«Tre morti al giorno sul lavoro»
I sindacati proclamano lo sciopero
MACERATA - Venerdì 25 stop ad ogni attività per le ultime due ore di ogni turno. La situazione in Italia è un bollettino di guerra e la provincia, con l'apertura di circa 20mila siti, si appresta a diventare il più grande cantiere d'Europa. «Se non si fa qualcosa sarà una giungla». L'ultimo episodio è la morte di Enzo Bagaglini, imprenditore edile precipitato da un palazzo a Civitanova

Da sinistra: Andrea Casini, Jacopo Lasca e Massimo De Luca
di Marco Ribechi
Sicurezza sul lavoro, settimana drammatica: i sindacati proclamano lo sciopero generale. Lo stop è programmato per venerdì 25 maggio nelle ultime due ore di ogni turno per dire basta ad infortuni e morti bianche. Il caso di Enzo Bagalini, imprenditore edile caduto da un’impalcatura e deceduto la scorsa notte all’ospedale di Torrette (leggi l’articolo) è solo l’ultimo tragico evento di quello che è stato definito un vero e proprio bollettino di guerra.

Massimo De Luca
Dall’inizio del 2018, in meno di sei mesi, sono già 275 le vittime in Italia, oltre 450 se si considerano anche quelli in itinere, cioè negli spostamenti verso il luogo di lavoro. Circa tre decessi al giorno che valgono al Paese il primo posto in Europa nella drammatica classifica, a fronte dell’ultimo posto per ore impiegate in formazione. Solo nell’ultima settimana nelle Marche, nel settore edile, quattro gravi infortuni più il decesso dell’operaio travolto da una fune all’Ilva di Taranto, giovane che lavorava anche all’Api di Falconara. «E’ una situazione gravissima, sono dei numeri che fanno tristemente riflettere – dice Massimo De Luca, segretario Fillea Cgil Macerata – La cosa che stupisce è che le situazioni che creano infortuni sono le stesse per cui si moriva 40 anni fa nonostante nel 2008 sia stato varato il decreto 81, una delle migliori leggi in tutta Europa. Purtroppo non riusciamo ad applicarlo, siamo bravi solo sulla carta». A morire sono soprattutto i giovani e gli anziani, o i nuovi arrivati o chi, nonostante i tanti anni di servizio, non può andare in pensione. «Se prendiamo il caso dell’imprenditore di Civitanova – continua De Luca – sfido a dire che una persona di 61 anni al quarto piano di un’impalcatura o sopra un tetto possa lavorare in sicurezza. Eppure sono tante le persone costrette a questi lavori logoranti fino ai 67 anni con i rischi che questo comporta. I più giovani invece spesso fanno parte di un mondo di lavoro precario, sottopagatto con contratti temporanei in cui si chiede che tutto sia fatto velocemente. Le tutele sono poche».

Jacopo Lasca
A giocare un ruolo fondamentale sarebbe soprattutto la formazione che però viene spesso vista come un onere da parte dell’azienda. «Lo sciopero oltre che un momento di denuncia vuole essere uno stimolo alla prevenzione – continua Jacopo Lasca, responsabile provinciale Filca Cisl – tre sono gli aspetti cruciali. Vanno potenziati i dipartimenti di prevenzione e controllo nei cantieri e sui posti di lavoro, bisogna allargare la formazione e far capire che le ore così impiegate sono un investimento per l’azienda, un’opportunità di crescita. Infine bisogna modificare il sistema degli appalti che ora è basato sul massimo ribasso. Questo comporta che si facciano tagli alle misure di sicurezza e che si crei la fuga dal contratto edilizio, quello che cioè assicura maggior protezione ai lavoratori».

Andrea Casini
Con la ricostruzione le Marche sono destinate a diventare il più grande cantiere d’Europa con l’apertura di oltre 30mila siti, di cui il 65% nella provincia di Macerata. «Si rischia che diventi una giungla – conclude Andrea Casini segretario organizzativo provinciale Feneal Uil – se si vuole risolvere il problema della sicurezza bisogna regolamentare il sistema appalti, ad esempio scorporando i costi di formazione. E’ incredibile che nonostante il lavoro sia diminuito sono aumentati gli infortuni. Il mondo del lavoro è cambiato, c’è molta competizione e si gioca sempre a ribasso, è difficile anche effettuare la formazione gratuita. Inoltre gli RLS, responsabili lavoratori sicurezza, hanno difficoltà a ricoprire le proprie cariche e quando provano a mettere in evidenza un problema gli si risponde di farsi i fatti propri». Per chiedere un’azione forte da parte di tutti i soggetti responsabili, con investimenti in sicurezza, prevenzione, formazione nonché di contratti e appalti che tutelino di più il lavoratore è stato indetto lo sciopero di venerdì al quale potrebbe seguire una grande manifestazione regionale nei prossimi mesi.

L’Italia è al primo posto in Europa per incidenti sul lavoro
In italia non c’è mai stata la cultura della prevenzione, regna una logica perversa che è il risparmio accompagnato da alti livelli di rischio che generano anche morti assurde cd bianche cioè morti circondate dall’omerta e dalle omissioni e tante malattie professionali correlate allo stress lavorito o stress lavoro correlato e tanti infortuni perché l’organizzazione interne sono inadeguate e i sindacati sono sempre stati a conoscenza ma di esposti ne fanno pochi, hanno preferito chiudere gli occhi e continuare le loro ambigue ‘battaglie’ sociali sventolando bandiere nelle piazze italiane.
Gli ispettori del lavoro dovrebbero girare di più per i cantieri, elevando contravvenzioni là dove la sicurezza non viene rispettata. Ma forse gli ispettori sono numericamente pochi, in rapporto al lavoro da svolgere.
no sono semplicemente penalizzati dalle politiche del profitto