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Mega gasdotto nell’epicentro,
la politica si opponga
E’ una bomba pronta a esplodere

L'ALLARME - La Trans Adriatic Pipeline deve attraversare l'Italia centrale, Sibillini compresi, proprio dove la terra sta ancora tremando. Nel 2011 la Commissione ambiente chiedeva di modificare il tracciato per l'elevato rischio sismico. La giunta Ceriscioli, dopo il no del predecessore Spacca, ha dato la sua adesione al progetto
domenica 8 aprile 2018 - Ore 20:01 - caricamento letture
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Il percorso del metanodotto in Italia centrale

 

di Fabrizio Cambriani

Per non scomodare la Bibbia, diciamo che anche nella saga di Harry Potter il serpente è il simbolo del male. Un colossale boa constrictor fidato compagno dell’oscuro Lord Voldemort. Ora invece parliamo di un altro serpente, lungo circa settecento chilometri che da Massafra, in Puglia, arriverà fino a Minerbio in provincia di Bologna. Incastro di tubi di acciaio dal diametro di 120 cm che, interrati a cinque metri di profondità, secondo la Snam Rete Gas trasporteranno 28 milioni di metri cubi di metano al giorno. Continuando con i numeri, il tutto dovrebbe fruttare 26 milioni e mezzo di euro l’anno, comporterà 40 metri di servitù a latere (oltre a tante nuove strade di accesso) e un costo stimato di circa 216 milioni di euro. Il nostro boa constrictor è un troncone della Trans Adriatic Pipeline, la gigantesca condotta che dall’Azerbaijan porterà il gas in tutta Europa viaggiando per 3500 chilometri e attraverso sei Paesi. Un progetto diviso in cinque lotti funzionali che, dalla proposta, nel lontano 2004, sta oramai giungendo alle battute conclusive. Di certo un progetto pionieristico e un’imperdibile opportunità per vincere l’eterna sfida energetica, peccato che il terzo lotto Sulmona–Foligno, un percorso di 167 chilometri, incredibilmente attraversa tutte le zone a elevato rischio sismico dell’Appennino centrale. Una diagonale che parte da Sulmona, percorre Onna e l’Aquila, lambisce Amatrice, Accumoli e Arquata. Entra dentro Norcia e passa per il triangolo sismico Visso-Castelsantangelo-Ussita. Quindi piega su Montecavallo, poi sale fin su a Serravalle. Infine, da Colfiorito arriva a Foligno. Un tracciato che già nel 2004 avrebbe sollecitato immediatamente un’accurata visita antidoping all’incauto progettista. Ma che, arrivati ai nostri giorni, richiede un trattamento sanitario obbligatorio su quanti insistono nel voler realizzare, lungo questo medesimo percorso, un gasdotto di cotali dimensioni. Cioè nei punti precisi al millimetro dove la penisola si sta spaccando in due come una mela, e se non ricordo male furono proprio una mela e un serpente i principali attori di un famoso “peccato originale”, anche se qui di originale vedo ben poco.

Il percorso completo del gasdotto

Per il primo trattamento sanitario obbligatorio proporrei il Governo ancora in carica che, sebbene abbia inserito nel 2013 il serpentone nei progetti di interesse comunitario della Commissione Europea, sembra perversamente ignorare che lungo il tratto Sulmona-Foligno ancora si balla, e parecchio, e sembra altrettanto perversamente ignorare di essere stato bocciato senza appello dagli elettori e formalmente in carica solo per il disbrigo degli affari correnti. Ma non importa, il Governo continua senza sosta e senza pudore a deliberare in favore di questa demenziale realizzazione. E infatti il 7 marzo scorso, non appena il ministro Calenda si iscriveva al Pd e ne veniva favorevolmente accolto in un tripudio da stadio, il Ministero dello Sviluppo Economico dava il via libera alla costruzione della centrale di compressione di Sulmona. Una roba da 90 megawatt per pompare gas fino a 75 atmosfere. Il tutto a pochi passi dal centro abitato. Oppure dell’incontro convocato da Gentiloni, con la Regione Abruzzo il 4 di aprile scorso al fine di accelerarne l’iter burocratico, nonostante la netta e ferma contrarietà – almeno a parole – delle regioni Umbria e Abruzzo.

