Opera di Tulli distrutta,
«tenuti tutti all’oscuro per 18 giorni»
MACERATA - E' emerso oggi pomeriggio in Consiglio comunale durante la risposta del sindaco Carancini all'interrogazione del consigliere Marchiori

L’opera di Tulli e i locali dove erano in corso i lavori
«Di sicuro ci sono state una serie di leggerezze e distrazioni». Lo ha ammesso il sindaco Romano Carancini in Consiglio comunale, in merito al pasticcio che ha portato allo sgretolamento di una buona parte di Chimisimi, l’opera di Vladimiro Tulli realizzata sul controsoffitto dell’ex farmacia in piazza della Libertà. L’argomento è stato trattato con un’interrogazione di Andrea Marchiori ed è stato lo stesso consigliere del gruppo misto a definire «sconcertante» il particolare finora inedito emerso durante la risposta del primo cittadino. Il Comune è stato informato di quanto era accaduto solo 18 giorni dopo, cioè il 30 aprile. «Oltre ad essere sconcertante – ha detto Marchiori – trovo che sia fastidioso il fatto che il Comune sia stato avvisato da un passante. Lo è nei confronti dell’artista e della sua famiglia, della cittadinanza e dell’amministrazione comunale».

Andrea Marchiori oggi in Consiglio comunale
Ma andiamo con ordine. Marchiori nella sua interrogazione ha chiesto conto in modo specifico di alcuni aspetti della vicenda, in particolare: in che giorno e in che modo si era verificato il danno, che tipo di lavori si stavano svolgendo all’interno dei locali, se i responsabili del Comune fossero stati avvisati tempestivamente, cosa era stato trovato nel primo sopralluogo e se ci fosse un’assicurazione con la quale chiedere il risarcimento del danno. Il sindaco Carancini ha risposto leggendo la relazione stilata dalla ditta impegnata dal direttore dei lavori e dai dirigenti comunali. Innanzitutto ha specificato che l’opera di Tulli «non risulta tutelata ai fini del Codice dei beni culturali», perché con le recenti modifiche normative l’opera di un autore non vivente per entrare nel procedimento di riconoscimento di bene culturale deve essere stata realizzata oltre 70 anni prima. Detto questo, ha ricordato da che tipo di intervento sono interessati i locali dell’ex farmacia a fianco del Lauro Rossi, cioè la realizzazione di un ufficio turistico-culturale. «Durante le lavorazioni – ha spiegato Carancini – nel cercare di evitare tracce sui muri per l’alloggiamento degli impianti è stato rimosso un pannello di legno posto ad un’altezza di circa due metri sulla parete dell’ultima stanza utilizzata dall’Accademia di Bella arti come come sala didattica e si è scoperto un passaggio sulla muratura che dà accesso ad un solaio intermedio sopra la stanza dov’era l’opera di Tulli».

Romano Carancini
Sempre secondo quanto riferito nella relazione poi, si è appreso che questo solaio intermedio era in condizioni precarie e che proprio qui era attaccato il controssoffitto dove era stata realizzata la decorazione di Tulli, anch’essa molto fragile secondo i tecnici. Per questo è stato deciso di rimuoverla, ma staccandola in pratica se ne è sbriciolata gran parte. Questo è successo il 12 aprile, l’opera a quel punto è stata messa da parte e i lavori sono continuati senza problemi fino al 30 aprile, quando l’amministrazione è stata avvertita ed è scoppiato il caso. «In questa vicenda – ha concluso Carancini – ha certamente influito il fatto che l’opera non fosse tutelata, ma l’aspetto decisivo è stato l’inaspettata fragilità della stessa. Come amministrazione abbiamo comunque presentato denuncia all’assicurazione e così ha fatto la ditta esecutrice dei lavori. Al momento l’opera è ricoverata nell’ex mattatoio, in attesa di un intervento definitivo, e per l’inaugurazione dello spazio culturale la nostra intenzione è di proporre una rappresentazione che possa rimanere in questa fase transitoria. E’ chiaro che nessuno ce la potrà mai restituire così com’era, però spero che questo incidente possa far sì che Tulli entri ancora di più nelle case e nelle anime dei maceratesi». Oltre ad aver definito sconcertante il fatto che il Comune sia stato avvisato solo 18 giorni dopo del danno, Marchiori nella sua controrisposta si è detto anche contrario alla realizzazione di una rappresentazione. «Un posticcio – ha sottolineato – non mi soddisfa, potrebbe essere qualcosa di poco gradevole».
(Gio. Def.)
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Posticcio???
No, grazie. Ci basta l’orologio di plastica.
Vogliamo sapere il nome della ditta che ha eseguito i lavori e causato l’enorme danno culturale. È importante sapere il nominativo dell’azienda poiché chi ha un edificio tutelato o un edificio con beni storici vincolati all’interno che necessiti di essere restaurato non contatti ditte edili così impreparate.
Diceva Mario Praz, il più colto degli italiani:
“L’arte moderna non vuole dare piacere, il senso del piacere è connesso con la bellezza. L’acrilico consente di sfornare una decina di quadri in una notte a uno degli sprovveduti pittori d’oggi, il gesto d’un samurai armato di spada basta a creare un capolavoro di Fontana. I pittori vi presentano un’asse crivellata di buchi o una tela grezza con qualche grammo di colore e li chiamano quadri, uno scultore prende il sedile di un ces.so, lo combina con un tubo di stufa e lo chiama una statua.”
Si potrebbe anche dire che l’arte non è una stella fissa ma un’entità quantica che appare e scompare e non si sa mai dove sia, si potrebbe anche dire che l’arte è la rinuncia alla dignità e possibilmente anche al servilismo.
Per quanto riguarda il risarcimento del danno, il Sindaco potrebbe procedere ad una bella transazione, magari chiedendo un preventivo parere legale ad hoc.