I convitati di pietra,
Garufi: «Macerata è di centro,
un grande immenso centro»

DAVOLI A MERENDA - A colloquio con il poeta sull’attuale stato delle “cose pubbliche” in città e in Italia, tra politica e satira

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di Filippo Davoli

Che bella, la nostra città. Macerata. A dispetto del nome, che evoca chissà quale tortura interiore, è invece una città gradevole e luminosa, ristoratrice. Forse per questo l’attività che qui riscuote maggior successo è quella della ristorazione. Localini con veranda sul mare (che qui il mare non c’è, ma è come se ci fosse), tavolini circondati da vasi fioriti con vista sul campanile di San Marco (che qui San Marco non c’è ma è come se ci fosse), celebri caffè dove si è originata la storia patria (che qui non si è originata proprio per niente, tant’è che l’attività ricordata per Garibaldi in città è quella di aver dormito in uno dei nostri palazzi, ma è come se si fosse originato tutto qui), e così via.

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Guido Garufi

E tuttavia, non solo per i turisti che la trovano davvero accogliente e gradevole, ma anche per i cittadini da generazioni, il richiamo del caffè – come quello del ristorante – risulta ancora seduttivo e confortevole. Altrimenti i locali non sarebbero tutti strapieni (come realmente sono) e non ne spunterebbero di nuovi ogni due per tre. Uno dei protagonisti storici della vita al bar è il mio amico Guido Garufi, poeta, critico, brillante aforista e affabulatore senza confronti. Lo becco facilmente, in centro, circondato dagli altri amici di sempre, suoi e miei, perché tanto qui ci si conosce tutti, non siamo a Berlino. Vale la pena, in questo ritorno settembrino d’estate, sedersi un po’ e aggiornare gli argomenti alla luce delle sue intuizioni.

Garufi: «Tu mi chiedi di fare una panoramica sull’attuale stato delle “cose politiche” a Macerata e in Italia. Premettendo che non sono un sensitivo come Pasqualina Pezzola o il Mago Otelma, non saprei come affrontare “la matera del mio Canto” che per Dante è, come è noto, il Purgatorio. Si, Dante mi aiuta a segnalati che siamo tutti in un Purgatorio».

davoliDavoli: «Sai che mi diverte tantissimo come riesci a trovare una citazione letteraria per tutto. Ma mi sorge un sospetto: non è che stai cercando di non rispondermi?»

Garufi: «Assolutamente no. Ti dico anzi che mi diverto (e mi rattristo) perché mai la letteratura ha spiegato o metaforizzato così bene il clima attuale che per me dura da oltre venti anni. Ancora Dante: “ruffian, baratti, seduttori e simile lordura”. Io credo che vi sia, da un bel pezzo, un Nuovo Ordine Mondiale che in questa fase ha accelerato. Non sono un complottista, ma ricorderai che Valla scoprì la falsa donazione di Costantino alla Chiesa. Portò le prove. E tante e troppe prove e troppi indizi, e troppe foto, e tante intercettazioni, ci dicono che siamo subalterni a questo Nuovo Ordine Mondiale».

Davoli: «Si sente nell’aria, è vero, questo Nuovo Ordine Mondiale; ma qui da noi c’è nell’aria anche un vento antico che ritorna… Sai bene, si parla di un ritorno del Fascismo…

GUIDO-GARUFIGarufi: «Per chi abbia letto la “Morfologia della Fiaba” di Vladimir Propp riesce semplice l’interpretazione delle figure teatrali (rese politiche) dell’eroe e dell’antieroe. C’è sempre bisogno di un nemico. Una volta che lo “costruisci”, l’antibiotico contro il cattivo è una “pace irenica”, una bontà a tutto campo. Un po’ come insegna Cristo a proposito del falsi profeti (del bene), a partire, anticamente, dagli scribi e farisei, antesignani del “politicamente corretto”, da lui chiamati “sepolcri imbiancati”. Ancora, sul fascismo, è meglio che qualcuno si ricordi che Pasolini, intervistato su questo tema risponde: “il fascismo è un fenomeno storico passato e archiviato. Ma esiste un nuovo Fascismo in arrivo: il Consumismo”. La sua diagnosi è lungimirante. Povero Pierpaolo ucciso mentre scriveva Petrolio, oggetto sensibile che costò la vita a Enrico Mattei. E Gheddafi?»

