Macerata, bentornata nel ’45

BASTONATE DEI BAMBINI AL FANTOCCIO DEL DUCE, condanne da destra a sinistra, compresi Pd, Provincia e Cgil: «Il vero antifascismo è contro la violenza». Il gruppo Antifa si difende: «Chi critica è un ipocrita». Domani arriva Alessandra Mussolini. Il sindaco annuncia intervento della Digos. Dalla bagarre di Visso al pupazzo di piazza Battisti: il 25 aprile delle polemiche riporta ancora una volta la città indietro nel tempo
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A sinistra il fantoccio del duce appeso ieri in piazza. A destra dall’alto: scontri tra forze dell’ordine e Forza Nuova, manifestazione antifascista, contromanifestanti durante il sit-in di Casapound

 

di Federica Nardi

Si scrive 2018, si legge 1945. Mentre il Paese per 73 anni ha cercato di lasciarsi alle spalle il conflitto tra fascisti e antifascisti ricomponendolo nella Repubblica democratica, a Macerata basta un fantoccio di Mussolini appeso in piazza Cesare Battisti per riaccendere un clima da guerra civile dove a farne le spese, ancora una volta, sono l’immagine e la reputazione della città.

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La celebrazione provinciale del 25 aprile ieri a Visso ai giardini

Il 25 aprile, in provincia, è stato un vero caos. Prima ieri mattina il sindaco di Visso e senatore della Lega Giuliano Pazzaglini e il primo cittadino Macerata, Romano Carancini, se ne sono dette di cotte e di crude a mezzo stampa perché il primo ha organizzato una contromanifestazione nello stesso posto e alla stessa ora di quella provinciale dell’Anpi, tenendosi come location il piazzale del comune e lasciando al resto dei sindaci e associazioni della provincia i giardini. Tutto regolare sulla carta, a livello istituzionale la mossa di Pazzaglini ha diviso il pubblico in tifoserie tra i pro e i contro e scatenato le reazioni della politica. Poche ore dopo, nel tardo pomeriggio e in pieno centro storico a Macerata, il collettivo Antifa ha proposto come gioco ai bambini e alle bambine quello di prendere a mazzate un fantoccio del duce appeso a testa in giù per far uscire le caramelle. Una pignatta di dubbio gusto. Netta condanna da parte di amministrazione, opposizione e gruppi consiliari e denunce nell’aria. Una rincorsa a sdoganarsi o, dal lato delle minoranze, ad accusare sindaco e assessori chiedendo nuovamente le dimissioni della giunta.

“Macerata è libera”, recitava lo slogan che da febbraio in poi ha accompagnato le manifestazioni antirazziste e antifasciste nella città dove il fascista Luca Traini ha colpito in un raid 6 persone solo perché avevano la pelle nera. Erano le parole pronunciate dal partigiano Augusto Pantanetti che il 30 giugno 1944 liberava Macerata dal nazifascismo con il gruppo delle Bande Nicolò, quasi un anno prima rispetto alla data simbolo per l’Italia. Ma a guardarla bene, Macerata non è libera da nulla. Non è libera dallo sfinente teatrino politico e parapolitico che ha “sciacallato” l’efferato omicidio della 18enne Pamela Mastropietro per farne merce da campagna elettorale. Non è libera dalla triste fama dovuta ai fatti di cronaca che la rende un boccone irrinunciabile per l’ultradestra in cerca di visibilità e di consensi anche a costo di organizzare le ronde (come vorrebbe fare Forza Nuova i prossimi 5 e 6 maggio). E ora non è libera nemmeno dalla leggerezza di un collettivo, quello Antifa Macerata, che insieme alle altre anime antifasciste della città è riuscito a far sfilare senza intoppi 20mila persone a febbraio ma ieri è scivolato sulla carta delle caramelle uscite dalla finta testa del fantoccio del duce.

