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Pascoli fittizi, eolico e sorgenti:
il cratere spopolato fa gola alle agromafie

IL PUNTO - Ci sono interessi economici dietro l'abbandono programmato delle zone montane dell'Alto Maceratese. Intanto continuano i problemi dei terremotati. A Sefro si lotta per preservare la cascata che attraversa il borgo. Tutto il 2019 sarà impegnato per la eliminazione del rischio idrogeologico nei comuni dell'epicentro. Ma non si poteva iniziare prima? Attesa la riapertura della strada Ussita-Casali e della Castelsantangelo-Castelluccio
lunedì 18 Febbraio 2019 - Ore 19:28 - caricamento letture
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Vallinfante, frazione di Castelsantangelo (dicembre 2018)

 

Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Nelle scorse settimane ci siamo occupati del perché ci sia un grande interesse a rendere sempre più spopolato l’Alto Maceratese e le vaste aree dei Sibillini investite dal terremoto. Il che appare tanto più evidente per il fatto che le macerie private non vengono rimosse, le zone rosse restano sempre rosse, la ricostruzione non parte e così via. E avevamo anche sottolineato che alcuni degli interessi gravanti su quelle zone sono molto evidenti. Ed infatti sono interessi economicamente molto concreti come lo sfruttamento delle sorgenti di acque pregiate, la costruzione di pale eoliche, l’ottenimento dei contributi dell’Unione europea per i prati pascoli “fatiscenti” spesso acquistati da prestanome di mafiosi e similari.

Per quanto riguarda le pale eoliche il campanello d’allarme è scoccato in redazione quando, tra le righe di una dichiarazione dell’onorevole Patrizia Terzoni, vice presidente della Commissione ambiente della Camera, e rilasciata in merito alla polemica circa gli investimenti della Regione con fondi dell’Unione europea pro terremotati ed invece destinati ad altre località, si è letta questa frase: «Ci piacerebbe sapere come sia stato scelto il partner privato, la società Energogreen Renewables, per un intervento sull’eolico di grande taglia proposto da Confindustria da ben 162 milioni di euro, con una richiesta di compartecipazione pubblica del 15 percento. A parte l’eventuale impatto sul territorio di pale da 160 metri di altezza». Non ci risulta che qualcuno abbia smentito l’esistenza di questo progetto per cui è evidente che, quando l’investimento è impattante per l’ambiente e distrugge il paesaggio, come le pale eoliche, non viene fatto a Gradara o a Pesaro bensì nelle bellissime aree verdi dei Sibillini. E non si tratta di poca cosa ma di un progetto da 162 milioni di euro con pale eoliche da ben 160 metri. Possibile che nessuno abbia nulla da dire? Si vede che “tutto va bene così”.

Parlando dei pericoli dello spopolamento avevamo accennato anche alle esigenze di grandi aziende di assicurarsi le sorgenti più pregiate di acqua minerale. E infatti sono già in corso le prime schermaglie. Nella vicina Gualdo Tadino c’è una singolare vertenza che va avanti da tre anni. La Rocchetta (marchio famoso per le sue acque minerali con 150 dipendenti) aveva una vecchia concessione per lo sfruttamento dei pozzi in scadenza nel 2022. Aveva chiesto in anticipo il rinnovo della concessione alla Regione per altri 25 anni promettendo investimenti per 30 milioni, trenta nuovi posti di lavoro, e risanamento dell’area delle sorgenti per 4 milioni. La vecchia concessione prevedeva un indennizzo annuo alla Comunanza agraria di 25.000 euro. Regione e Comune hanno autorizzato il rinnovo della concessione ma la Comunanza agraria “Appennino Gualdese” si è opposta chiedendo 400.000 euro l’anno e l’attivazione di contatori ai pozzi di estrazione. Si è andati a giudizio ma la vertenza non si è chiusa perché ora pende il verdetto dinanzi al Consiglio di Stato.

La cascata di Sefro

Ma anche a Sefro c’è una situazione simile. Il nostro piccolo ma grazioso e ospitale Comune, tra le sue attrattive turistiche e paesaggistiche, vanta una interessante cascata lungo il corso del fiume Scarsito. Nel 1900 la famiglia Astolfi aveva ottenuto una concessione per lo sfruttamento della sorgente del fiume al fine di garantire l’energia elettrica a tutto il paese. La centralina elettrica aveva svolto ottimamente il suo lavoro fino al 1970 quando non ce n’è stato più bisogno per l’arrivo dell’Enel. La concessione però era stata rinnovata sempre ogni anno fin quando la stessa passò nelle mani di una società dell’Emilia. Nel frattempo però dalla sorgente erano state prelevate delle acque per rifornire gli acquedotti di San Severino e Sefro. Quindi la portata del fiume era diminuita. Ora la società proprietaria della concessione ha aumentato la pendenza della condotta dell’acqua che arriva alla centrale elettrica per incrementare la velocità di caduta e vi ha installato una turbina più potente. Quando entrerà in funzione la cascata di Sefro diverrà un rigagnolo. Da qui la reazione dei cittadini di Sefro ed il Comune ha chiesto alla Regione che sia rispettata la clausola, firmata nel 2013, che prevede per la cascata il minimo vitale di acqua. Dall’altra parte però la società concessionaria pretende di mantenere la portata prevista dal contratto. Ma questo non è possibile perché quando fu firmato il contratto non c’erano state le derivazioni per l’acquedotto di Sefro e San Severino. E poi attualmente lo Scarsito ha una portata minore rispetto al 1900. Ora il giudizio è pendente dinanzi alla commissione che deve valutare l’impatto ambientale. E’ l’ultima speranza per salvare la cascata di Sefro.

