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Spaccio di droga,
le leggi incentivano i trafficanti:
serve un cambio di rotta

IL COMMENTO - Tre albanesi, presi nell’estate del 2017 mentre stavano sbarcando sulla costa di Porto Recanati la bellezza di nove quintali di cannabis, sono stati condannati dal Tribunale di Macerata a due anni di carcere: è evidente che il sistema repressivo non funziona. Ci sono parlamentari disposti, al di là delle appartenenze partitiche, a farsi portavoce di queste indifferibili modifiche legislative?
domenica 2 Dicembre 2018 - Ore 17:57 - caricamento letture
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di Giuseppe Bommarito*

Quando tre albanesi trafficanti, presi nell’estate del 2017 mentre stavano sbarcando sulle costa di Porto Recanati la bellezza di nove quintali di cannabis, vengono condannati dal Tribunale di Macerata a due anni di carcere (grazie al rito abbreviato e al patteggiamento della sentenza) con tutti i benefici di legge, è evidente che il sistema repressivo in materia di traffico e spaccio di droga non solo non funziona, ma addirittura svolge funzione chiaramente incentivante.

Giuseppe Bommarito

La notizia di una tale conclamata impunità per tre grandi trafficanti rappresenta infatti uno spot eccezionale per chi, italiano o straniero che sia, già sta trafficando oppure, ancora incerto, sta valutando l’opportunità di delinquere investendo le proprie capacità nel traffico e nello spaccio di droga, il settore criminale che, a tutti i livelli, garantisce i più elevati profitti illeciti nel minor tempo. Altrettanto dicasi, per rimanere a fasi che precedono il processo e agli spot involontari, allorché gli inquirenti, anche quelli che operano a Macerata e provincia, fanno malinconicamente sapere che nell’arco di un mese hanno fermato per tre o quattro volte lo stesso spacciatore e ogni volta sono stati costretti a rimetterlo in libertà, di fatto consentendogli di proseguire la sua scellerata attività mortifera di spaccio minuto, rivolta sempre più spesso a ragazzini e ad adolescenti imberbi, inconsapevoli del tunnel dannato nel quale si vanno ad infilare.E’ come se le istituzioni, che dovrebbero proteggere la società civile e soprattutto le fasce più deboli, dicessero a chi è già nell’ambito degli stupefacenti o sta meditando se buttarcisi dentro: andate avanti, consultate qualche esperto che vi possa dare le dritte giuste sulle modalità più “sicure” di spaccio e poi trafficate e spacciate a tutto spiano, guadagnate tutto quello che volete, a noi proprio non ce ne importa nulla dei morti per overdose, dei cervelli che vanno in fumo, dei ragazzini che predispongono il loro sistema cerebrale a gravissime malattie psichiatriche di immediato riscontro o destinate a manifestarsi a distanza di anni, del dolore e della sofferenza degli interessati e delle loro famiglie, dell’enorme giro di criminalità e di soldi che ruota intorno alla droga e che a poco a poco sta inquinando l’intera società italiana.

I pacchi di marijuana sulla spiaggia di Porto Recanati

Badate bene: la colpa di tale allucinante stato di cose non è del giudice e delle forze dell’ordine, che non possono non applicare le leggi in materia, o degli avvocati difensori che fanno solo il loro mestiere costituzionalmente riconosciuto. La colpa è del legislatore che fa le leggi, il quale per superficialità, per incomprensione della gravità del fenomeno, in qualche caso per collusione con la criminalità organizzata, ha negli ultimi anni costruito, con ben quattro provvedimenti “svuotacarceri”, un (falso) sistema di repressione caratterizzato dall’impunità quasi totale, tale da far crescere a dismisura il problema criminale della droga e dei suoi dintorni, appannaggio esclusivo della grande criminalità organizzata italiana e straniera e dei suoi affiliati operanti sul territorio, consapevoli o inconsapevoli (ad esempio, anche il ragazzino che spaccia al compagno di banco agisce, sia pure senza saperlo, come terminale delle mafie). Alcune brevi considerazioni, certo non esaustive, chiariranno il concetto ed evidenzieranno ciò che, in materia, dovrà essere necessariamente oggetto di profonde modifiche legislative, se veramente si vuole combattere la droga ed evitare di far girare costantemente a vuoto le forze dell’ordine e la magistratura che indaga e che decide. Basti pensare che le forze dell’ordine non possono procedere all’arresto di uno spacciatore nemmeno se colto in flagranza (cioè proprio mentre sta spacciando o sta fuggendo) perché per il singolo spaccio la pena massima prevista generalmente non supera i tre anni. E ciò anche se gli arresti della stessa persona per spaccio vengono reiterati in un breve arco di tempo. Al di fuori della flagranza, nessun indiziato di delitto, magari individuato dagli inquirenti dopo lunghe e sfiancanti indagini investigative su qualche rete di spaccio, può essere fermato (anche se vi sono gravi indizi di colpevolezza e pure se vi è pericolo di fuga), se la reclusione ipotizzabile non è inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni (limiti che quasi sempre escludono il singolo spaccio).