A Macerata sono esplosi, nel giro di tre mesi, tutti i fantasmi presenti e passati: il fascismo, il razzismo, l’odio contro gli immigrati, la violenza efferata sulle donne, le lacune del sistema d’accoglienza, la piaga sociale dello spaccio. La Liberazione poteva essere un passo avanti, una festa per respirare aria di tregua. Invece, credendo forse di scherzare, il collettivo Antifa ha soffiato di nuovo sul vento della discordia. Un vento che non giova a nessuno se non agli estremisti. E infatti l’effetto della trovata “antifascista”, ancora prima della polemica politica, è stato il preoccupante rigurgito di pancia con busti del duce a non finire pubblicati su Facebook e relativi commenti nostalgici del ventennio. 

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Il post su fb degli Antifa

Dopo le critiche dell’amministrazione arrivate per voce del sindaco Romano Carancini, che annuncia anche il coinvolgimento della Digos, il collettivo Antifa ha pubblicato una lunga nota su Facebook dove la “Pignatta” della discordia viene rivendicata e fatta passare per una provocazione ben riuscita. «La liberazione – dicono gli Antifa di Macerata – è stata innanzitutto una lotta di liberazione, fatta di pistole, spari, brutalità e violenza. La sconfitta del nazifascismo ci dà il diritto di celebrare la vittoria, di seppellire l’odio con una risata, anche se amara. Perché dal nazifascismo non ci si libera né con le vane speranze, né con le parole o il dialogo. Il fascismo non è un’opinione. Non ci sorprendiamo – proseguono – nell’apprendere che la pignatta, una rappresentazione di cartapesta ripiena di caramelle, una provocazione muta che ci ricorda questa storia, provochi scandalo e indignazione. Conosciamo bene il perbenismo e l’ipocrisia di chi ha la pancia piena e tempo da spendere nei social. E i leoni da tastiera si scagliano ora contro di noi e ci augurano la morte, il terremoto, la tortura. Sono questi i pacifisti? Adesso chi è che sta istigando all’odio indiscriminato e alla violenza?. Nel frattempo, però, il pubblico rimane indifferente, muto, indaffarato a fare altro di fronte alla violenza reale, perpetrata a popolazioni reali, con morti e feriti reali, in Siria e in Rojava, come nel mare Mediterraneo, tomba di migliaia e migliaia di giovani, vecchi e bambini. Come a Firenze il 5 marzo e a Macerata il 3 febbraio, dove un neofascista stragista viene osannato o nel migliore dei casi giustificato, mentre un fantoccio di cartapesta suscita lo scandalo di tutti. Questa è l’ipocrisia colpevole che volevamo svelare. Non puntiamo a convincervi, ci basta mostrarvi cosa siete diventati».

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Il post del gruppo Antifa di Macerata che attraverso un blog scimmiotta Cronache Maceratesi per pubblicare nei social finti articoli

Insomma, gli Antifa tornano seri dopo che stamattina, quando la polemica non si era ancora scatenata a piena potenza, dell’episodio avevano riso su un blog che da qualche tempo utilizzano per sbeffeggiare e additare personaggi e fatti non graditi dal movimento: un po’ tutta Macerata fuori dal Centro sociale. Un pupazzo certamente resta un pupazzo, ed esiste una differenza abissale tra un fantoccio e un essere umano. Ma è il richiamo alla violenza che preoccupa, ad esempio, il segretario provinciale della Cgil Daniel Taddei.  «L’antifascismo – commenta Taddei – non deve cedere alla sua funzione politica, storica e formativa. L’antifascismo deve porsi come baluardo alla violenza, togliendo il nutrimento di cui si alimentano l’odio e l’intolleranza, diversamente li cresce, diventando il principale animatore del fascismo. In democrazia non esiste una violenza giusta ed una sbagliata, se non si parte da ciò si disconosce il fine per il quale i partigiani hanno combattuto ed anche perso la vita. Fare il vuoto intorno alla violenza è uno dei doveri più critici dell’antifascismo. Fare il vuoto intorno al fascismo è il significato più intenso della cultura antifascista».

