Le verità di Ceriscioli
fanno a pugni con i fatti
IL COMMENTO - L’ultima dimostrazione di essere depositario unico della verità assoluta, il governatore l’ha data solo pochi giorni fa, in occasione delle polemiche sui rimborsi per i pazienti bisognosi di cure radioterapiche: ennesima pessima figura. È gravissimo che un presidente di Regione tratti una materia delicata quale la sanità come se fosse un articolo commerciale qualsiasi. Qui, in questo caso, purtroppo si parla di ammalati che hanno bisogno di cure estreme. Ancora peggio che ci sia ancora una maggioranza che lo sorregga

di Fabrizio Cambriani
“Quid est veritas?”. Questo era l’interrogativo che un angosciato Ponzio Pilato, governatore della Giudea, poneva a Gesù quasi duemila anni fa, senza tuttavia riceverne risposta. Oggi finalmente l’agognata sentenza che, per due lunghi millenni, ha fatto arrovellare intere schiere di scuole filosofiche. A rispondere al quesito su cosa sia la verità, ci ha pensato un altro governatore, quello delle Marche: Luca Ceriscioli. Verità è ogni parola da lui pronunziata nei solipsistici filmati, lanciati da lui medesimo in rete, che lo vedono – ovviamente senza contraddittorio alcuno – asserire i suoi punti di vista e lanciare strali contro chi diffonde notizie a lui avverse. Si tratta, in realtà, di un concetto alquanto discutibile, ma poiché riguarda un politico di primissimo livello, evidentemente Ceriscioli si è fatto persuaso che per lui deve valere la celebre regola del Marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un ca…”. L’ultima dimostrazione di essere depositario unico della verità assoluta l’ha data solo pochi giorni fa, in occasione delle polemiche sui rimborsi per i pazienti bisognosi di cure radioterapiche. Il 9 di maggio, Ceriscioli vergava un aggressivo comunicato nel quale denunciava che «nelle ultime ore sono state diffuse notizie false e si è speculato sulla pelle delle persone malate con polemiche strumentali per mere finalità politiche». Era accaduto il giorno prima che, dal Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, fosse partita una denuncia pubblica sull’abrogazione di due leggi regionali che destinavano i rimborsi per le spese di viaggio e alloggio per quanti avessero avuto bisogno di cure chemioterapiche e radioterapiche.

Il Consiglio regionale
Espongo qui i fatti nudi e crudi. In data 16 aprile 2019 si tiene la seduta 128 del Consiglio regionale. In questa seduta viene approvato, con 17 favorevoli, 2 contrari e nessun astenuto, il disegno di legge 259, avente come titolo: “Disposizioni di semplificazione e aggiornamento della normativa regionale”, che dopo il coordinamento del testo, diventerà la legge regionale 8 del 18 aprile 2019, pubblicata, con la particolarità dell’urgenza sul Bur 30 del 18 aprile 2019. Il disegno di legge prevede all’art 22 (che nel testo coordinato diventerà l’art 46) alcune abrogazioni di leggi o parte di esse. Nessun consigliere regionale propone emendamenti all’art 22 e dalla commissione esce con lo stesso testo di come è entrato. Nessuno propone emendamenti nemmeno in aula, tanto che viene sbrigativamente approvato con 14 favorevoli, zero contrari e zero astenuti. Eppure, in quell’articolo vengono cassate due leggi, la 30 del 18 giugno 87 e la 50 del 27 dicembre 1994 che prevedevano i rimborsi per le chemio e radioterapie. Dunque, dal 18 aprile e fino all’8 di maggio nessuno si accorge di niente. Né dalla maggioranza, ma nemmeno dall’opposizione. Che nel dibattito tanto in commissione, quanto in aula non proferisce parola al riguardo. Non se ne accorge nemmeno il M5S che l’otto di maggio, in un comunicato stampa, denuncia l’abrogazione dei rimborsi e promette – per bocca di Romina Pergolesi – di lavorare alacremente per ripristinare i contenuti delle leggi cassate.