Il tribunale di Macerata

Ebbene, non sarebbe giusto prevedere tale benevolo atteggiamento, giustamente definito come pacchia per chi delinque, solo per il primo caso di potenziale arresto in flagranza o di fermo per attività di spaccio? Passando dalla fase delle indagini a quella del dibattimento, grande successo hanno nel mondo dei malavitosi del settore droga (quando le prove a loro carico sono inequivocabili o abbastanza evidenti) il giudizio abbreviato e l’applicazione della pena su richiesta delle parti (il cosiddetto patteggiamento). Il giudizio abbreviato, svolto dinanzi al giudice dell’udienza preliminare, consente all’imputato di ottenere uno sconto della pena pari ad un terzo a seguito della rinunzia al dibattimento e ai tempi lunghi che esso comporta. Analogamente avviene nel caso del patteggiamento, laddove l’imputato, rinunziando a difendersi e a far valere la propria innocenza, può chiedere al giudice l’applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria. Insomma, una riduzione di pena veramente consistente che, per chi è colto con le mani del sacco o è incastrato da prove molto forti, è altamente appetibile. Non sarebbe il caso di escludere entrambe tali possibilità laddove, per la buona consistenza o addirittura la graniticità delle prove raccolte nella fase delle indagini preliminari, e quindi per la non particolare complessità del giudizio ordinario, non v’è motivo di concedere sconti a chi delinque nel settore della droga?

Il parlamento

Per non parlare poi degli innumerevoli benefici previsti in sede di esecuzione della pena miranti a scongiurare o a ridurre il periodo da passare in carcere a processo ormai concluso definitivamente. E’ vero e giusto che la pena debba portare ad un ravvedimento del reo, ma se quest’ultimo, una volta uscito (ammesso e non concesso che in carcere vi entri realmente), riprende a delinquere, e quindi, nel nostro caso, a spacciare e a trafficare, perché dare una terza, una quarta, una quinta possibilità a chi continua a distribuire quella fattispecie di merda del diavolo chiamata droga? E soprattutto, quando si capirà che lo spaccio minuto, sempre sottovalutato perché – così si diceva e così si dice ancora in molti ambienti – l’attenzione maggiore degli inquirenti doveva essere destinata ai grossisti e ai grandi trafficanti, è, soprattutto per i giovanissimi consumatori, il momento di ingresso nel mondo della droga e l’avvio di un percorso che poi sarà molto difficile fermare e che comunque potrà portare solo guai a livello fisico, psichiatrico, familiare, scolastico, lavorativo, sociale, giudiziario? Le pene per lo spaccio minuto, attualmente ridicole nella misura, dovranno essere senz’altro aumentate, quindi, così come, per tutti gli spacciatori individuati, dovranno essere obbligatoriamente condotte quelle investigazioni – verifiche sui tabulati telefonici e riscontri testimoniali – finalizzate a ricostruire l’esatta portata della loro attività di spaccio, che non è mai limitata alla singola vicenda per la quale essi di tanto in tanto incappano nelle forze dell’ordine. In definitiva, bisogna rendere non conveniente delinquere, e quindi occorrono l’aumento delle pene soprattutto per l’attività dello spaccio, la certezza della pena da raggiungere limitando quanto meno per i recidivi tutti i benefici in sede di esecuzione della pena, l’aumento della possibilità della carcerazione preventiva per i reati di droga, la preclusione quanto meno nella seconda occasione del ricorso al giudizio abbreviato e al patteggiamento. Ci sono parlamentari disposti, al di là delle appartenenze partitiche, a farsi portavoce di queste indifferibili modifiche legislative, che, sole, potranno portare un argine al sistema attuale di spaccio libero alla luce del sole, che definire una barzelletta è poco?

*Presidente associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”



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