Indagini sulla faglia di Frontignano,
ricostruzione in stallo
Ad agosto i risultati dello studio

USSITA - La legge impone una fascia di rispetto di circa 200 metri che ha stoppato alcuni progetti. Il commissario Fraticelli: «Al momento non sappiamo quante abitazioni sono coinvolte». Il geologo Tondi: «Se confermato si tratta di una faglia che può raggiunge la superficie topografica, producendo una frattura o dislocazione del terreno, non si potrebbe costruire lì»
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I crolli all’hotel Domus Laetitiae di Ussita dopo le scosse del 2016

 

Una “faglia attiva e capace”, cioè in grado non solo di provocare un terremoto ma anche di creare dislivelli nel terreno. E’ questa l’ipotesi che, al momento, ha bloccato alcune pratiche di ricostruzione a Ussita, nella frazione di Frontignano. Perché, anche ricostruendo con le ultime tecnologie, il danno su un’abitazione costruita sopra una faglia di questo tipo sarebbe inevitabile e le norme cercano di prevenire questa situazione.

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Giuseppe Fraticelli

«Non sappiamo quante abitazioni sono coinvolte perché parliamo di una faglia presunta – spiega Giuseppe Fraticelli, commissario prefettizio di Ussita -. Abbiamo ricevuto la comunicazione del commissario alla Ricostruzione Piero Farabollini il 13 dicembre e abbiamo subito convocato una riunione, che si è potuta tenere il 17 gennaio». Al momento, mappa alla mano, la faglia presunta impone per legge una fascia di rispetto di circa 200 metri per ogni lato nei quali le case non potranno essere ricostruite né si potrà procedere con nuove costruzioni o interventi che vadano oltre l’ordinaria manutenzione (nel caso di abitazioni agibili). Nell’area della faglia ricadrebbe anche la Domus Laetitae, una delle strutture ricettive distrutta dal terremoto e diventata uno dei simboli della violenza del sisma in zona. Gli impianti invece, al momento, non rientrano nella fascia di rispetto.

Il Comune di Ussita spiega che «l’Ufficio tecnico, nell’attesa di conoscere informazioni riferite all’effettiva presenza e alla presunta pericolosità di tali faglie, ha dovuto sospendere i procedimenti in essere riferiti, in particolare, alla ricostruzione privata. Ad oggi, gli studi di microzonazione sismica, così come riferito dalla Struttura commissariale per la ricostruzione con una nota di novembre 2019, non hanno fornito sufficiente chiarezza in merito a tali faglie, ed è per questo motivo che detta Struttura commissariale ha evidenziato di aver avviato le procedure per l’effettuazione dei necessari studi di approfondimento, confermando che la conclusione degli stessi avverrà entro il 31 agosto 2020».

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Emanuele Tondi

Emanuele Tondi, geologo di Unicam, oggi ha approfondito la questione: «Una faglia attiva e capace (fac) è una faglia che si è attivata almeno una volta negli ultimi 40mila anni e che raggiunge la superficie topografica, producendo una frattura/dislocazione del terreno. È un aspetto importante, perché è possibile costruire affinché un edificio o infrastruttura resista ad un terremoto, ma se l’edificio o infrastruttura si trova sopra una fac, verrà danneggiato comunque. A dicembre 2019, su incarico del commissario Farabollini, Invitalia ha aperto una gara per l’affidamento di uno studio di approfondimento delle fac in tutto il cratere 2016/2017, quindi non solo a Ussita e Castelsantangelo sul Nera. Lo studio permetterà di definire le diverse zone associate alle fac. Attualmente sono indicate le “Zone di attenzione” (molto ampie, 400 metri attraverso la faglia) e, grazie allo studio di approfondimento, saranno definite le “Zone di rispetto e di suscettibilità” (più ristrette, fino ad un minimo di 30 metri a cavallo della faglia). Dopodiché si procederà a valutare gli aspetti urbanistici e abitativi esclusivamente delle zone di cui sopra». Tondi aggiunge una considerazione: «Si poteva fare prima? Certamente si, anche prima del terremoto, ma sarebbe stata “prevenzione” e sappiamo che non ci riesce molto bene. Vogliamo guardare il lato positivo? Non si parte da zero, ci sono molti studi scientifici disponibili su queste fac, si farà presto, la gara prevede 6 mesi di studio, diciamo fine estate 2020. Inoltre, è la prima volta che a livello governativo viene richiesto uno studio del genere, voluto espressamente dal commissario Farabollini».

(Fe. Nar.)

 



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