Il restauro del Duomo di Milano
nel nome di Enrico Mattei
L'Eni ha aderito al progetto "Adotta una guglia" e ha deciso di intitolarla all'imprenditore di Matelica
di Maurizio Verdenelli
Il restauro del Duomo di Milano porterà il nome di Enrico Mattei: così ha voluto l’Eni che si accollerà l’impegno economico dell’intervento teso a riportare nuovo splendore nella più laboriosa ‘fabbrica’ che la storia dell’arte e la scienza delle costruzioni ricordi in Italia e nel mondo. Il progetto è ormai quello noto come ‘Adotta una guglia’: raccolta fondi destinata a mettere in sicurezza le 135 guglie della monumentale cattedrale, le più esposte agli agenti atmosferici e all’aggressione degli inquinanti del capoluogo lombardo. Guglie naturalmente ‘delicate’ ed insieme elemento di maggiore spettacolarità e visibilità di questa meraviglia mondiale dedicata dalla fede popolare ‘alla bella Madonnina’. Aerei pinnacoli che da tempo necessitavano di urgenti interventi di restauro per i quali tuttavia si attendeva l’aiuto del mecenate.

Il Duomo di Milano
La guglia ‘adottata’ dal Cane a sei zampe è una delle principali del Duomo, simbolo della città: si tratta di una delle quattro posizionate sulla facciata stessa sostenendo sulla sommità la statua di San Biagio. Nel marmo sarà inciso: Eni – Enrico Mattei. A segnalare il profondo legame tra l’Ente voluto e costituito nel febbraio 1953 (con Alcide De Gasperi ed Ezio Vanoni) dal Grande marchigiano e Milano nel cui hinterland, a San Donato Milanese, venne posto il quartier generale dell’ente. Dove continuano a vivere tanti ex dipendenti dell’Uomo che collaborarono con l’Uomo che guardava al futuro. Un intervento – chiarisce la Veneranda Fabbrica del Duomo, che ha lanciato l’iniziativa- attraverso il quale l’Eni vuole ricordare il 50esimo anniversario della morte del suo fondatore nel cielo di Bascapè mentre il bireattore proveniente da Catania (con una carica di tritolo pronta ad esplodere dietro il cruscotto) era sul punto di atterrare all’aeroporto meneghino di Linate, il 27 ottobre 1962, 56 anni fa -non già 50! Mattei morì appena cinquantaseienne: era nato nel comune (celebre per il tartufo bianco) in provincia di Pesaro Urbino, il 29 aprile 1906.
L’uomo che aveva lanciato per primo la sfida ai grandi cartelli petroliferi (“La mia ambizione è battermi contro questo monopolio assurdo, e se non ci riuscirò io, ci riusciranno quei popoli che il petrolio ce l’hanno sotto i piedi” scrisse) guarderà spiritualmente d’ora in avanti dal Duomo di Milano ad un mondo profondamente cambiato tuttavia da lui puntualmente e drammaticamente previsto nel suo declino contro cui si era battuto aiutando i popoli ‘in marcia dell’Africa’. Ghana, Algeria (leggi l’articolo), Tunisia, Libia, Camerun, Marocco e tutti gli altri –sono 24 dove Mattei alla sua morte aveva issato la bandiera ‘solidale’ dell’ente petrolifero italiano- ancora lo ricordano come un eroe del terzomondismo ed un grande amico nella guerra al post colonialismo peggiore del colonialismo stesso come pare testimoniato dall’attuale fenomeno migratorio con l’annullamento della stessa dignità umana.

Enrico Mattei con Giovan Battista Montini
Non a caso, dopo il suo assassinio (così’ sentenziato dal PM di Pavia, Vincenzo Calia nel 2005, presente nei giorni scorsi ad un convegno su Mattei ad Ancona) l’arcivescovo di Milano, il cardinal Giovan Battista Montini – l’anno dopo eletto papa Paolo VI- volle intitolare a Sant’Enrico la nuova chiesa di San Donato Milanese, quartiere generale Eni. Nel nome non solo di chi era stato il più importante benefattore dell’arcidiocesi di Milano, ma soprattutto in memoria di colui che aveva lottato per l’emancipazione dei poveri in Italia e nel mondo. Di questo Montini era consapevole: come arcivescovo di Milano aveva stretto una feconda amicizia con Mattei. Che non solo aveva sostenuto e finanziato il luogo di culto, a servizio di Metanopoli, che gli sarebbe stato poi intitolato ma anche la splendida chiesa parrocchiale di Santa Barbara nell’adiacente Cologno Monzese, anch’essa facente parte del futuristico Villaggio Eni. Qualche tempo addietro (presso la clausura della Beata Mattia a Matelica, alla presentazione del libro: ‘La leggenda del santo petroliere’, Ilari editore, autore chi scrive) qualcuno della famiglia Mattei rilanciò la proposta di beatificazione di Enrico Mattei. L’allora vescovo di Fabriano e Matelica, mons. Giancarlo Vecerrica, rispose: “Ci vuole un segno celeste”. Forse qualcosa si sta muovendo all’ombra scintillante e miracolosa della ‘Bela Madunina’.