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Le storie di Frank e Uwa,
la risposta del Pellegrinaggio
ai fatti di Macerata (Video)

MACERATA-LORETO - I due quindicenni nigeriani hanno raccontato il loro viaggio della speranza che li ha portati in Sicilia due anni fa. Il sindaco Carancini saluta i pellegrini con un riferimento alle vicende degli ultimi mesi: «Vi aspettavamo con pesantezza, ma sappiamo che sarete un mattone per ricostruire la pace»
sabato 9 giugno 2018 - Ore 20:39 - caricamento letture
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Uwa e Frank con il cardinale Marc Ouellet

 

di Alessandra Pierini

E’ l’altra faccia della Nigeria quella che ha portato la sua testimonianza sul palco del pellegrinaggio Macerata-Loreto, in uno stadio Helvia Recina gremito prima della partenza. A rappresentare gli immigrati tutti sono Uwa e Frank, quindici anni, sbarcati in Sicilia due anni fa. Ora vivono a Termoli Imerese e sono stati accolti in una casa famiglia. La loro storia è la risposta del pellegrinaggio ai “fatti di Macerata” che sono stati ricordati nel suo consueto saluto anche dal sindaco di Macerata Romano Carancini: «Quest’anno vi aspettavamo più che mai – ha detto ai pellegrini – perchè ci aiuterete a mettere un mattone per la pace».

«Il cammino di questa notte sarà niente rispetto a due mesi che abbiamo impiegato per arrivare dalla Nigeria, attraverso la Libia e poi in Italia». Uwa e Frank si sono conosciuti su un barcone e da allora sono come fratelli.«Sono arrivato dalla Nigeria il 30 giugno 2016. Lì avevo due fratelli e due sorelle, un padre e una madre, adesso non so». Poi ha raccontato le violenze sulla sua famiglia, la fuga e poi il viaggio in barca, lo stesso che ha raccontato  a papa Francesco che si è molto emozionato: «Ancora una volta mi sono sentito amato, anzi un essere unico e speciale ai suoi occhi. Ho capito che noi sempre cerchiamo amore. Noi qui siamo soli e rimarremo sempre bambini, anche se abbiamo dovuto crescere in fretta. Nella vita si cerca sempre l’amore e noi abbiamo trovato quello di Gesù e te ne accorgi perchè la vita è più bella e felice».

Difficilissima anche la vita di Frank che ha perso i genitori da piccolo e poi anche lo zio. Poi il viaggio nel barcone, la paura e l’arrivo in Italia: «La barca si muoveva , io ho solo chiuso gli occhi e sono riuscito solo a pregare fino a quando ho sentito urlare che era arrivata la barca della salvezza. Oggi riesco a vedere il mio futuro, non ho più paura del domani. Io e Uwa non siamo separati, viviamo insieme e ci hanno accolto. Per questo io ora piango, perchè non ho madre, né padre, né fratelli ma non sono più solo».

(foto Fabio Falcioni)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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