Wladimiro Tulli, ogni dipinto
un nuovo viaggio
IL COMMENTO di Donatella Donati dopo il pasticcio nel cantiere del Lauro Rossi, dove si è sbriciolata "Chimismi"
di Donatella Donati
Il libero cielo è lo spazio nel quale Wladimiro Tulli dispone le immagini, le figure, le geometrie dei suoi collages. Alba, giorno assolato, tramonto di fuoco o notte rischiarata dalla luna, il cielo richiama l’immensità dell’universo dove tutti gli accostamenti sono possibili e dove le uniche regole sono il movimento e la varietà delle posizioni e delle cose. Libertà è anche felicità e le immagini sembrano anch’esse festeggiare il loro tempo migliore con il gioco rapido e incalzante dei segni, dei colori, dei materiali. Nella sua carriera sempre rinnovata, Tulli ha incontrato e amato le principali avanguardie del Novecento e gli artisti più famosi da Marinetti a Braque e Matisse, da Mirò a Licini e Burri. Come Giacomo leopardi, con il quale aveva avviato una continua conversazione mai conclusa, ha sentito i limiti del finito e del vicino superandoli con la volontà di infinito e di scoperta. Ha visto con lo sguardo precoce di artista lo stesso paesaggio coronato dai monti azzurri cantato dal grande poeta.
Per Tulli dipingere è come intraprendere ogni volta un nuovo viaggio con molte possibili destinazioni. Nuovi incontri, nuovi modi e tecniche per comunicare, nuovi amori e ricordi che premono dal fondo della memoria e vogliono arrivare alla superficie. Ma insieme ai sentimenti alimentati dalla memoria sognante c’è una forte tensione verso la scoperta che trasforma il viaggio in avventura. E come in un romanzo avventuroso mentre tornava da alcune capitali europee, in ognuna delle quali aveva raccolto e disegnato in un diario giornaliero una grande quantità di immagini e sensazioni, la valigia che conteneva i disegni, in una stazione, durante il cambio di treno,scomparve, rubata,volatilizzata, misteriosamente dileguata e vagante oggi in chissà quale mare. Riservato, quasi timido, Tulli, la cui voce suonava potente quando doveva parlare delle sue pitture, restato fedele al messaggio più attuale del futurismo e delle avanguardie più avanzate del Novecento: non fermarsi al già conquistato e realizzato, credere nella dinamicità della vita come contenuto della creatività, saper rinunciare all’ortografia tradizionale inventando nuove grammatiche espressive. Allora Tulli abitava in un modesto condominio di via Pace molto semplice per l’arredo ma veramente splendente di colori. Quadri e disegni dappertutto, un vero atelier di tempi lontani, un pittore schivo e spesso malinconico, che tuttavia nelle sue opere ha sempre espresso un senso positivo e gioioso della pittura e dell’arte. Sempre un’opera nuova appena cominciata posta nel punto più luminoso, accanto a una di quelle finestre di cui non poteva fare a meno e che facevano spaziare sull’amplissimo paesaggio delle poesie di Leopardi. Lo sguardo speciale dei suoi occhi, la conversazione aggiornata e generosa, i colori decisi dei suoi quadri trasmettevano una sensazione di allegria, fresca, senza ingenuità ma coinvolgente.
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…”Pasticcio di Tulli alla maceratese”, il nuovo piatto della tradizione di Macerata!!! gv
Già, cara Prof, se pensiamo che il Manifesto del Futurismo recitava: “Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie” fa abbastanza sorridere lo spettacolo di tanti tartufoni che fingono di piangere per un pupazzetto sbriciolato sul soffitto d’una farmacia chiusa per sempre. Si le grain ne meurt…