Il Globo è tornato a casa:
«Così evitai venisse trafugato»
MATELICA - L'antico reperto è ora in mostra al museo Piersanti. La sfera non ha ancora svelato tutti i suoi misteri

Danilo Baldini con il Globo
Al secondo piano del museo Piersanti di Matelica è tornato a far bella mostra di sé il Globo, l’antico orologio astronomico, che si trovava sino a qualche anno fa a palazzo Finaguerra, sede del museo archeologico, poi chiuso dopo un furto, a cui oggi si aggiungono i danni dal terremoto. Si trova vicino alla cucina settecentesca del palazzo, insieme all’antica collezione di cimeli romani della famiglia Piersanti. Il suo ritorno è frutto dell’accordo stretto tra il comune di Matelica, la Soprintendenza ai beni archeologici delle Marche, con Peter Aufreiter direttore del Polo museale delle Marche e Nicoletta Frapiccini, direttrice dei Musei di Ancona.
Le collezioni picene e romaniche di palazzo Finaguerra, dopo il furto finirono al sicuro ad Ancona, ed ora in rappresentanza dell’intera collezione, è tornato il pezzo più originale, che suscita curiosità e mistero nell’immaginario collettivo, l’antico orologio solare di cui al mondo è noto un unico altro esemplare simile, che si trova a Napflion in Grecia, che meriterebbe da solo una puntata dei programmi di Roberto Giacobbo. A raccontare la storia è stato colui al quale oggi Matelica, deve la presenza di questo reperto archeologico millenario, Danilo Baldini, che nel 1985 era presidente dell’Archeoclub. Il Globo era stato scoperto da alcuni muratori, durante i lavori del Palazzo Pretorio, non lontano da piazza Mattei. Racconta Baldini: «Sarebbe stato trafugato, era già stato individuato dall’ingegnere che stava seguendo i lavori a palazzo Pretorio, secondo quello che disse l’operaio, secondo la sua testimonianza, sarebbe dovuto andare nella villa di questo ingegnere al Conero. Lui non aveva capito che cosa fosse, ma da ingegnere aveva intuito che potesse essere qualcosa di importante. Il mio merito è stato quello di averlo salvato. La scoperta l’hanno fatta gli operai. Con la mia curiosità ero presente, sono riuscito a salvaguardarlo e a portarlo al museo Piersanti, poi lo abbiamo studiato con calma. C’è ancora molto da scoprire, si conosce a livello funzionale, è un orologio solare ed è stato studiato dai massimi esperti di gnomonica. Su di esso ci sono molte pubblicazioni, alcune scritte da me insieme ad altri, è stato svelato quasi tutto dal punto di vista del suo funzionamento. Andrebbe studiato meglio il significato simbolico della sfera, perchè ha un significato intrinseco, filosofico. Noi siamo abituati nella società odierna, a scindere astronomia da astrologia, invece le scienze anticamente erano meno scisse. Potrebbe avere anche un significato religioso». Presente anche il direttore del museo Piersanti don Ferdinando Dell’Amore: «Non è sufficiente mostrare semplicemente qualcosa alle persone – ha detto il sacerdote – un museo esiste per essere momento di riflessione sull’esistenza, questo reperto ci ricorda l’importanza del tempo, una questione non solo tecnica, ma piena di valore e di significato. Il passato ed il futuro esistono insieme nel presente dell’uomo, questo ci fa approfondire la nostra esperienza, ciascuno inserito nella propria vita. Il museo ha il compito di educare ed introdurre alla realtà, per questo abbiamo deciso di esporre il Globo». Il sindaco Alessandro Delpriori ha ricordato l’importanza dell’orologio astronomico, spiegando che per palazzo Finaguerra il Comune ha vinto un bando finanziato da fondi europei, per riparare i danni strutturali del terremoto. Secondo i tempi previsti, al momento è terminata la fase di progettazione, entro la fine dell’estate dovrebbero essere affidati i lavori ed il museo archeologico potrebbe riaprire verso la fine del 2020.