E poi reazioni a non finire. Anche oltre provincia: l’europarlamentare Alessandra Mussolini domani arriverà a Macerata per una conferenza stampa. Dalla Provincia arriva la condanna del presidente Antonio Pettinari: «C’è chi irresponsabilmente continua a fare del male a Macerata e all’intera comunità provinciale. Ma in questo caso, quanto è successo, è ancora più assurdo ed inaccettabile. Si è riusciti persino a svilire e ad infangare il 25 aprile ed il suo profondo e reale significato. Bene hanno fatto tutti coloro che a vario titolo hanno condannato tale ignobile gesto. Le istituzioni ed i cittadini, in maniera ferma ed inequivocabile, debbono tutti riappropriarsi delle tradizioni, dei valori e dei principi che hanno caratterizzato la storia democratica della nostra comunità e difenderli senza farsi condizionare da schieramenti o appartenenze politiche».

Il Pd locale si unisce alla condanna per voce del segretario Stefano Di Pietro e del gruppo consiliare: «Celebrare il 25 aprile – come qualche irresponsabile e sprovveduto ha voluto fare nella nostra città – appendendo un fantoccio a testa in giù e invitando come gioco a percuoterlo con dei bastoni è stato un fatto subdolo e macabro che oltre a mandare un messaggio assolutamente sbagliato e lontano dal senso stesso della giornata ha rievocato una delle pagine più cupe e contraddittorie della storia della liberazione dal nazifascismo. Se poi si pensa che chiamati a partecipare a quel macabro gioco erano dei bambini in un momento in cui tutti siamo impegnati a combattere il bullismo, non si può che condannare l’episodio di piazza Battisti , per tanto chiediamo che chi lo ha ideato, ammetta tempestivamente il proprio errore e si scusi con la città di Macerata e i suoi cittadini».

«Un’idea malsana – dicono i consiglieri comunali dell’Udc Ivano Tacconi e Marco Foglia – per la quale lo sciacallaggio e lo scempio del ‘nemico’ sono moralmente accettabili: atteggiamento che condivide la stessa logica autoassolutoria e autoreferenziale di quella di quel mentecatto che, per punire quelli che ritiene essere i malvagi, decidesse di farsi giustizia da solo. Iniziativa, quindi, ancor più inaccettabile perché ulteriore contributo nefasto al clima di tensione e violenza che alberga nella nostra amata città ormai da qualche mese. Si rileva dunque con preoccupazione un montante rigurgito di idiozia contro la civiltà, l’educazione e il buon senso, che produce, purtroppo, liquami che infangano anche l’amministrazione comunale che evidentemente, con certe iniziative, non ha nulla a che fare. La strategia di destabilizzazione appare ormai chiara e va fronteggiata con coraggio. No alla violenza, no all’educazione all’odio, no ai fascismi di ogni colore, sì al dialogo, sì alla solidarietà, sì alla buona educazione, sì al rispetto dell’altro e degli altri».

Da Fratelli d’Italia il coordinatore regionale Carlo Ciccioli si augura addirittura che «gli autori della vergognosa rievocazione della scena di Piazzale Loreto con il pupazzo di Mussolini appeso a testa in giù a piazza Battisti vengano prima di tutto identificati e segnalati al Centro di Salute Mentale. Infatti sono pericolosi per sé e per gli altri. Va fatta diagnosi e idoneo programma terapeutico farmacologico e riabilitativo. Successivamente va chiarito che l’attività in essere cioè far rompere la testa con un bastone al pupazzo e far vincere dolciumi e caramelle che erano all’interno ai bambini, oltre ad essere gravemente diseducativo è reato sui minori e per questo vanno denunciati all’Autorità Giudiziaria. Terza cosa, prendere a calci la testa rotolata per terra è comunque vilipendio». Ciccioli se la prende con il sindaco Carancini: «Sarebbe più saggia una sua riflessione su Macerata e su come è stata degradata questa città grazie al lui ed al Gus. Le indagini sugli imputati nigeriani relative alla morte della povera Pamela e la dissezione del suo cadavere, sulle vicende dello spaccio generalizzato di droga, sulle idee ed sullo stile di vita di quei “rifugiati pagati”, danno la dimensione di ciò che sta succedendo in città e di quello che è stato combinato in questi ultimi anni».

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