Davoli: «Indubbiamente Pasolini aveva visto lungo, c’è poco da obiettare. Ma a volte penso che non può essere tutta e soltanto colpa dell’Europa. Non ti pare un po’ eccessiva la polemica contro la Merkel o Macron?»

Garufi: «No. Il tedesco Fichte non a caso scrisse “Discorso alla Nazione tedesca” ed Hegel osserva che “Lo spirito del mondo si era fermato a Berlino”, con la successiva interpretazione hitleriana. Ti pare poco questo, come antipasto, rispetto al nostro Vico che parla di invenzione, sogno e fantasia? Macron possiede due monete: l’euro e il franco che utilizza in Africa».

Davoli: «Immagino che non ti sia piaciuto granché questo cambio di governo».

Garufi: «Puoi chiedere ai miei amici, pur non essendo, come ribadisco, Pasqualina. Il ribaltone, ho sempre sostenuto, era pronto da diversi mesi perché tutto era stato, da tempo, costruito a tavolino in un laboratorio più raffinato e complice. Del resto l’attacco mediatico al vecchio governo era in atto da tempo. Da tempo, direbbe Leopardi si era mossa “la funesta voce delle Gazzette”».

Davoli: «Andiamo ai nostri. Dico di Macerata, parlo delle prossime elezioni amministrative».

garufi-fotoritocco-1-2-325x347Garufi: «Anche in questo caso ribadisco una mia vecchia tesi, che è anche antropologica. Macerata è di centro, di un grande immenso centro. I partiti, giustamente, utilizzano la forza “magnetica” del loro simbolo per spostare il voto. Al loro posto farei la stessa cosa, s’intende. Ma Macerata è di centro. Io sono un estremista di Centro, di un centro che non esiste. Siamo obbligati – come intuì il grande filosofo Ugo Spirito – ad essere “onnicentrici”».

Davoli: «Ti schiererai a destra o sinistra?»

Garufi: «Sai bene che per me non esistono che sfumature. Pare che a sinistra vi sia Narciso Ricotta, un amico che stimo per affabilità e moderazione. A destra ancora non vedo nomi probabili. Di una cosa sono sicuro: che non vi saranno, da una parte o dall’altra, dei Premi Nobel».

Davoli: «Mi pare di percepire una sorta di delusione».

Garufi: «No. Al contrario. Ironia e comicità. Anche il ribaltone nazionale mi richiama titoli pirandelliani: Uno, nessuno, centomila, Così è se vi pare, e più in particolare Stasera si recita a soggetto. E ammetto, a malincuore (ma sorridendo…), che “costoro” hanno superato il grande scrittore siciliano. Hanno persino applicato la “coincidentia oppositorum” di cui parlò Cusano».

Davoli: «“Realtà vince il sogno” di betocchiana memoria».

Garufi: «Il ribaltone era pronto da vari mesi. Quelli che l’hanno studiato e preparato meritano il Nobel. Un Nobel annunciato da una mitragliera mediatica».

Davoli: «D’accordo, Guido. Ma torniamo a Macerata. Scenderai nuovamente in campo?»

Garufi: «Sono in posizione leopardiano, non vedo interlocutori, parlo con i morti, come Leopardi nella mirabile Operetta Morale “Dialogo di Federico Ruysch con le sue mummie”. Nel frattempo attendo l’uscita di un mio simil romanzo, tra autobiografia, lirismo e tracce esoteriche: Filigrane- Canzoniere apocrifo».

Davoli: «Ecco. Questa è una bella notizia».


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