Rifiuti, maxi operazione della Dia:
in manette Rodolfo Briganti

MORROVALLE - Ordinanza di custodia cautelare in carcere per l'imprenditore della Senesi. Il legale Antonio Carano: «Nessun profilo associativo e men che meno mafioso per il mio assistito». Al centro dell'inchiesta la presunta illecita gestione della raccolta dei rifiuti in alcuni Comuni siciliani

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di Giorgio Fedeli

La Dia di Catania, coordinata dalla Dda della Procura etnea, ha eseguito, nelle ultime ore un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di imprenditori, funzionari amministrativi ed elementi di vertice di alcuni clan. Una maxi operazione denominata Gorgòni che si è spinta fino alle Marche, più precisamente nel Fermano, dove i carabinieri della Direzione investigativa antimafia, questa notte, hanno eseguito, con l’ausilio dei carabinieri della Compagnia di Fermo, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’imprenditore Rodolfo Briganti, della Senesi con sede legale a Porto Sant’Elpidio e sede operativa a Morrovalle. Al centro dell’inchiesta la presunta illecita gestione della raccolta dei rifiuti nei Comuni di Trecastagni, Misterbianco e Aci Catena. E proprio a Aci Catena gli inquierenti hanno associato la Senesi spa di Briganti.

LA DIFESA

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Rodolfo Briganti

Ma per l’avvocato di Rodolfo Briganti, Antonio Carano, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è un provvedimento da rivedere in sede di revisione: «Non ravviso alcun profilo associativo, men che meno mafioso. Al mio assistito viene contestato solo un episodio, a cui lui non ha minimamente partecipato, in cui una persona, stando ad alcune intercettazioni ambientali, avrebbe detto all’allora sindaco di Aci Catena che la Senesi era pronta a sostenerlo con 50mila euro nella sua successiva campagna elettorale in cambio di un interessamento per l’annullamento, o uno sconto su alcune penali comminate dal Comune a carico della Senesi stessa che, è bene ricordarlo, sono già state impugnate dinanzi alla giustizia amministrativa. Ripeto, non ravviso alcun profilo associativo, men che meno mafioso. Tentata corruzione? Dove? Ci sono due interlocutori: il primo parla non so a che titolo per la Senesi, non c’è un pubblico ufficiale presuntamente corrotto. Una corruzione asseritamente promessa. E soprattutto non è presente Briganti. Insomma tutta una serie di situazioni che porteremo all’attenzione della magistratura in sede di revisione. Quell’intercettazione, oltretutto, fa parte di un troncone di indagine, non il filone principale».

L’OPERAZIONE ‘GORGONI’

Nell’operazione, ribattezzata Gorgòni, sono impegnate circa 150 unità del personale della Direzione investigativa antimafia di Catania, supportate dai centri operativi di Palermo, Reggio Calabria, Caltanissetta, dalla Dia di Roma e dalla Sezione Operativa di Messina. E, tornando sul locale, i carabinieri della Dia, appunto, e quelli della compagnia di Fermo.

(Servizio in aggiornamento)


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