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Pasticcio Tulli, Ercoli:
«Almeno salviamo l’affresco della Mestica
e la casa Salvia che fece con Castelli»

MACERATA - Il presidente dell'Accademia di Belle Arti lancia un grido d'allarme dopo lo sbriciolamento del Chimismi. «Purtroppo la sua arte è difficile da riconoscere ma possiamo imparare molto da questa disavventura»
lunedì 6 Maggio 2019 - Ore 19:52 - caricamento letture
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La casa “Salvia” nelle foto scattate da Arturo Ghergo nel 1955

di Alessandra Pierini

«E’ difficilissimo recuperare l’arte del Novecento e Wladimiro Tulli si presta particolarmente ad essere vandalizzato, ma almeno adesso salviamo l’affresco nella sala della Mestica e la casa “Salvia” progettata dall’architetto Castelli e realizzata da Tulli nel 1953, all’epoca avanguardia pura. Ha tutte le carte in regola per essere vincolata». A lanciare l’allarme è Hermas Ercoli, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Macerata e patron di Popsophia, il quale interviene sul’opera di Tulli andata distrutta nei giorni scorsi.

Evio Hermas Ercoli

«Su questa cosa si può parlare, tutti ne abbiamo titolo – sottolinea Ercoli – visto che in Italia siamo di fronte a una crisi della tecnica e della competenza. Per cui diversi disastri portano la firma di fior di tecnici e architetti. E se sull’arte antica non è facile intervenire e capita di fare dei danni, la cosa si aggrava e diventa ancor più problematica sul patrimonio moderno».
Il professore passa in rassegna una serie di opere fatte non proprio ad arte tra cui il restauro del teatro Lauro Rossi, il cinema Italia, gioiello dell’art deco e anche lo Sferisterio. « Anche un intervento magistrale come quello fatto da Salvati sull’ex Gil che ha ripristinato l’impianto architettonico di Ridolfi, non ha potuto ripristinare l’ambientazione a causa della presenza della piscina che non poteva essere abbattuta. Un ottimo lavoro accostato al brutto che prevale. Bisognava avere il coraggio della demolizione di tutto lo spazio».

A sinistra il camino realizzato da Tulli

Poi arriva a Tulli: «Nessuno si presta ad essere vandalizzato come Wladimiro Tuli. “Se le cerca” perché è andato a piazzare l’arte fuori dal contesto. Io probabilmente non sono obiettivo perché lo ricordo con affetto e mi è stato molto vicino ma devo notare che Tulli ha una sua cifra stilistica precisa, un’estetica formidabile, è un eterno giovane. I suoi quadri, i suoi colori e l’ottimismo non invecchiano mai. Tulli ha sperimentato una visione di arte totale, ha fatto delle operazioni di intervento dell’arte a tutto campo perché l’arte potesse entrare nel quotidiano. In questo caso per l’affresco e altrove, dove ha portato avanti operazioni di arte dilagante che si espande che non riusciamo a vedere e a cogliere».

Secondo Ercoli gli atti vandalici nei suoi confronti sono tanti: «Uno è l’affresco di un ex cinema dove stavano le Orfanelle in via del Convitto. In un’ala della Mestica prima che arrivasse la scuola c’era una sala cinematografica che ospitava  un affresco di decine di metri che Tulli aveva fatto per rendere quel luogo artistico. E’ stato manomesso e ignorato dal restauro pubblico di un luogo destinato alla formazione. Ma si può ancora recuperare. Possiamo poi fare tesoro di questa brutta vicenda delll’affresco sbriciolato anche per salvare la casa “Salvia” meglio conosciuta come “casa sulla curva”  lungo la strada che da Macerata conduce al polo universitario di Vallebona. Lì Paolo Castelli fece costruire la sua casa,  modello insuperabile di architettura organica che vuole imitare gli organismi della natura. E’ una costruzione aperta perchè l’obiettivo è fare entrare la natura all’interno e fare uscire la casa all’esterno, senza vincoli. All’interno c’è una mega struttura di Tulli, un camino che serve da appoggio e arriva all’esterno della casa, un vero capolavoro. All’epoca la costruzione fu un vero scandalo, l’altezza della casa era la stessa misurabile dal suolo ad esempio e anche il rigoglioso giardino fu molto curato. Incarnava una visione completamente nuova dell’architettura e dell’arte che rispecchiava una visione socialdemocratica della vita».

Questa opera, che porta la firma di due grandi nomi maceratesi, è a rischio e Ercoli propone la soluzione: «E’ una costruzione straordinaria per l’epoca e resta qualcosa di eccezionale a 70 anni dalla sua costruzione. Arturo Ghergo la fotografò magistralmente nel 1955. Ci sono tutte le condizioni per vincolarla e salvarla almeno dalla demolizione. E’ un gioiello ma non lo vediamo perchè porta l’arte nella vita di tutti i giorni dove è difficile riconoscerla».

 

 



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