Gli abitanti del territorio, almeno a sentire gli attivisti contrari al progetto, non avrebbero beneficio alcuno dalla realizzazione dell’opera. “Si tratta di un’opera inutile per il Paese – afferma Francesco De Sanctis del Forum H20 – che ci vedrebbe ridotti a servitù di passaggio verso il Nord Europa. I territori si accollerebbero i rischi, mentre gli unici profitti sarebbero realizzati dai costruttori e dalle multinazionali che vendono il gas all’estero”. Poi i comitati spontanei di cittadini e associazioni che hanno aperto ogni fronte di contenzioso possibile e immaginabile. A partire dalla contestazione sulla richiesta di impatto ambientale chiesta dalla Snam, divisa in cinque parti distinte e non complessiva come previsto dalle normative. A tal proposito è opportuno sapere che nel 2011 la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati approvò una risoluzione a firma Raffaella Mariani (PD) secondo la quale “la strada seguita Snam Rete Gas Spa sino ad ora, sembra essere il tentativo di evitare la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale unica, in palese violazione delle disposizioni comunitarie e nazionali”. Tra l’altro nella stessa risoluzione si impegnava il governo “a disporre la modifica del tracciato ed escludere la fascia appenninica al fine di evitare, sia gli alti costi ambientali, che l’elevato pericolo per la sicurezza dei cittadini dovuto al rischio sismico”. Parole profetiche, prontamente smentite dalla risposta di Snam che assicura l’assenza di qualsivoglia pericolo: “Nel corso dei maggiori eventi sismici accaduti in Italia negli ultimi 40 anni non si sono registrati incidenti su gasdotti in funzione”. Alle rassicurazioni della Snam hanno fatto eco quelle del Ministero dello Sviluppo Economico, il quale garantiva che “l’opera è stata progettata con un’attenta analisi della sismicità (sic!), come riportato nello studio di impatto ambientale”.

Le cronache registrano come nel marzo del 2014, a causa del semplice maltempo, un traliccio dell’alta tensione – nei pressi di Pineto in Abruzzo – ebbe a precipitare su di una condotta di gas, provocando tre spaventose esplosioni, visibili a distanza di chilometri, causando il ferimento di otto persone, tra cui un bambino di dieci anni. Le stesse cronache nel 2016 registrano, a causa dei ripetuti sismi, anche impressionanti voragini e profonde crepe su interi, imponenti massicci ove queste ferite sono ancora vive e visibili. In questo delicatissimo argomento l’atteggiamento della Regione Marche è stato ondivago e incoerente. La precedente giunta di centrosinistra, guidata dal presidente Spacca, ha dapprima preso tempo, quindi espresso parere contrario sebbene i comuni marchigiani coinvolti nel progetto di questa tratta fossero solamente due: Visso e Serravalle del Chienti. Parere contrario non solo per le criticità già evidenziate da ragioni sismiche, ma anche per motivi di impatto ambientale, il tracciato, infatti sfiora il cuore del Parco dei Sibillini e i complessivi quaranta metri laterali di servitù, con le relative strade di accesso, avrebbero rappresentato una ferita indelebile per il paesaggio.

La giunta Ceriscioli invece ha proditoriamente smentito la scelta politica del predecessore e, assieme a Emilia Romagna e Toscana, ha dato la sua adesione al progetto. Con ciò depotenziando ogni forma di resistenza o quantomeno di contrattazione con Snam. Il risultato è che paradossalmente, in qualità di vice commissario alla ricostruzione, Ceriscioli godrà di una sorta di onnipotenza con il potere di delocalizzare interi villaggi che non potranno essere ricostruiti dove erano prima in quanto soggetti a vincoli antisismici. Gli stessi vincoli che invece sarebbero ininfluenti, quindi trascurabili, per la realizzazione di un gasdotto che viaggia nel cuore dell’intero cratere sismico appenninico. Una scelta che, come cittadini attenti alla sicurezza degli abitanti e alla salvaguardia del territorio, ci auguriamo possa essere presto contraddetta e definitivamente archiviata. Se non altro rispetto al tracciato che dovrà prevedere un percorso alternativo in territori più sicuri e con meno danno per l’ambiente. Confidiamo dunque nella contrarietà che tutte le forze politiche di Abruzzo e Umbria hanno pubblicamente manifestato. Ma anche nella considerevole dilatazione di peso politico del M5S che si è dimostrato sin da subito contrario all’opera. Riponiamo, infine le nostre speranze, nel neo eletto senatore Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso (uno dei paesi marchigiani coinvolti). Così che, attraverso questa pubblica segnalazione, possa adottare i necessari e urgenti provvedimenti che il caso richiede.
Sapere di avere, proprio sotto al sedere, un serpentone di gas, a 75 atmosfere di pressione, potenzialmente pronto a esplodere in caso di un terremoto come quello del 30 ottobre del 2016, non lascerebbe dormire tranquillo nessuno.

 

 

Gasdotto attraverserà 2 comuni



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