha accolto le figlie ed il sindaco Rosa Piermattei che le ha fatto gli auguri a nome di tutta la città, donandole un bel mazzo di fiori. La nonnina magra e minuta vive una vita tranquilla, è sempre stata circondata dall’affetto del marito e delle figlie, cura molto l’alimentazione, mangia tutto cibo genuino e di campagna, fa pasti piccoli e frequenti, non ha mai avuto vizi come alcol o fumo. Dopo i saluti del sindaco, insieme alle figlie ed alla numerosa famiglia, la nonnina ha festeggiato lo speciale compleanno con un bel pranzo e la torta da Giro di Vento.

 

 

 


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