Alessia Filippi, elogio allo sport e alla vita
Overtime fa un tuffo contro la droga (FOTO)

L’ex campionessa di nuoto Alessia Filippi
di Giulia Ciarlantini (foto di Fabio Falcioni)
«Svegliatevi ogni mattina con un obiettivo. E tra quelli che ho oggi c’è anche fare la mamma». La nuotatrice Alessia Filippi si racconta agli studenti dell’istituto agrario Garibaldi, durante l’incontro “La vita si suda” in aula magna, uno degli ultimi appuntamenti di quest’edizione dell’Overtime Festival, che si concluderà domani dopo cinque giorni dedicati allo sport e alle storie di chi lo vive.

Alessia Filippi
Tematica trattata quella delle dipendenze, molto vicina ai giovani studenti delle classi seconde che partecipano all’incontro, organizzato in collaborazione con il Tavolo Uniti contro le droghe della Prefettura e StammiBene. L’ex nuotatrice Alessia Filippi, prima donna italiana nel 2006 a vincere l’oro in un campionato europeo, argento olimpico nel 2008 negli 800 stile libero e campionessa mondiale nel 2009 nei 1500 metri stile libero, si fa conoscere, intervistata dal giornalista Gerardo De Vivo. Nei visi di quei ragazzi Alessia si riconosce, anche se lei, pur avendo frequentato lo stesso tipo di scuola superiore, ha avuto una vita adolescenziale un po’ diversa dalla loro, passata tra allenamenti a due ore da casa, lunghi viaggi in macchina nel traffico di Roma, e tanti sacrifici quanti sogni nel cassetto.
Ma chi è Alessia Filippi, sotto alla cuffia e gli occhialini? «Sono una ragazza normale, non mi piace definirmi a medaglie, quella è stata sola una parte della mia vita, bellissima ma passata». Si percepisce determinazione e coraggio nella sua voce, mentre racconta di come il nuoto le abbia «salvato la vita». «Il periodo di elementari e medie non è stato facile» confessa: a 6 anni le aggressioni fisiche di un’insegnante che la costringono a cambiare scuola, poi le difficoltà nel conciliare libri e sport, e la timidezza con cui combatteva ogni giorno e non di certo aiutata dalla sua altezza. «Il nuoto mi ha salvata. In vasca non dovevo parlare con nessuno. Testa sott’acqua, avanti e indietro, a mettere tutte le mie energie».
Lo sport è stata la sua unica droga, una droga a cui i suoi genitori hanno deciso di abituarla fin dai 3 anni, per evitare che si avvicinasse ad altre decisamente più pericolose e non poi così rare nel quartiere di periferia romano di Tor Bella Monaca, dove è nata e cresciuta. Il dottor Gianni Giuli, direttore delle dipartimento dipendenze patologiche dell’Area Vasta 3, spiega lo scopo dell’evento, ciò che si vuole comunicare ai giovani: «Vogliamo far capire che lo sport è un’alternativa ad altri tipi di dipendenze, che non vi rendono liberi». Il prefetto Iolanda Rolli, oltre alle droghe, ha parlato di gioco d’azzardo, bullismo, pericoli dei social e dei telefonini: «Affrontiamo tutto ciò che non ci rende liberi e parliamo di quanto è bella la libertà».

Iolanda Rolli e il dottor Giuli
Alessia Filippi è la dimostrazione di quanto questa vita vada amata nonostante gli ostacoli, di come si possano affrontare anche i momenti più bui senza ripiegarsi su fatali “scorciatoie”. Dopo 15 anni di medaglie e successi, a causa di un infortunio alla spalla, la sua carriera inizia una discesa che si conclude nell’ottobre 2012. Il successo sa essere crudele e spietato, e questo Alessia l’ha provato sulla sua pelle: «Lo svantaggio di andare tanto in alto, è quello di poter andare tanto in basso». Nonostante ciò, ha capito che bisognava chiudere un capitolo ed aprirne un altro: «Mi ha fatto bene cadere. Ritornare alla vita normale non è stato facile, ma è stato sano, perché quella vita non è reale: può essere reale 3-4 anni, ma dopo per me era diventato troppo». Pagare le bollette, fare la spesa, pulire casa era la quotidianità che Alessia voleva conoscere, non avendone avuto modo prima. “Un’Alessia nuova”, come si definisce, quella di oggi: meno abituata alle luci della ribalta, ma più consapevole di sé; un’Alessia non più figlia, ma mamma di Giulia di 4 anni, e moglie del medico Federico Paliotti. Quello che non è cambiato è lo sguardo sveglio, la vivacità e voglia di mettersi alla prova che l’ha sempre contraddistinta, e il sorriso contagioso. «Ancora devo capire quello che voglio fare da grande» conclude, invitando tutti a sognare e a sudare per vincere le proprie sfide: «Non sempre si vince, ma se si dà il massimo si vince anche quando si perde».