Gianluca Busilacchi
Questi i fatti e gli atti senza aggiunta di commento alcuno. Resta che per venti giorni nessuno tra coloro, che mensilmente si mette in saccoccia almeno settemila e seicento euro di indennità di carica da consigliere regionale, si accorge del grave vulnus normativo introdotto. Se ne avvedono tuttavia gli interessati che, fatta un’attenta analisi del testo, lo segnalano tempestivamente al consigliere del gruppo misto, Gianluca Busilacchi. In una riunione di maggioranza tenutasi martedì 7 maggio, Busilacchi fa presente a tutti il pasticcio che si è combinato e chiede di porvi al più presto rimedio. Il giorno successivo, attraverso la delibera 531 “Tutela dei cittadini fragili della Regione Marche affetti da neoplasia mediante un contributo di solidarietà a supporto delle cure oncologiche”, la giunta della Regione Marche (assenti le assessore Casini e Bora) prova a metterci una pezza. Ma l’otto di maggio è pure lo stesso giorno in cui quelli del M5S se escono con il loro comunicato. A pensare male si fa peccato, ma in questo caso è facile vaticinare come dentro la maggioranza che governa la regione Marche, ci sia una talpa che comunichi fatti e circostanze che devono restare riservati, ai loro stessi avversari politici. La pezza messa della giunta però si rivela peggiore del buco. L’incipit dell’abrogata legge 30 dell’87 era il seguente: art 1) I cittadini residenti nei comuni della regione Marche che necessitano di trattamento radioterapico e chemioterapico, nonché di altre prestazioni terapeutiche finalizzate alla cura delle patologie oncologiche hanno diritto… Con ciò quindi si riconoscevano i rimborsi per le spese effettuate come diritti e non già come espressione di un contributo di solidarietà del monarca di turno. Il quale, mosso a compassione, generosamente elargisce un obolo al malato grave. Poi, sempre nella stessa legge dell’87 (siamo in piena prima repubblica), veniva riconosciuto il principio di libertà di cura inteso come libertà di scegliere l’operatore. Indipendentemente dai confini territoriali. Una libertà, prevista e garantita dall’art 32 della Costituzione, di preferire le prestazioni da soggetti aventi la sede in una regione diversa da quella di residenza o addirittura all’estero.
Con la delibera di giunta 531 questo principio, costituzionalmente garantito – lo ripeto fino alla nausea – viene addirittura ostacolato dalla regione Marche quando, nelle modalità operative, si prevedono “valutazioni di appropriatezza” al centro regionale di riferimento. O addirittura si demanda all’oncologo l’intera pratica del rimborso. Come se un oncologo non avesse di meglio da fare che compilare moduli, bollettini e schede. Tutta roba che fa tanto Unione Sovietica, ma che piace ancora agli ottusi burocrati postcomunisti che si credono onnipotenti in virtù del ruolo, pro tempore, ricoperto. È gravissimo che un presidente di Regione tratti, in un comunicato stampa, una materia delicata quale la sanità come se fosse un articolo commerciale qualsiasi e che subordini i diritti di libertà a schemi e parametri del tutto arbitrari e demenziali solo per disincentivare la mobilità passiva. Mostrando, viceversa, vanto e soddisfazione, per quella attiva, manco stessimo parlando delle prestazioni di un barbiere un tanto al chilo. Qui, in questo caso, purtroppo si parla di ammalati che hanno bisogno di cure estreme quali la chemio o la radioterapia. Ancora più grave, dopo questa ennesima pessima figura, che ci sia ancora una maggioranza che lo sorregga. Anzi, a questo punto, che gli regga il sacco.
Pazienti oncologici, Ceriscioli: «Abbiamo aumentato i rimborsi»
Scusate…. ma questo signore una bella mattina si è svegliato ed è andato in regione a dire: “qui’ comando io”, oppure è stato eletto democraticamente????
Se la risposta corretta è la prima, allora si tratta di un despota e andrebbe rimosso con la forza (della ragione e non della violenza).
Se la risposta corretta è la seconda, allora fate il mea culpa e stateci con la testa quando siete in cabina elettorale….
Per Fichera. Magari in occasione delle elezioni il profilo del candidato è buono ma dopo si riscontra che non corrisponde alla realtà dei fatti e allora accade che a fronte della coalizione (ad esempio) ‘Uniti per le Marche’ nasce (d’altronde secondo la fisica moderna gli oggetti nascono sempre a coppie) il gruppo di elettori ‘Presi per i Fondelli’.
Il nocciolo del problema è la causa di qualsiasi fenomeno.Se un malato trovasse in loco le prestazioni terapeutiche che trova altrove che motivo avrebbe di fare centinaia di chilometri per fare la stessa terapia?
E tutti costretti a fargli l’inchino o il bacia mano quando va in giro per ospedali visto che a chiuderli ci mette poco.
Quando Ceriscioli con tutti i suoi
ESPERTI, la dottoressa mamma del nuovo piano sanitario regionale, insieme al direttore aria vasta 3, al responsabile pd
regionale sono venuti a Civitanova ad illustrare il piano sanitario a cose fatte, era stato votato in regione il 28 gennaio 2019, mentre una delegazione dei comitati regionale pro ospedali pubblici erano sotto la pioggia battente per dire NO
a decisioni così scellerate.
Quella sera a Civitanova eravamo in molti, come presidente del comitato provinciale e vice del regionale
ho preso la parola iniziando con la frase del Marchese del Grillo…
io sono io e voi non siete un c…
aggiungendo che eravamo nella sala del popolo e chiedavamo di avere delle risposte brevi chiare precise….non mi dilungo….i risultati li leggiamo e vediamo tutti i giorni….
Visto che il governatore è un matematico c’è da aspettarsi che il piano (sanitario) faccia parte di una qualche geometria non euclidea, che i bilanci siano fatti non con i numeri ‘reali’ ma con i numeri ‘complessi’ e che le rette (dei ricoveri) non siano le più ‘corte’.