Traini, raid con musica a palla
«Volevo arroccarmi come Rambo»
Poi chiamò il fratello e una ragazza

FOLLIA A MACERATA - Nella perizia dello psichiatra Giovanni Battista Camerini, nominato dalla difesa, il 28enne viene descritto come una persona che agì con una capacità di volere scemata. Nel passato problemi in famiglia e con le ragazze. Il giorno della sparatoria dice «ero in uno stato di adrenalina»
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Luca Traini all’uscita dalla caserma di Traini

 

di Gianluca Ginella

La volontà di arroccarsi come Rambo, poi le telefonate ad una ragazza ex tossicodipendente che frequentava e al fratello, la decisione di tornare a Macerata, raggiungere il monumento ai caduti e arrendersi. Così gli ultimi minuti del raid razzista di Luca Traini, riferiti dal 28enne stesso allo pischiatra Giovanni Battista Camerini, lo psicologo nominato dal suo difensore, l’avvocato Giancarlo Giulianelli, che ha stilato la perizia psichiatrica per la difesa. Il medico conclude che Traini al momento del fatto era capace di intendere ma aveva la capacità di volere grandemente scemata, pur senza che fosse esclusa. Camerini dice inoltre che il 28enne dovrebbe essere sottoposto a cure specialistiche per evitare il rischio di recidiva. La mattina del 3 febbraio, quella del raid in cui sparò a sei persone, Traini, secondo la relazione del medico, dormì male e litigò con la ragazza. Quello che è successo prima lo ha raccontato allo psichiatra.

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L’interno della camera di Traini

I problemi in famiglia con i genitori che erano separati in casa, lui che dorme con la madre fino a 14 anni, e poi le ragazze. Quella che lo lascia nel 2008 quando attraversa un momento molto brutto e vive una depressione e poi le ultime due. Entrambe ex tossicodipendenti. Per l’ultima ha detto di essere arrivato a minacciare lo spacciatore che le forniva la droga. Sentendosi un giustiziere. Da lì è iniziato il suo astio verso quelle persone sino a una “esplosione” in ottobre quando prende a calci l’auto della ragazza, colpevole di mantenere contatti con lo spacciatore. A fine ottobre di nuovo prende a calci auto su cui la ragazza si era chiusa con lo spacciatore.

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Il ferito in corso Cairoli soccorso da una passante

Nel frattempo smette di fare il buttafuori nei locali e a gennaio inizia a fare il fabbro. Perderà il lavoro: era agitato per la frequentazione con la ragazza e la necessità di controllarla. Temeva le potesse accadere qualcosa di male. Poi con il carico di quel passato il 3 febbraio, sentito alla radio lo scempio sul corpo di Pamela decide di agire. «Si sentiva come uno che doveva fare qualcosa, si sentiva confuso e arrabbiato» scrive Camerini. «Ero in uno stato di adrenalina, con la musica al massimo» dice Traini. Il medico scrive che Traini, dopo aver sparato alle porte di un locale, dove inizia il raid, «Si sentiva “in un videogioco” come distaccato, in un punto di non ritorno». «C’era coscienza, sapevo quello che stavo facendo ma non c’era un contatto con l’esterno» riferisce Traini, «non avvertiva sensazioni» annota il medico. Poi il raid e dopo quando esce da Macerata sente la voglia di mangiare qualcosa, «ha iniziato a realizzare quello che era successo, “si era svuotato il vaso”».

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La 147 di Traini

È passato davanti al luogo dove Pamela era stata fatta a pezzi, ha lasciato un cero, detto una preghiera. Si è riaccesa la rabbia, ha sparato dei colpi contro la vetrina di un bar. A quel punto si è diretto verso Tolentino, «per arroccarsi come una specie di Rambo, ha di nuovo sentito la fame e ha parlato al telefono con la ragazza e con il fratello. Ha spiegato a madre e nonna quello che aveva fatto, ha preso il tricolore lo ha legato al tergicristallo posteriore e si è diretto a Macerata per poi fermarsi l monumento ai caduti» scrive Camerini. Lì si arrende e viene arrestato dai carabinieri. Dopo l’arresto però «si è spento tutto» dice Traini che spiega che era «una spedizione contro il male». Il medico conclude, dicendo che al momento del fatto «Traini si trovava in una situazione di scompenso clinico». Lo stato «psichico di Traini al momento del fatto non incide sulla capacità di intendere ma sulla capacità di volere», scrive Camerini, il 28enne «si trovava in condizioni tali da scemarne grandemente, senza escluderla, la capacità di volere». Il processo di corte d’assise per Traini si aprirà il 9 maggio a Macerata. Il suo legale ha già annunciato che intendere chiedere il rito abbreviato.



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