Oltre alle pale eoliche e alla guerra per le sorgenti il pericolo più grosso è che lo spopolamento dell’entroterra e soprattutto della zona montana spalanca le porte alle agromafie. Lo aveva sottolineato nel novembre scorso in un convegno ad Ancona, il magistrato Giancarlo Caselli, presidente dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Infatti in un rapporto dello stesso Osservatorio si specificava l’indice di permeabilità dell’agromafia. E proprio le due province di Macerata e Ascoli in tale rapporto sono indicate come a “rischio medio alto”. Concetto ribadito anche dalla presidente di Coldiretti Marche Maria Letizia Gardoni la quale ha sottolineato che i clan sono attivi anche nella nostra regione. Ed ha fatto riferimento ai 61 beni (immobili e aziende) sequestrati alle mafie tra cui anche nove terreni agricoli.
Si potrebbe pensare che i mafiosi siano interessati ai terreni agricoli per dedicarsi alla coltivazione di prodotti molto redditizi come vino, olio ecc. Ma non è così. Infatti in Sicilia, dove questo sistema ha avuto inizio, nessuno produce nulla perché i terreni debbono rimanere incolti per essere destinati alla pastorizia in modo da ottenere dall’Unione europea i finanziamenti previsti per questa attività. La presenza di pastori e quindi di pecore è soltanto fittizia. Basta prendere contatto con un pastore della zona e far pascolare le sue pecore per un mese o due in quei pascoli e ottenere i contributi della Pac. E’ un’attività molto redditizia non dovendo dimostrare di produrre nulla perché basta avere un grosso possedimento terriero. E il pastore che “presta” le sue pecore? Avrà in cambio qualche regalia o qualche agevolazione. E se si rifiutasse? Le angherie contro di lui potrebbero essere molte e neppure denunciabili. In alcuni casi registrati in Sicilia il mafioso denunciato ha continuato a ricevere i contributi mentre il pastore denunciante non li ha più avuti.

Il Nera in piena

Ma torniamo a parlare dei problemi dei terremotati. Si è appreso che a frenare la ricostruzione di Visso, Ussita e Castelsantangelo, oltre a tutte le problematiche che hanno gli altri Comuni dell’epicentro del terremoto, c’è la preoccupazione per il rischio idrogeologico. Infatti quasi tutti i corsi d’acqua hanno cambiato la loro portata a causa delle scosse sismiche. Quindi prima di pensare a ricostruire bisognerà procedere ad una serie di studi geologici (con 20 interventi) per mettere in sicurezza tutto il territorio. E’ per questo che c’è stato uno stanziamento di 43 milioni di euro per interventi che dovrà eseguire il Cnr convenzionato con l’Ufficio ricostruzione regionale. I primi interventi saranno effettuati sui fiumi Nera e Ussita e sui torrenti e fossi che gravitano su questo territorio. Nuovi alvei e regimazioni sono previsti soprattutto per il Nera. Si interverrà a monte dell’abitato di Visso, nel centro storico e anche a valle. Saranno investiti 4,5 milioni di euro nel tratto tra Castelsantangelo e Vallinfante. A monte dell’abitato di Ussita si attiveranno opere di consolidamento, di manutenzioni idraulico-forestali, di rifacimento di traverse e di costruzione di muri d’argine per il torrente Ussita. A Nocelleto si allargherà l’alveo del fosso Capo di Nera. Le indagini geologiche impegneranno i tecnici per tutto il 2019. Dopo i due anni persi si tratta di un terzo anno di attesa. Non si poteva cominciare prima? Visso spera che per il proprio centro urbano i tempi siano più brevi in quanto si stanno già facendo interventi sul fosso Le Rote ed è stato progettato anche un intervento sul fiume Nera.

Il cancello che delimita l’area di cantiere sulla via da Castelsantangelo a Castelluccio

Positiva la notizia che per le strade danneggiate dal sisma sono stati stanziati 46 milioni di euro che saranno impegnati in 31 interventi. Dovrebbe partire a breve il risanamento della strada da Ussita a Casali. Procedono i lavori di ripristino della strada che da Castelsantangelo sul Nera porta a Castelluccio di Norcia (sarà prevista una parziale riapertura oraria nei fine settimana). In estate la riapertura a fasce orarie ci sarà anche nei giorni feriali. L’Anas si è impegnata a riattivare la provinciale 156 da Castelsantangelo ai campi da sci di Monte Prata. C’è l’impegno del sindaco Falcucci a riaprire gli impianti sciistici per cui l’Anas garantirà la percorribilità della strada per l’inverno 2019/2020.

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